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9 recensioni presenti. Media Voto: 4.33 / 5Manuel (04-12-2006) Non si può fare a meno di affezionarsi a Palomar, con i suoi ragionamenti talvolta ingenui ma indiscutibilmente brillanti! Lo scritto migliore del libro, "L'universo come specchio". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Paolo Musano mitopoietico@libero.it (17-10-2005) Il protagonista di questi racconti, che a tratti hanno il sapore delle storielle zen, apparentemente è freddo e superficiale. E' uno che si limita a osservare gli oggetti alla ricerca di chissà che cosa. Andando avanti nella lettura la nostra visione stereotipata si capovolge, e ci accorgiamo che Palomar è un individuo estremamente sensibile che nel suo modo particolare di rapportarsi al mondo cerca la via migliore per arrivare alla saggezza, all'essenza ultima. Più o meno consapevolmente si rende conto che non si può conoscere l'interno delle cose se non si è esaurita prima la loro superficie, ma la superficie è inesauribile. E' una verità paradossale (e per questo molto sensata) che si chiarisce nel passo che dice: «l'universo è lo specchio in cui possiamo contemplare solo ciò che abbiamo imparato a conoscere in noi». Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mikela (17-01-2005) stupendo.. per non dire fantastico!!!
ve lo consiglio con tutto il cuore.... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Schwarzy (05-01-2005) Gran libro.. mi ha fatto perdere la sfida a "chi vuol esser milionario" con i miei amici.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alberto aaccorsi@yahoo.it (10-12-2004) L'intellettuale protagonista di questa opera fa della propria e comune esperienza quotidiana il luogo di osservazioni acutissime.
Modello di disincantata letterale assunzione
dell'esperimento che gli uomini sono,ripercorre,forse solo per ribadire il dovere dell'essere coscienza, la fisica di ogni giorno con una sola concessione alla metafisica:l'asimmetria tra la non nascita e la morte. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
moneo (09-04-2003) noioso al 90%.
Superlativo il rimanente 10%.
Sempre meglio che un 100% mediocre. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Philippe Ziglioli pziglioli@yahoo.com (03-09-2002) Calvino non rinuncia ad essere il più arguto prosatore italiano del ventesimo secolo, nemmeno in questa sua ultima opera. Con uno stile volutamente anodino e ripetitivo, il lettore si trova ad affezionarsi a poco a poco al personaggio di Palomar, che si pone migliaia di domande esistenziali ogni giorno. Alla fine Palomar diventa come noi (o siamo noi che ci tramutiamo in lui?), e proprio per questo muore. Quando sembra aver scoperto la verità con la V maiuscola, Palomar cessa di esistere, perché non è dato a nessuno giungere alla fine della propria ricerca, qualunque essa sia. Conciso e folgorante, assolutamente da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ARita (27-09-2001) In un mondo in cui tutti non fanno che parlare, uno strano, buffo omino di nome Palomar preferisce restarsene in silenzio a mordersi la lingua e a osservare tutto quanto lo circonda. Le conclusioni cui giunge non sono mai definitive, alla faccia di chi ritiene di avere sempre la soluzione in tasca o la chiave di lettura per comprendere tutto. Questo buffo, strano omino è, inoltre, sempre inquieto, perché il suo cammino verso la saggezza non avrà mai fine... ma vale di certo la pena di seguirlo e di guardarci un po' tutti dentro attraverso le sue riflessioni. Calvino non può mai deluderer. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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