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Dolto Françoise - La solitudine felice |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Politi, P., L'Indice 1997, n. 3
Si tratta di un libro postumo, almeno in questa forma, composto da materiali diversi e caratterizzati dal non essere destinati, almeno in origine, a essere letti: la trascrizione di una conferenza, una sorta di riflessione-diario, appunti sparsi, un'intervista. La maggior parte del testo è composta secondo l'artificio retorico antichissimo dei dialoghi, che qui vengono intrecciati da personaggi inafferrabili: la Praticante, lo Straniero, il Merlo Malese, la Negra Verde. Può essere che il volume sia stato realizzato allo scopo di esorcizzare la "solitudine infelice", quella in cui la scomparsa del marito poteva gettare l'autrice; un marito amato e apprezzato, con cui Françoise Dolto aveva diviso, oltre alla vita, la casa delle vacanze, che della solitudine portava, appunto, il nome. Il lettore si trova di fronte a un testo poco clinico, forse il meno clinico tra quelli della psicoanalista francese, anche se il pensiero dell'autrice ritorna sempre alla clinica, quella vera.In esso continuamente fanno capolino i grandi temi cari alla Dolto: il linguaggio e la pelle, il desiderio e i divieti, il corpo e la famiglia, Dio e la morte. Scritto, come dicevo, in maniera poco sistematica, beneficia a mio parere di una lettura altrettanto poco sistematica.
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