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Clarice Starling, 7 anni dopo la vicenda Lecter (Silenzio degli innocenti), viene messa sotto accusa dagli organi interni dell'FBI per un intervento troppo energico durante una sparatoria. In questo delicato frangente riceve un messaggio da parte del latitante Lecter, che la incoraggia a tenere duro. Lecter, sparito da anni, vive relativamente tranquillo a Firenze. E' ricercato dall'FBI ma soprattutto da una delle sue vittime, il sadico Mason Vergier, costretto da anni su un letto e orrendamente sfigurato da Lecter stesso. Turbata dal richiamo di Lecter, Clarice decide di salvarlo dalla terribile morte a cui Lecter pare essere predestinato. Che folle storia sta per iniziare? Clarice dovrà stare molto attenta...
| La recensione de L'Indice |

recensioni di Deb, S. L'Indice del 2000, n. 02
In Hannibal - il terzo libro di Thomas Harris in cui appare lo psichiatra antropofago più famoso del mondo -, il dottor Hannibal Lecter è un anonimo visitatore di una mostra popolare intitolata "Atroci strumenti di tortura", ma non si trova lì per ammirare la ruota o il cavalletto. "L'essenza del peggio," scrive Harris, "il vero fetidume dello spirito dell'uomo, non è nella Vergine di Norimberga o nel palo; l'essenza della Bruttura si trova sulla faccia della gente."
Thomas Harris sta ai romanzi di suspense come Fabergé sta alle omelettes. I suoi libri cupi e profondi riescono a ipnotizzare milioni di persone con la loro allure maligna, ma offrono anche, a un lettore attento, ampie meditazioni sulla morale, la metafisica e il significato della vita. Non sono semplicemente storie di detective a caccia di serial killer; Harris ci sussurra che la malvagità esibita dal suo ripugnante villain si annida nel cuore di ogni essere umano: "Nel pavimento della mente esistono buchi, simili a quelli che si aprivano nei pavimenti delle segrete medioevali, le luride oubliettes, il cui nome deriva da oublier, 'dimenticare', celle di solida pietra, a forma di bottiglia, con la botola in alto. ... Una scossa, qualche falla del nostro sistema di autocontrollo e lampi di memoria appiccano il fuoco ai gas nocivi... grovigli intrappolati per anni prorompono liberi, pronti a esplodere dolorosamente e a sospingerci a comportamenti pericolosi..." Harris scoperchia queste botole offrendoci lo spettacolo dei nostri lati oscuri; Il silenzio degli innocenti (Mondadori, 1989) lascia in bocca un sapore amaro: come è possibile che si finisca per ammirare un cannibale? Nel primo libro della trilogia, Il delitto della terza luna (Mondadori, 1984; in precedenza pubblicato con il titolo Drago Rosso), Will Graham è il migliore cacciatore di serial killer dell'Fbi proprio perché ragiona come uno di loro; è sempre consapevole che avrebbe potuto essere uno dei mostri che insegue, e ciò aggiunge un'inquietante corrente sotterranea a quello che altrimenti non sarebbe che un romanzo poliziesco come tanti altri.
A un altro livello di lettura, i romanzi di Harris sono cronache spietate di un mondo che Dio ha abbandonato, o che, nell'ipotesi peggiore, visita soltanto quando si sente particolarmente perverso. "Avrai notato sul giornale di ieri," scrive Lecter a Graham, "che mercoledì notte, in Texas, Dio ha fatto crollare le volte di una chiesa su trentaquattro dei Suoi fedeli. Proprio mentre stavano intonando un inno. Non credi che dopo si sia sentito meglio?" È Dio, afferma Lecter sogghignando, il suo modello ispiratore.
I libri di Harris raccontano storie irrequiete e ben scritte, ma che a Dostoevskij sarebbero venute in mente mentre si curava i postumi di una sbornia presa insieme a Mr Hide.
