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Calvino Italo - Il castello dei destini incrociati | Un gruppo di viaggiatori che, per un complesso di circostanze diverse, hanno perso la parola si ritrovano in un castello. L'unico mezzo che hanno per comunicare è rappresentato da un mazzo di tarocchi. Un romanzo affascinante composto da tante storie intrecciate.
20 recensioni presenti. Media Voto: 3.4 / 5Cristian (02-03-2012) Ero rimasto affascinato dalla trama ma il libro è una grande delusione per me. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
elisabetta (23-02-2011) geniale l'idea dell'autore!!!
vivere in questo castello e parlare con le carte è sempre stato il mio sogno, anche perchè si sprecherebbero meno parole inutili. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Benedetta (10-06-2009) Dopo tre inutili tentativi, compiuti nell'arco di ben 5 anni, sono finalmente riuscita a finire di leggere questo libercolo!Mi sembra impossibile che lo stesso Autore di "Se una notte d'inverno un viaggiatore" (uno dei più bei libri della narrativa italiana, secondo me) e de "I nostri antenati" abbia anche scritto questa "cosa". L'idea è veramente geniale; però è un peccato che un Autore come Calvino non sia riuscito a togliersi dalla testa la "Taverna", rinunciando al progetto, e decidere di pubblicare solo il "Castello" (che invece è divertente e, soprattutto, ha un capo ed una coda!)! Una grandissima delusione. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Cecilia (16-07-2007) Uno dei più bei libri del fantastico italiano: "Il castello dei destini incrociati", in cui Italo Calvino utilizza l'allegoria e l'immaginario medievale. Nel 1969 l'editore Franco Maria Ricci gli aveva chiesto un testo che illustrasse i Tarocchi del mazzo visconteo, conservato tra Bergamo e gli Stati Uniti, il più antico che si conosca. Calvino applicò il metodo combinatorio, sperimentato anche da Propp e Queneau: in una cornice boccaccesca, le storie vengono narrate dai commensali muti disponendo sul tavolo le figure dei Tarocchi, ciascuno utilizzando quelle degli altri o prendendo a sua volta dal mazzo carte non ancora utilizzate. Il libro, che naturalmente è illustrato, venne pubblicato nel 1973 ed è diviso in due parti: semplificando si può dire che la prima, Il Castello, è un omaggio all'Ariosto; la seconda parte è un omaggio a Shakespeare, ed utilizza i Tarocchi del '700, di Marsiglia.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Gabriele,colui che ne capisce (08-04-2007) Mamma mia...l'inizio del libro e' meraviglioso,di una fantasia brillante,per certi versi fiabesco,ma dopo un bel ppo' di pagine comincia a essere proprio noioso e difficile da capire,passa da un personaggio a un altro!Propio non sono riuscito a leggere le ultime 30 pagine,di un tedio allucinabbbbile Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Luciano Panza (16-11-2006) l'idea di partenza e' geniale e le prime due pagine, l'arrivo al castello e l'inizio della storia sono fulminanti... purtroppo il libro e' tutto la...
