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Calvino Italo - Perché leggere i classici |
Fabio Ballabio f.ballabio@cadr.it (27-04-2004) Italo Calvino nasce a Cuba nel 1923 da un agronomo ligure e da un’assistente di botanica all’università di Pavia di origini sarde. I Calvino sono blandamente antifascisti e Italo frequenta le scuole valdesi in Liguria. Cresce con posizioni ideologiche vicine all’anarchia. Renitente alla leva della Repubblica di Salò, nel 1944 si dichiara comunista. Dopo l’esperienza partigiana si impiega all’ufficio stampa e pubblicità dell’editrice Einaudi. Diviene dirigente e, dopo un viaggio un Urss, nel 1957 di dimette dal Pci. Infine ecco i viaggi, la fama e le molte opere tra cui Il sentiero dei nidi di ragno, Il visconte dimezzato, Il barone rampante (tra i più noti) e questa raccolta postuma di saggi a cura di Esther Calvino dal titolo: Perché leggere i classici.
Quali sono i classici presi in considerazione da Calvino? L’Odissea di Omero, l’Anabasi di Senofonte, la Metamorfosi di Ovidio, la Storia naturale di Plinio il Vecchio e le Sette principesse di Nezami (o in alternativa le Mille e una notte).
Il Tirante el Blanco (o il Don Chisciotte) di Cervantes, l’Orlando furioso di Ariosto, il De propria vita di Gerolamo Cardano, il Saggiatore di Galileo Galilei, l’Altro mondo di Savinien de Cyrano (de Bergerac), il Robinson Crusoe di Defoe, il Candide di Voltaire e il Jacques il fatalista e il suo padrone di Didier Diderot.
Il Calcolo sopra la verità dell’istoria di Giammaria Ortes, la Certosa di Parma di Stendhal, il Ferragus di Honoré de Balzac, il Nostro comune amico di Charles Dickens, i Tre racconti di Gustave Flaubert e i Due ussari di Lev Tolstoj.
L’Uomo che corruppe Hadleyburg (oppure Huckleberry Finn) di Mark Twain, il Daisy Miller di Henry James, il Padiglione sulle dune (o anche l’Isola del tesoro) di Robert Louis Stevenson e lo Specchio del mare di Joseph Conrad.
Il Dottor Zivago di Boris Pasternak, la Cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda (ma pure Quer pasticciaccio brutto de via Merulana), il Forse un mattino andando in un’aria di vetro (e tutto il resto) di Eugenio Montale.
Il Farewell to Arms di Ernest Hemingway, il Partito preso delle cose di Francis Ponge, le Finzioni di Jorge Luis Borges (ma pure l’Aleph), Segni, cifre e lettere e altri saggi di Raymond Queneau, la Luna e i falò di Cesare Pavese.
Tante (più o meno) piccole e gustose recensioni che, se non invitano a leggere i testi analizzati, forniscono certo una panoramica sulla letteratura di tutti i tempi. Un rammarico? Che la panoramica non copra tutti gli spazi ovvero che alcune grandi regioni del mondo non siano prese in considerazione. Se Calvino fosse ancora vivo... Voto: 3 / 5 |
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