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Chiara Piero - Il capostazione di Casalino |
Renzo Montagnoli (14-12-2011) In un racconto (I fratelli Mascherpa) l'autore giustamente scrive " Vite sprecate, gettate al vento, si potrebbe dire. Martiri di nessuna fede, ombre che sono passate senza lasciare un segno." Conclude, però, con quattro righe in cui c'è tutto il pensiero di Chiara " Ma sulla tomba del Tonchino, un loculo in fondo al portico di un cimitero, è scritto sopra una piccola lapide il suo nome e cognome: Mino Mascherpa. Sotto, a caratteri più piccoli, si legge: "Armida Perego non lo dimenticherà mai.".
Ecco, con queste ultime prose anche Piero Chiara ha posto una lapide sul loculo di un mondo che c'era e che è ormai scomparso, ha dato voce e luce a ombre che altrimenti si sarebbero perse nel buio, ai tanti del piccolo, del paese, di quelle comunità che ora sono più numeri statistici che esseri umani connessi in un unico destino, tanto che è come se in calce, ma non in caratteri minuscoli, bensì a chiare lettere avesse scritto: Piero Chiara non vi ha dimenticato.
E sono così belli questi racconti, completi, storie che hanno un inizio, una fine, uno svolgimento talmente esauriente da non far rimpiangere un loro eventuale ampliamento in romanzo, per quanto breve, il che, come riporta Giovanni Tesio nell'introduzione, dimostra un particolare attaccamento dell'autore per la prosa breve, ribadito anche nella risposta che diede a una domanda sul "perché" del racconto: "Bisognerebbe chiederci perché il romanzo".
Il capostazione di Casalino è un canto del cigno, ma è un canto stupendo e, forse, è il capolavoro di Piero Chiara. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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