spiace dirlo e perdonate il gioco di parole: Calvino si "incarta" subito! noiosissimo il richiamo continuo ai tarocchi che interrompono, spezzettano e snervano. Calvino avrebbe potuto dar sfogo alla fantasia e sviluppare i destini incrociati con piu' scioltezza senza giustificare ogni frase con una carta (tanto piu' che nell'edizione Mondadori c'e' un iconcina del tarocco a bordo pagina). Calvino poi sembra in difficolta' davanti agli arcani minori, ai 4 di spade, ai 7 di bastoni cercando di inserirli a forza nelle trame... Peccato perche', ripeto, l'idea era geniale, e svicolando dalla letteratura, si puo' dire che Calvino abbia anticipato qualche gioco di ruolo, in cui la fantasia e la narrazione possono correre girando alcune carte (vedi ad esempio "Unce Upon a Time" della Atlas Game)... ma questo di Calvino sembra solo un esercizio di stile, un poco convinto passatempo enigmistico. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
sara (11-10-2006) sono solo a una trentina di pagine e devo dire ke MI SEMBRA 1 VERO CAPOLAVORO!la struttura è coinvolgente e ci vuole un gran genio artistico x mettere assieme tt quei pezzi,quei punti in comune.far partire una storia da dv 1 pezzo d un'altra.sensazionale.spero di nn ricredermi fin a ke arriverò alla fine!vi farò sapere!PS:qst è il primo d calvino ke leggo e se lo stile è qst in tutti gli altri,devo dire ke mi piace tantissimo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stefano (24-09-2006) Questo volumetto, a dispetto del titolo, contiene due opere; la prima è, come promesso in copertina, "Il castello dei destini incrociati" e trae ispirazione da un prezioso mazzo di tarocchi "miniati" disegnati da Bonifacio Bembo per i duchi di Milano. La seconda è "La taverna dei destini incrociati" ed è ispirata ai più popolari tarocchi marsigliesi. Di queste due raccolte di storie intrecciate la prima è forse quella riuscita meglio. Calvino utilizza le carte dei tarocchi disponendole in file verticali ed orizzontali, un po' come avviene nelle parole incrociate, creando in questo modo delle sequenze narrative nelle quali si combinano i destini di tutti i personaggi. Visto che una stessa figura dei tarocchi può essere attraversata da più storie essa può assumere di volta in volta significati diversi grazie all'immaginazione di Calvino. Ed ecco allora un asso di denari trasformarsi in una luna deserta, un due di bastoni in un bivio nel bosco, il fante di denari nel personaggio dell'indeciso che deve lanciar una moneta per vedere se esce testa o croce, la figura con la torre diventa la torre di Babele, l'asso di bastoni un albero gigantesco sormontato poi da un asso di coppe che si trasforma in una città calviniana. Ogni dettaglio iconografico è, per Calvino, motivo di spunto narrativo.
Non è, probabilmente, una lettura semplice questa; specialmente ne "La taverna dei destini incrociati" sembra che le parole traspirino sudore, quello dell'autore che si è dovuto ingegnare parecchio per riuscire a combinare le varie storie. Tra l'altro lo ammette egli stesso nella presentazione: "Ricominciavo a comporre schemi, a correggerli, a complicarli [...] Certe notti mi svegliavo per correre a segnare una correzione decisiva, che poi portava con se una catena interminabile di spostamenti". Ed è proprio di questo "cimentarsi" creativo che sono grato all'autore.
Non conoscendo i tarocchi me ne son procurato un mazzo che mi è stato di supporto benché le carte siano riprodotte in miniatura al tratto nel libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Mimi (22-06-2006) Molto molto originale, questo libro non mi ha per nulla deluso... non capisco chi abbia trovato difficoltà nella lettura. La raffinatezza e la creatività espresse in questo romanzo mi sembrano alquanto interessanti. Ottimo Calvino. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
andrea (19-04-2006) Ho sempre trovato noioso Italo Calvino e la lettura di questo libro me lo conferma....Capire cosa volesse dire è anche troppo difficile specialmente per chi non conosce i tarocchi!!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Maria Zamorani freedom23@alice.it (27-02-2006) è una narrazione che ti porta nel sogno di una comunicazione fatta di immagini più che di parole. anche la seconda parte è importante (in risposta a Nicola), senza quella sarebbe stato incompleta: se noti la prima parte, quella del castello è fatta di storie di "persone", la taverna mi ha fatto pensare invece ad "aspetti esistenziali" comuni a TUTTE LE PERSONE Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Edoardo (14-12-2005) Una metafora della vita: il Castello dove tutti cercano - non sempre sapendo cosa - e trovano o perdono anche, talvolta, se stessi...
Simbolico, lucido, feroce e finissimo.
Ariosto avrebbe gradito sicuramente :-) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
simone 87 (12-07-2005) Nonostante non ci sia una trama a dare solidità alla narrazione,è molto originale l'idea di raccontare storie atrraverso i tarocchi.
