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Narrativa straniera  Classica (prima del 1945) 

Joyce James - Ulisse

Ulisse TitoloUlisse
AutoreJoyce James
Prezzo
Sconto 15%
€ 16,15
(Prezzo di copertina € 19,00 Risparmio € 2,85)
Dati2000, 2 voll.
EditoreMondadori  (collana Oscar classici moderni)
 
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Descrizione
L'Ulisse di Joyce è un'opera fondamentale del Novecento letterario europeo. Il romanzo rovescia il canone epico della tradizione, raccontando non il destino di un eroe, ma la giornata comune di un uomo moderno nelle sue peregrinazioni quotidiane. Un'odissea dentro la realtà di ogni giorno che sa aprire, per squarci e discese nell'abisso psichico dei personaggi, porte sulla verità di ogni uomo.

http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788804414773 Ulisse L'Ulisse di Joyce è un'opera fondamentale del Novecento letterario europeo. Il romanzo rovescia il canone epico della tradizione, raccontando non il destino di un eroe, ma la giornata comune di un uomo moderno nelle sue peregrinazioni quotidiane. Un'odissea dentro la realtà di ogni giorno che sa aprire, per squarci e discese nell'abisso psichico dei personaggi, porte sulla verità di ogni uomo. 16,15 new EUR in_stock
I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 39 recensioni presenti.  Media Voto: 4.25 / 5 | Invia recensione

Alfio76 (30-12-2013)
Lungi da me velleità di recensire quest'opera, di valutarla o atteggiarmi a critico. L'Ulisse è tutt'altra cosa rispetto a qualsiasi altra cosa di letteratura pre o post Joyciana. Va letto e basta, fosse anche soltanto per meravigliarsi di quello che può fare chi come Joyce può tutto con la penna e magari riprendersi dopo con i racconti minimalisti di Carver. Opera Omnia
Voto: 5 / 5
Marco (11-10-2012)
Indubbiamente l'Ulysses è lo specchio della modernità, con i personaggi ridotti ad una serie di percezioni e pensieri disordinati, senza alcun principio unificante e senza nessun ideale che non sia consumare un buon pranzo o portarsi a letto qualche amante. C'è già (quasi) tutto il novecento, il piccolo borghese e uomo senza qualità di Moravia (Bloom), l'intellettuale troppo preso dal proprio ombelico per apprezzare la realtà (Stephen), quella retorica pseudo-femminista della donna sempre più intelligente e determinata dell'uomo (M0lly), l'ossessione per il sesso che attanaglia un po' tutti. Eppure, o forse proprio per questo, l'Ulysses è un romanzo brutto: alzi la mano chi prova piacere nel leggerlo, chi divora le pagine preso dalla vicenda o da empatia nei confronti dei personaggi. Diciamo che lo si legge per capire un periodo storico, una corrente letteraria, per rivivere la Dublino di inizio secolo, per scommessa, per dimostrare che se ne è capaci. Come recita la quarta di copertina dell'edizione Oscar Mondadori "... non il romanzo più bello del secolo, ma il più decisivo...", giudizio centrato alla perfezione. Ferma restando la perizia tecnica di Joyce nel cambiare stile, nei giochi di parole e in tutto il resto, questa colossale parodia non fa altro che chiudere bottega: parodia della religione significa che non c'è più religione, parodia degli stili letterari significa che non c'è più letteratura, parodia degli ideali significa che non esistonno più ideali, e via di questo passo. Resta una domanda: è questa la realtà delle cose, o il mondo dell'Ulysses non è che la proiezione delle nevrosi di Joyce? Propendo per la seconda conclusione.
Voto: 3 / 5
MarkDex (27-09-2012)
Ho letto la guida: ben fatta, merita il massimo dei voti; del libro ho letto solo i capitoli più narrativi. Deduco dalla guida, ma posso sbagliarmi, che alcuni capitoli del libro si possono anche non leggere se ostici. Se Joyce era libero di scrivere ciò che più lo aggradava il lettore è libero di leggere ciò che più lo interessa; ed alcuni capitoli dell'Ulisse sono solo esplicativi dello stile dell'autore e non interessanti. A mio parere l'autore, nei capitoli più complessi, ha voluto creare uno stile proprio per lanciare un'idea nuova di romanzo filosofico/psicologico.
