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Fromm Erich - Avere o essere? | Questo testo è, insieme a L'arte di amare, la più fortunata opera di Fromm. La ormai proverbiale distinzione che propone, tra una vita fondata sull'avere (ossia sull'egoismo e sull'avidità) e una vita fondata sull'essere (ossia sull'amore e la gioia di condividere) ha sedotto intere generazioni di lettori.
Media Voto: 4.33 / 5mauro (08-01-2011) Lo consiglio per chi deve fare in se un lavoro di purificazione. Ideale per meditare il proprio modo di agire e pensare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sandro landonio lasandro@libero.it (18-03-2007) Il libro non mi ha convinto del tutto. Ha il merito di spingerci a riscoprire la modalità dell’essere, ma suscita parecchie domande senza fornire risposte accettabili. Una divisione così netta fra la personificazione del bene (modo dell’essere) e del male (modo dell’avere) non risulta un po’ troppo teorica o addirittura manichea ? Possibile che la modalità dell’avere non abbia anche delle positività ?
Se è vero che l’autore supporta i suoi argomenti con una nutrita serie di citazioni da vari filosofi e mistici, nello stesso tempo si ha sentore di forzatura quando ci svela, a sostegno delle sue tesi, la citazione sui “narodniki” o quando erroneamente sostiene che Spinoza era spagnolo. Deduco che Fromm fosse troppo infoiato a puntellare le sue idee, da non capire che con certi accenni, troppo di dettaglio o leggermente errati, cade nel ridicolo.
La base dei suoi pensieri è fondata sulle speranze degli anni ’70, tipico l’accenno al salario minimo garantito a tutti, ma oggi con i cinesi che lavorano per cultura 7 gg su 7, non sembra anacronistico ? Lo si sente anche quando, per esempio, si enunciano i principi della nuova società: da una parte si rileva che la base deve essere la prima a credere nella modalità dell’essere, ma poi quando si passa ad enunciare come organizzare la futura democrazia tramite una base formata da migliaia di gruppi di 500 persone, tutto sembra terribilmente teorico.
Prescindendo da ciò, questa crescita dell’uomo singolo, tanto auspicata nel capitolo VIII, chi la compie? Ogni singolo uomo da solo con se stesso ? E se come dice Fromm la dirigenza del governo deve incoraggiare l’uomo nel mantenere la modalità dell’essere, chi può eleggere una nuova dirigenza, se gli elettori non hanno ancora consapevolezza dei nuovi valori ? Od il concetto è che dobbiamo augurarci un processo “forte”, con cui gli “uomini nuovi” prenderanno il potere, sostituendo con una dittatura il precedente sistema imperfetto ? Utopico.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Francesco (15-02-2007) Avere o essere. Due opposte modalità esistenziali, due prospettive da cui percepire il mondo e se stessi. Fromm in questo libro parla di uomini, di religione, di sentimenti, di linguistica e altro ancora e finisce con l’anticipare i temi della moderna critica sociale. Revisionista del modello capitalistico e profondo conoscitore dell’animo umano, punta direttamente il dito sull’errato assioma che governa la nostra società, ovvero che l’uomo è fondamentalmente egoista e trova le sue motivazioni nella sola spasmodica ricerca del profitto. Un uomo siffatto, insensibile ad ogni altro premio che non sia possedere cose, rappresenta una costante in tutte le equazioni che utilizzano economisti e statisti per decifrare il comportamento dei cittadini, fare previsioni e compiere scelte. In tali equazioni, si lamenta l’autore, non vi è spazio per le nostre qualità più nobili e autentiche. Anzi, fare ad esse riferimento nell’orientare le scelte di macroeconomia viene generalmente inteso come demagogia, tutt’al più come l’idea bizzarra di qualcuno privo di senso pratico. È invece proprio il senso pratico che dovrebbe farci riflettere su quanto sarebbe utile far ruotare i nostri modelli industriali e politici su qualcosa di più sofisticato dell’homo consumens, un pupazzo idiota che ha come unico scopo della vita un bisogno compulsivo all’acquisto. Ho riletto questo libro a distanza di dieci anni, e ancora oggi lo stile limpido di Fromm e la forza dei suoi argomenti mi conquista. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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