L'utima parte dedicata ad Amleto è eccezionale.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
luigi marfé gnafacciopiu@hotmail.com (11-06-2005) “Era chiaro che la traversata del bosco era costata a ciascuno di noi la perdita della favella.” Nel Castello, lo scacco del dire assume la forma di una corte muta e intreccia la materia lancia in resta di Ariosto al ruminare delle Ricerche di Wittgenstein. I racconti vivono sulla tensione tra la discontinuità dell’agire umano e l’indifferenza di una natura che non si risolve nelle categorie del linguaggio. Se la tracotanza dell’ingrato ha il contrappasso nello stuolo fracassoso di Ménadi, invano la città guarnisce le porte di metallo compatto: “Hai paura che le nostre anime caschino nelle mani del Diavolo?” – chiedono le guardie – “No: che non abbiate anima da dargli.” Nelle pieghe della catastrofe, lo sguardo in controluce di Calvino scorge il segreto della molteplicità nell’ostinazione dell’eremita che legge lo scorrere della clessidra e lo introduce nella pagina per granelli: qualora si lasci sedurre dall’illimitato, il narratore s’accorge che la sua storia s’è persa. Il Castello è una finzione che vuole essere un universo totale. Mentre chiude con Macbeth – “sono stanco che Il Sole resti in cielo, non vedo l’ora che si sfasci la sintassi del Mondo, che si mescolino le carte del gioco, i fogli dell’in-folio, i frantumi di specchi del disastro” –, Calvino sembra riprendere l’Elogio de la sombra di Borges. Nell’epoca dell’esaurimento di tutte le storie, la sopravvivenza dell’identità resta appesa al filo del ricordo: “nell’ultima carta si contempla il paladino legato a testa in giù come L’Appeso. […] Cosa dice? Dice: – Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge all’incontrario. Tutto è chiaro.” Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ada (22-02-2005) ho trovato questo libro abbastanza lento ma bello soprattutto per il suo messaggio che se si coglie è illuminante ......ho fatto tutto il giro ed ora ho capito.. il mondo si legge all incontrario... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Nicola Vendramin reinacke@libero.it (28-04-2003) Adoro Calvino, ho letto molti suoi libri ma questo l'ho portato alle fine per spirito di dovere (finire una cosa cominciata); se il castello dei destini incrociati permette comunque un minimo di senso alle storie, la taverna dei destini incrociati l'ho trovata proprio sconclusionata! Favolosa l'idea di raccontare storie partendo dai tarocchi e quindi di lasciare le storie in quest'aura di sottile (a volte spessa) nebulosità, come d'altronde lo sono i tarocchi nella loro divinazione; maquando è troppo... Forse Calvino avrebbe fatto meglio a fermarsi alla prima parte del libro visto che è riuscito in maniera eccezionale a scrivere delle storie che alla stesura completa dei tarocchi sono perfettamente intrecciate tra loro.
Se qualcuno vuole avvicinarsi a Calvino sicuramente non parta da qui! La trilogia dei nostri antenati è sicuramente più agevole Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Giorgio masdispo@hotmail.com (29-05-2002) Se si conosce la tecnica di lettura dei tarocchi (e se soprattutto si conoscono i tarocchi!) questo è un testo molto simpatico da leggere; a mio avviso è presente un po' quel coinvolgimento del lettore tipico di Calvino, ma in misura maggiore l'autore si esprime attraverso il paradossale ed il fantasioso. Non è forse stupendo, oltre che suggestivo, immaginare più persone che si dirigono in uno stesso luogo ed i cui destini si incrociano sotto 78 carte? Penso proprio di sì... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giovanni g10wanni@virgilio.it (01-12-2001) Adoro Calvino e mi dispiace dare un voto basso, ma questa volta devo. I tarocchi usati per raccontare delle vite possono starci, ma i richiami alle figure sono noiosi e logoroici. Consiglio di rivolgersi ad altro dell'autore. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
ARita (05-09-2001) Le storie che vengono narrate dai protagonisti appartengono a tutti quanti e in esse c'è la chiave per comprendere la vita di ogni uomo. Molto difficile risulta, comunque, coglierne appieno il significato, che si lascia solo intuire, per poi divenire parte integrante delle riflessioni del lettore che ha finito di leggere il libro. Lo stile dell'autore resta sempre straordinario. Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20
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