Sono passati sette anni da quando Hannibal the Cannibal è scappato dall'Istituto statale di Baltimora per criminali con infermità mentali. Clarice Starling è bloccata all'Fbi con una carriera stroncata, mentre Mason Verger, il peggior mostro che Harris abbia mai creato, sta per soddisfare le sue più sinistre ambizioni. Il miliardario Verger, l'unica vittima del dott. Lecter riuscita a sopravvivere, è un industriale che produce carne in scatola, divenuto paraplegico dopo il trattamento subito dal suo carnefice: non ha pelle sulla faccia, niente naso (che è stato costretto a ingoiare) né labbra; ha un occhio solo ma privo di palpebra. Ama trastullarsi facendo piangere bambini orfani di cui poi beve le lacrime. Verger ha dedicato anni alla ricerca di Lecter e alla selezione di una varietà di maiali cannibali: "Il primo giorno Mason voleva che il dottor Lecter li guardasse mangiargli i piedi. Poi, durante la notte, Lecter sarebbe stato sostenuto da una flebo di sali minerali, in attesa della portata successiva... Come secondo piatto, i maiali potevano svuotargli il corpo di tutto quello che aveva dentro e nel giro di un'ora mangiargli la carne del ventre e della faccia; poi, mentre la prima ondata degli animali più grossi e della scrofa incinta si ritirava, sazia, sarebbe arrivata la seconda. Ma, a questo punto, il divertimento sarebbe ormai finito." E per far uscire Lecter dal suo nascondiglio, Verger usa come esca un'inconsapevole Starling.
Dire qualcosa di più sulla storia sarebbe da pazzi criminali, posso però aggiungere che il climax culinario che coinvolge Lecter, Starling e un burocrate del ministero di Grazia e Giustizia degli Stati Uniti è la cosa più nauseante che sia mai stata scritta dai tempi di American Psycho. Ma questa è Harrisland, coi dovuti riferimenti a Blake, Dante e Dürer, dove persino le descrizioni dei prati illuminati dal sole invernale risultano claustrofobiche. È un mondo in cui il lettore entra a suo rischio e pericolo, e una volta dentro, ci si ferma, inerme e asservito dall'equivalente linguistico e narrativo degli occhi di un serpente. O degli occhi di Hannibal Lecter, che hanno pupille infuocate in mezzo all'iride.
Harris mantiene il lettore in uno stato di costante fascinazione morbosa, sospingendolo di stanza in stanza, di orrore in orrore, nel suo ripugnante palazzo, grazie alla sua prosa austera, di una spoglia poeticità. Le frasi sono sferzanti e le secche similitudini sono spietatamente evocative: "Provò un po' di paura, era come sentire un penny sotto la lingua." Per tutto il romanzo Harris tiene il lettore per la collottola, trascinandolo inesorabilmente nel più profondo orrore.
Dobbiamo ad Harris la creazione di due personaggi importan-
ti: Lecter, il mostro più ipnoti-
co della letteratura inglese, e Starling, una guerriera perdente capace di una fiera integrità morale che si conquista l'affetto e la stima del lettore. Ma Hannibal merita uno sguardo più attento soprattutto perché Harris ha messo da parte il suo solito stile asettico, e interviene spesso nella narrazione per confrontarsi faccia a faccia con il lettore sulla Grande Domanda: qual è il senso dell'esistenza?
Certo però Harris avrebbe potuto fare di meglio. Nei diciassette anni trascorsi con Lecter, il suo atteggiamento verso questo personaggio è cambiato: in Il delitto della terza luna, è una presenza maligna di secondo piano, il cui ruolo principale è di scatenare proditoriamente un maniaco contro Graham e la sua famiglia; nel secondo libro, il tono è neutro, l'attenzione passa dalla sua malvagità alla sua amoralità; in Hannibal infine si insinua molto spesso tra le pagine una nota di ammirazione; sono costanti i riferimenti al suo fascino, alla sua eleganza, alla sua cultura, alla sua forza, alla sua grazia, alla sua imperiale sottigliezza, e soprattutto al suo gusto ricercato per la musica, l'arte, i profumi, il vino e tutto ciò che è cibo. Harris arriva persino a inventare un trauma infantile per spiegare il cannibalismo di Lecter. Questo è quantomeno sleale nei suoi confronti: un uomo che "quando era possibile, preferiva mangiare gente incolta" non ha bisogno di una giustificazione freudiana per spassarsela. "Non mi è accaduto nulla, agente Starling," diceva
in Il silenzio degli innocenti, "io sono accaduto. Non puoi ridurmi ad una serie di influenze."
E adesso Harris ci viene a raccontare che il Cannibale urla nel sonno.