Voto: 5 / 5
walter (23-09-2012)
Non è un romanzo, ma un'opera letteraria, e come tale deve essere considerata. Richiede un grosso impegno dal punto di vista della concentrazione e della costanza per poter essere portato fino in fondo. Un capolavoro assoluto, ma vista l'indiscutibile difficoltà dell'opera non è per tutti. Un consiglio a chi decide di intraprenderne la lettura: seguitene il ritmo, non cercate di velocizzare, o vi perderete.
Voto: 4 / 5
Alessandro (24-03-2012)
Mostruoso, indefinibile, ipnotico, inespugnabile in ogni senso.
Voto: 5 / 5
Luigi (29-01-2012)
Un capolavoro del Novecento. Lettura ostica ma che ripaga con un piacere grande.
Voto: 5 / 5
nato89 (01-11-2009)
Una giornata qualunque di un uomo qualunque vissuta in una città qualunque,raccontata tra poesia,sogni e visioni da un autore inimitabile:che cosa volere di più?
Voto: 5 / 5
stefano pelagatti (03-11-2008)
La mostruosa carica innovativa di quest'opera realmente rivoluzionaria non consiste, come si pensa in genere, nelle rocambolesche invenzioni del linguaggio, sbalorditive ma esteriori al contenuto del romanzo; e neppure nel flusso di coscienza ( come fa notare Nabokov, Tolstoj, in Anna Karenina, lo ha inventato assai prima di Joice). No: la vera rivoluzione Joice la attua stravolgendo e ribaltando il rapporto tra la durata dell'azione e quello della lettura: Mi spiego con alcuni esempi: se noi carichiamo la sveglia ad un'ora dall'inizio della lettura di un grande romanzo classico, come ad esempio lo stesso " Anna Karenina", alla fine del percorso noteremo che, nell'azione, non è trascorsa un'ora, ma bensì interi giorni, settimane o mesi, o addirittura anche anni; ciò significa che il tempo dell'azione trascorre assai più velocemente rispetto a quello necessario per leggerla. Il punto di svolta si arttua con i romanzi " I fratelli Karamazov" di Dostoevskij, ma ancor più con " Oblomov" di Gonciarov. attuando lo stesso esperimento, e applicandolo alle sue prime 160 pagine, dove il protagonista riceve i visitatori rimanendo a letto, e non si decide ad alzarsi o a concludere qualcosa di positivo, ci rendiamo conto che, alla fine della fatidica ora, la stessa ora è trascosra anche nell'azione: il rapporto è diventato, pressappoco, quello di 1/1. Facciamo la stessa cosa, adesso, con " Ulisse". Al suono della sveglia, nell'azione saranno trascorsi non più di dieci minuti. Il rapporto è ribaltato: l'azione è diventata infinitamente più lenta rispetto alla lettura. Un miracolo.
Voto: 5 / 5
marco onestaoccasione@yahoo.it (23-12-2007)
Sono daccordo con Danio.Hai scritto quello che bastava. Non c e altro da aggiungere
Voto: 5 / 5
Danio (22-10-2007)
Nei commenti si ritrovano pareri contrastanti, chi urla al genio e chi urla al mediocre. Per quanto lo viva sulla mia pelle, a Joyce, specialmente alcuni passi dell'Ulysses, non tributo alcun valore di "genio", perché molto spesso la lode coincide con l'insulto. La critica, specialmente su testi di simile spessore, non la trovo utile, serve solo a ricadere nel parere anacronistico, nell'inutile. Joyce va vissuto così com'è, chi lo storicizza, lo contestualizza, lo paragona, è semplice: non l'ha capito. Dal punto di vista stilistico poi può anche essere discutibile, può non aver messo i punti - va bene - la sua originalità può anche non essere originale in senso stretto, ma personalmente non posso trascurarne lo spessore filosofico. Se non siete convinti nessuno vi obbliga a comprarlo, ma se vi capita sotto mano in libreria, magari sfogliatelo, dategli un occhio: i libri non hanno mai mangiato nessuno.
