|
|  |
James P. D. - Un gusto per la morte | Due misteriosi omicidi, due corpi ritrovati insieme con la gola squarciata. Però uno dei due uomini era un ministro della corona, l'altro un povero alcolizzato. Che cosa poteva aver spinto i due a incontrarsi segretamente la notte, che cosa li accomunava, e chi aveva interesse a ucciderli entrambi? Un nuovo difficile incarico per l'ispettore Dalgliesh, un'inchiesta che minaccia di trascinare anche gli investigatori in uno spaventoso gorgo di misteri.
| La recensione de L'Indice |
 JAMES, P.D., Un gusto per la morte, Mondadori, 1987
(recensione pubblicata per l'edizione del 1987)
JAMES, P.D., Scuola per infermiere, Rusconi, 1987
JAMES, P.D., La torre nera, Rizzoli, 1986
recensione di Cortellazzo, S., L'Indice 1987, n. 7
Della morte, del dolore, della sofferenza: di questo ci parla P. D. James sin dal suo primo romanzo "Cover Her Face", scritto nel 1962. Le sue sono detective stories o gialli a enigma non totalmente ortodossi, se li si confronta alla tradizione classica del Whodonit. Alcune regole sono accettate, certo, ma molte vengono scardinate: le sue storie non sono perfette e geometriche come quelle di un tempo, la "giustizia" finale trionfa, ma l'ordine non si ricompone totalmente, i suoi detectives vivono e lasciano in prima persona, non sono manichini alla Poirot colpiti come sono, loro primi dal dolore, dalla morte. Adam Dalgliesh, funzionario di polizia a Scotland Yard, è il protagonista di questi tre romanzi È un uomo solitario, riflessivo, malinconico, umano, ed è anche un poeta apprezzato, che ama l'arte e la letteratura. Un uomo segnato da "cicatrici invisibili"- dal titolo di una sua raccolta di poesie -, invisibili all'uomo comune ma portate alla luce, nella loro evidenza, dalla penna della James. I delitti naturalmente, sono il suo pane quotidiano. Un pane spesso trangugiato con amarezza, con la coscienza e nella consapevolezza dello sfruttamento "delle debolezze altrui del dolore e della solitudine, della paura del sospetto, del bisogno di confidarsi".
Quando il delitto avviene - e i cadaveri sono lì, sotto i nostri occhi scioccanti impietosamente descritti - si apre una voragine che ingoia a catena altri omicidi (e sono tanti! una quindicina, se assommati fra i tre romanzi). Si ha la sensazione che non ci sia mai un'ultima vittima, perché anche fra i "vivi" nessuno rimane immutato. La James procede nei racconti con una minuzia descrittiva maniacale, con un realismo formidabile, entrando in mondi in cui "il tempo è misurato con precisione, i dettagli osservati con attenzione ossessiva, i sensi estremamente attenti". Ogni ambiente, ogni oggetto, ogni impercettibile trasalimento fisico, ogni parola divengono un'affermazione d'identità da vivisezionare. E d'altro canto i luoghi scelti dalla James sono spesso spazi attraversati dal dolore: la torre nera del romanzo omonimo; il ricovero per malati incurabili, sempre nel medesimo romanzo; la "scuola per infermiere" set di delitti che si svolgono nel presente vivendo nell'eco di efferatezze e torture appartenenti al passato; una casa museo in "Un gusto per la morte" che nasconde fra le sue mura scandali, ricatti e, naturalmente, morti.
E la sciagura è sempre lì, spesso annunciata da premonizioni dei personaggi o inevitabilmente determinata dal procedere delle indagini - quanti omicidi per occultare le prove - o ancora seguita, passo passo, in modo rassegnato, dalla James, che ci rivela quale sarà la prossima vittima. Insomma la morte, nei romanzi della scrittrice inglese, non è mai vissuta come enigma affascinante da risolvere. È la sua immanenza ed imminenza a dettare le leggi del racconto. Un racconto, come suggerisce Julian Symons, "unconfortable to read", scomodo dunque e, potremmo aggiungere, malato dal "gusto per la morte".
|
Media Voto: 3.75 / 5Luca Varrese luca127@alice.it (29-07-2006) Non sono d'accordo con gli altri recensori.
E' abbastanza ben scritto, certo, ma molto pretenzioso, come se si pretendesse di fare di un giallo un romanzo a sfondo filosofico; e si può anche fare ma bisogna farlo meglio di così.
Inoltre dal punto di vista del giallo l'ho trovato deludente e lento. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Piero (17-05-2005) Un bel libro, per altro come tutti quelli della James, ben costruito anche se un pò troppo lento in alcuni punti Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ekisabetta V. (14-05-2005) Condivido il parere di Fabio. Fra i molti libri della James (tutti comunque ottimi) questo è il migliore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio (12-07-2004) Il miglior romanzo della scrittrice inglese che una volta tanto fonde, senza appesantire il libro, i temi a lei più cari con caratterizzazioni pregnanti e una coinvolgente trama poliziesca ricca di tensione psicologica. Grande il finale a casa Miskin. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di James P. D. |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|