La triste verità è che Hannibal Lecter non si è limitato a sconvolgere e ammaliare, anche grazie ad Anthony Hopkins, noi lettori, ma è riuscito a influenzare lo stesso Harris. Gli uomini che in Hannibal vengono schierati contro Lecter sono trattati come inferiori: deformi, maleodoranti, meschini e soprattutto privi di buon gusto per la musica, l'arte, i profumi, il vino e il cibo. Harris utilizza dei neanderthaliani maligni e dissoluti per mettere pienamente in risalto la condizione di superuomo di Lecter. Dei due personaggi che avrebbero potuto tenergli testa, Jack Crawford è una forza ormai esaurita, mentre Starling viene spogliata di tutte le qualità che la caratterizzavano, lasciando così il lettore in compagnia di una creatura completamen-
te diversa. Alle prese con questo finale insoddisfacente, Harris
si concede anche qualche altra rozzezza psicoanalitica: Starling come sorella morta di Lecter, Starling come oggetto sessuale di Lecter, Lecter come San Francesco che nutre uno storno (starling in inglese) con una falena. Si prodiga in goffi simbolismi, identificando per tutto il libro Lecter con l'angelo caduto - tra l'altro lo pseudonimo che usa a Firenze è dott. Fell -, ma poi, nel momento in cui viene dato in pasto ai maiali, lo mostra legato nella postura della crocifissione. Aggiungete a tutto ciò gli infiniti osanna alla cultura europea antica, da Fidia a Giotto, e alla fine questo mostro, finora straordinariamente affascinante, comincia a somigliare a un incrocio tra Oscar Wilde e Zorro.
Il risultato è involontariamente ironico.
Quando Harris scriveva romanzi di suspense che ci immergevano la faccia nelle fogne della mente, finiva per creare della letteratura, mentre adesso che è pressato dal trionfo hollywoodiano ed è asservito dall'anticipo di milioni di dollari, si sforza di crearla. In Hannibal dà una risposta a quelle tremende domande invece di porle, finendo per scrivere un romanzo notevole, e straordinariamente coinvolgente, ma del genere che non si legge più di una volta; a differenza degli ambigui e inquietanti Il delitto della terza luna e Il silenzio degli innocenti, nei quali la presenza continua e indicibile del male poneva delle domande sul significato dell'esistenza. Hannibal afferma aspramente che l'universo non ha uno scopo e che l'arte e il cibo raffinato possono rimpiazzare Dio, trasformando così le domande in una sentenza perentoria.
Abbiamo letto Il silenzio degli innocenti con animo inquieto: perché arriviamo ad amare un maniaco come Lecter? Col suo ultimo romanzo, Harris ci rivela perché lo ama lui. Sfortunatamente, le ragioni non sono abbastanza buone.
(© Biblio, trad. dall'inglese di Monica Di Biagio)
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Recensioni 1 - 20 di 40 recensioni presenti. Media Voto: 3.77 / 5maurizio crispi maurizio.crispi@gmail.com (22-12-2006) I romanzi di Harris sono incredibilmente ben scritti e contengono, a monte, un lavorio di documentazione non indifferente. Harris, per l'esattezzza dell'ambientazione in Toscana, vi ha risieduto per diverso tempo, ma è anche stato un assiduo spettatore come giornalista delle sedute processuali relative al caso del "mostro di Firenze". Ho esitato a lungo prima di leggere questo terzo episodio che vede come protagonisti Hannibal Lecter e Clarice Starling (assente dalle vicende di Red Dragon). Avevo visto il film in DVD (dunque, molto più tardi della sua uscita nelle sale cinematografiche) e temevo che le sue immagini ancora troppo fresche potessero guastare il piacere della lettura. In più, ero stato infastidito da critiche severe indirizzate al romanzo al tempo della sua prima uscita in traduzione: soprattutto per una presentazione dell'Italia, di Firenze e italiche superstizioni da alcuni critici ritenuta non lusinghiera.