Voto: 5 / 5
alessandra (25-06-2007)
do il massimo dei voti, però mi sento di criticare joyce per aver scritto un libro non alla portata di tutti. io leggo molto, e di solito ciò che più mi interessa è la storia in sè e per sè, assolutamente non lo stile. arrivata alla fine del libro, posso dire di aver compreso l'essenza del racconto (ovvero quello che per me è il messaggio del libro), però, ad essere sincera, lo stesso libro scritto in modo tradizionale, lo avrei preferito di gran lunga. mi rendo conto che così dicendo uccido l'ulisse, che in sostanza altro non è che questo complicatissimo lavoro su stili, rimandi, citazioni, allusioni, suoni, immagini, etc., ma alla fin fine, ciò che mi ha lasciato il libro non è la sorpresa del genio letterario joyce, ma l'enorme tristezza del personaggio bloom che vorrebbe, ma non riesce, a creare un legame con stephen. mi è piaciuto così tanto il soggetto, che mi piacerebbe che l'ulisse fosse scritto in modo tradizionale (così rinunciando a tutti i giochi di stile e quant'altro) per cogliere appieno tutte le sfumature dei due protagonisti. è sicuramente da ammirare ciò che joyce ha prodotto, però è così difficile da comprendere (per chi legge per il piacere di leggere) che rischia di rimanere fine a se stesso. ho letto un film, una musica, sensazioni e pensieri, ma avrei preferito leggere un libro. ha ragione chi dice che l'ulisse è poesia (e a me la poesia non è mai piaciuta!) comunque un libro da leggere (se di semplice lettura si può parlare)
Voto: 5 / 5
radioKBHR (15-05-2007)
Cosa potrei dire a chi non l'ha ancora letto? Che servono motivazione e costanza: alcuni capitoli sono molto ostici, e a questo proposito la guida alla lettura (davvero ben fatta, come la difficile traduzione) è imprescindibile. Ma aiuta molto il sapere che i 18 capitoli sono completamente diversi l'uno dall'altro per stile di scrittura. In questo modo si superano meglio gli "scogli" più duri. La cosa meravigliosa è che, man mano che si procede, l'affresco dipinto dal Genio Joyce si fa via via più nitido e visibile, e alla fine tutto quadra, ogni parola è al posto giusto, ogni episodio componente Necessaria del Tutto. Menzioni speciali vanno al capitolo di "Nausicaa", e soprattutto all'ultimo, inaspettato e grandioso capitolo finale! Sì! PS: consigliatissimo ad aspiranti o presunti scrittori: qui c'è molta, moltissima carne al fuoco! Vi sentirete piccoli e stupefatti...
Voto: 5 / 5
Gwynplaine lussi999@libero.it (09-04-2007)
con riferimento a -Ulisse- concordo con Carlo(21-07-2005) e Franco (29-03-2005). ma non perdetevi il J.J. di Dubliners e soprattutto Dedalus! magistrale.
Voto: 2 / 5
Fabio (03-12-2006)
La storia del romanzo iniziata con i poemi cavallereschi finisce qui, con Joyce. Dopo l'Ulisse non ha piu senso scrivere romanzi perchè tutto è sconvolto. La letteratura finisce con la disgregazione di tutte le regole che l' avevano caratterizzata. Proprio a questo punto il romanzo di Joyce diventa arte. Dentro l'Ulisse c'è musica poesia pittura scultura. Persino tutta la letteratura inglese è riassunta in un capitolo stupendo. Non si può criticare un genio come Joyce perchè sarebbe come criticare tutta l'arte.
Voto: 5 / 5
marco bukowski (24-11-2006)
No, non è un libro...di sicuro non è un romanzo. E' poesia pura...mille pagine di poesia. Non sono le rime a far la poesia, non è una filastrocca è un poema. Non è un componimento poetico, è un romanzo...neanche troppo in prosa. E' tutto questo. E' fatica di vivere, le pagine ti psicanalizzano malgrado siano scritte da un folle esponente di un popolo, quello irlandese, impermeabile alla psicanalisi. E' sfoggio di letteratura superiore...forse è tutte queste cose insieme forse non è nessuna di queste cose... Ho fatto enorme fatica a comprendere il capitolo soprannominato "L'ospedale-le mandrie del sole"; quello dove S. Dedalus si ubriaca di alcol e assenzio. Gli altri capitoli mi hanno catturato, trasportato e cambiato; nel senso che dopo aver letto un' opera del genere ci si sente molto piccoli e meno presuntuosi. Troppo grande.
Voto: 5 / 5
maqroll (12-11-2006)
Il romanzo più importante del ‘900: una accademia tuttora insuperata di scritture possibili, di percorsi letterari inauditi, di tracciati narrativi non euclidei. Rarissimo caso di opera d’arte per spiegare la quale un’intera corrente critica ha trasformato se stessa. E quel che è peggio (cioè meglio) è che trasforma anche i lettori.... Un consiglio per i nuovi, volenterosi lettori: abbiate sempre con voi (prima, durante e dopo la lettura del testo maggiore) la guida curata da Melchiori e De Angelis. Senza la guida la comprensione sarà inevitabilmente ridotta. O nulla.
Voto: 5 / 5
JohnnyBrazzi (12-11-2006)
A mio parere Joyce è uno di quei pochi autori che riesce a scrivere quello che in quel preciso momento vorrebbe, il chè non è per niente semplice...a tratti la sua abilità è commuovente.
Voto: 5 / 5
Luca luchino.visconti@hotmail.it (16-10-2006)
Il mio commento non vuole essere un giudizio di valore sopra un libro il quale ancora oggi, a circa un secolo dalla sua pubblicazione, non finisce di svelare il suo segreto e il fascino racchiuso nell'ermeneutica del suo linguaggio. Nè tanto meno ha la presunzione di dare una chiave di lettura al romanzo, poiché molteplici e sovrapposti sono i piani d'interpretazione. Bensì vuole essere un consiglio ai temerari che si cimenteranno nella lettura del romanzo joyciano, che non prendano questo impegno con superficialità. Poiché non ci si trova d'innanzi a un romanzo nell'accezione "classica" del termine, non ci si può aspettare una trama "classica", chi lo fa, lo fa a suo pericolo, rischia di trovarlo incomprensibile e noioso. Come colui che si avvicini al testo con una conoscenza scarna e approssimativa della letteratura irlandese, con tutte le sue complicazioni politiche e sociali, rischia di abbandonare la lettura del libro alla terza pagina. Le note esplicative incluse nel romanzo, non sono sufficienti a dare un concreto supporto al lettore, il quale rischia di inabissarsi in un circolo di nozioni aprioristiche. Necessaria è la lettura previa del work in progress joyciano "Il ritratto dell'artista da giovane"(Dedalus) il quale ci avvicina al nuovo concetto di romanzo modernista nonchè ai fondamenti dell'estetica joyciana, di ispirazione tomistica, imprescindibili per la lettura dell'Ulisse. Per avevre un quadro globale della storia irlandese potrebbe valere il testo di Robert Kee "Storia dell'Irlanda" pubblicato da Bompiani e digeribilissimo in pochi giorni(tratto da alcuni documentari della BBC). Inoltre per chi volesse un apparato critico di splendida fattura al corpus joyciano, troverà nei libri dell'esime e ormai estinto professore Melchiori Giorgio un valido "Mentore". Spero che tutto ciò non scoraggi il lettore, anzi lo invogli a pretendere sempre di più da se stesso e dalla letteratura nonché gli apra gli occhi verso quel giardino di delizie e sospiri che rappresenta l'Irlanda per i suoi estimatori.
Voto: 5 / 5
Ma.Po. (14-10-2006)
sono in disaccordo con molti che qui hanno scritto, l'ulisse di joyce è una delle opere più importanti della storia, io non l'ho letto tutto, anche perchè sono sempre troppo giovane per studiarlo bene, ma vi assicuro che l'ulisse è un'opera straordinaria, non volgio offendere nessuno, ma secondo me coloro che non la pensano così, o non gli piace il genere psicologico drammatico filosofico, o non hanno capito niente del libro
Voto: 5 / 5
HENRY (21-04-2006)
DISCRETO MA IMPEGNATIVO...
Voto: 3 / 5
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