Trascorso il necessario intervallo di tempo per far decantare le immagini del film, mi sono avventurato nella lettura. M'è piaciuta, devo dire, malgrado alcune delle atrocità che vi sono narrate. L'universo che v'è rappresentato è cupo, senza spiragli di salvezza. Nei due romanzi precedenti, c'è - pur nell'atmosfera fosca e trucida che avvolge i personaggi (anche quelli armati delle migliori intenzioni)- un finale consolatorio (all'insegna della solita antinomia: il Bene, anche se per poco, trionfa; il Male - anche se non del tutto - viene sconfitto); in essi, malgrado ciò, la figura di Hannibal rimane inquietante, perchè viene presentato come un personaggio dai gusti raffinati ed estetizzanti, un filosofo, un uomo di bonton che è, nello stesso tempo, un feroce e sadico assassino, nonchè antropofago. In "Hannibal" tale ambiguità raggiunge il suo apice, senza il finale consolatorio che in un romanzo di questo tipo ci si attenderebbe, e piuttosto con una sorta di "happy ending" al rovescio, con il prevalere alla fine del filosofo e dell'esteta, che si rivela anche un ottimo plagiatore. Triste!!! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
rebecca (18-07-2005) Peccato. Harris ha rovinato tutto. Con Il silenzio degli innocenti aveva creato due personaggi indimenticabili, che, in Hannibal, si sono trasformati l'uno in un triste macellaio l'altra in una triste sciocchina. Credo che Hollywood abbia purtroppo colpito ancora; ma ho fiducia nell'autore, se ci volesse riprovare (con NUOVI personaggi) non esiterei a scommetere su di lui e a spendere di nuovo 30 Euro per il prossimo libro. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Clarice Starling (15-05-2005) Io non adoro leggere, anzi... leggo pochissimo...! Quando vidi per la prima volta "Il Silenzio degli Innocenti" mi innamorai del dottor Hannibal Lecter diventando una fan a tutti gli effetti. Dopo aver visto anche il seguito "Hannibal" e il prequel "Red Dragon" volevo saperne ancora di più di questa trilogia, anzi... TUTTO! E decisi di comprare i libri.
"Hannibal" un libro assolutamente FANTASTICO, nel quale viene presentato un personaggio altrettanto fantastico e geniale, affascinante e raffinato, che nella sua 'pazzia' (tra virgolette perchè io non lo ritengo pazzo) presenta un'ombra di ragione e giustizia.
Anche l'agente speciale Clarice Starling è una persona fantastica, coraggiosa, determinata, decisa...
Un libro che fa riflettere, una storia la quale fa capire che è proprio vero che nella vita due persone, le quali appartengono a mondi totalmente diversi, possano unirsi in circostanze impossibili; ed è questo che mi ha fatto innamorare di questo romanzo di Thomas Harris.
Per chi lo critica negativamente... bhe ognuno la può pensare come vuole con i propri punti di vista... Fortunatamente abbiamo i nostri gusti e ognuno fa di testa sua.
So solo che "Hannibal" è per me il miglior libro che abbia mai letto in tutta la mia vita (così come il film) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ale89' Kia_Max@libero.it (31-03-2005) Beh se devo fare una recensione sul libro di Thomas Harris do "voto:5" cioè il massimo..quel libro è veramente meraviglioso!! Mi ha emozionato tantissimo..mi ha stupita ed eccitata..veramente bello..il fascino che possiede il dottor lecter è strepitoso..intrigante, intelligente e spaventoso..ruolo che Anthony Hopkins riesce a trasmettermi in pieno. Ciò che non ho apprezzato è il film. Quello del "Silenzio degli innocenti" è molto bello ma "Hannibal" mi ha leggermente delusa..troppi pochi i particolari per Firenze..mancano troppe cose e il finale è troppo diverso..lei si innamora di lui..cosa che nel film non riesco a vedere e la cena si svolge in modo completamente diverso..Mi sono totalmente innamorata del finale che Thomas Harris è riuscito a dare al libro e il finale del film mi ha delusa davvero. In ogni caso il libro lo consiglio a tutti. è veramente troppo bello. Uno dei libri più belli che io abbia mai letto. Complimenti all'autore e un po' meno al regista del film. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
annarella (17-12-2004) stupendo!!! Thomar Harris è sempre bravissimo!!!
peccato che l'edizione sia costata ben 17 euro, ossia 34.000 delle vecchie lire e che i fogli si siano scollati dal libro dopo averlo letto...!!!
Adesso ho un bel libro (inteso come contenuto), una bella copertina e circa 600 pagine vaganti nella mia libreria.
annarella Voto: 5 / 5 |  |  |  |
meg natsumi@excite.it (19-10-2004) nn ho ancora finito di leggere hannibal,anche se da quando ho comprato il libro le mie mani nn fanno altro che sfogliare le sue pagine..in compenso prima di leggere il libro ho visto il film:una vera delusione!a mio parere la prima parte del film,la parte in cui lecter si trovava a firenze,viene un pò trascurata mentre nel libro assume grande importanza oltre che essere molto bella e piacevole da leggere.x il resto mi ha un pò deluso la tentata spiegazione che harris nel libro ha voluto dare sul cannibalismo di hannibal,è qui che hannibal perde l'indole maligna che lo aveva caratterizzato in red dragon e il silenzio degli innocenti..era un incognita da nn spigare..il male nn ha una logica e se c'è l'ha nn penso che saremmo in grado di spiegarla o cmq è meglio nn saperla.infine il finale nel film è si un pò troppo scontato,un film nel complesso più che commerciale come lo è anche il libro.voto:3 sono generosa e poi il finale devo ancora leggerlo!bye Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Martina (09-10-2004) SEMPLICEMENTE UNO DEI PIù BEI CAPOLAVORI...
RIESCE AD ANDARE BEN OLTRE LA REALTà DELLE COSE..è SUBLIME IN TUTTI I SENSI...RICCO D EMOZIONI E SUSPANSE.
ADORO I PROTAGONISTI E L'AFFASCINANTE MODO D PENSARE E PARLARE DEL DOTTOR LECTER..IPNOTIZZANTE E SPAVENTOSO...UN GENTILUOMO E UN MOSTRO ALLO STESSO TEMPO.
STUPENDO Voto: 5 / 5 |  |  |  |
eddy02 (06-05-2004) ho letto HANNIBAL in soli 5 giorni e sono rimasto davvero scontento e amareggiato dopo averlo finito di leggere.
un autore bravissimo come thomas harris che ci ha abituati a successi come IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI, con questo HANNIBAL abbassa davvero la mia stima verso di lui.
si vede che HANNIBAL è il classico libro dell'autore che si è fattoi un nome e che la gente come me legge, solo perchè in copertina c'è scritto THOMAS HARRIS.il risultato è un libro scritto malvolentieri (da salvare solo la prima parte e la narrazione dei fatti accaduti a Firenze), dalle atmosfere cupe e malvage. il personaggio del dott.Lecter perde la personalità che aveva dimostrato nei precedenti volumi, sembra solo un'innocuo vecchietto rispetto alla crudeltà di alcuni protagonisti. così come l'agente Clarice Starling,irriconoscibile dal precedente romanzo. altro fattore negativo :il finale da via col vento, praticamente comico e improbabile.
insomma se potete, evitate di leggere HANNIBAl o perlomeno leggetelo solo dopo i primi due volumi della trilogia che sono da 5/5. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
alex (31-05-2003) trovo che sia un libro meraviglioso!
in oltre ho notato un'abilità pazzesca da parte di Harris nell'unire il bene con il male nel personaggio di Lecter,infatti in questo libro c'è tanta malvagità,che cmq affascina il lettore,ma anche tanto amore,come testimonia il finale che tutti definiscono scontato,ma io penso che "hannibal"sia come una bellissima favola per adulti che si conclude in modo dolcissimo e che anche una persona "fredda" come me ha apprezzato enormemente Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nando ferna53@virgilio.it (11-12-2002) Bel libro, sì! Però vorrei leggere anche altre opere di Harris e sinceramente non vedo l'ora.
Auguro a tutti di leggere 'voracemente' tutte le pagine di Harris. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
leo (07-12-2002) Hannibal è un libro che si presta a molte discussioni.Io avevo letto i due precedenti libri di thomas harris e mi erano piaciuti moltissimo e per questoHannibal mi ha deluso.Il finale tanto criticato è sicuramente ridicolo,è vero che non era facile immmaginarne uno diverso,ma se tuutti fossimo capaci di farlo,saremmmo tutti scrittori.Invece la bravura di uno scrittore si vede in questi casi e purtroppo Harris non è riuscito a creare un finale alternativo.
Il libro è abbastanza bello,ma alcuni passi c'entrano poco con la storia(vedi storia d'amicizia tra Barney e Margot).Alla fine si ha la forte sensazione che l'autore voglia spingerci a perdonare Lecter e addirittura a dargli ragione.Infatti descrive le sue vittime come persone che hanno compiuto atti ingiusti,come il cacciatore di frodo, e perde tante pagine a desrivere i gusti pervertiti di Mason Verger,
fino a farcelo giustamente odiare e a dare ragione a Lecter che voleva ucciderlo.
Spero che esca un quarto capitolo di questa saga soltanto per rivedere all'opera Will Graham.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
petrus (09-10-2002) Esiste un libro “inutile”? Parrebbe, leggendo i primi capitoli nei quali può capitare d’incappare, se si segue troppo da vicino quest’autore. Harris aveva esordito con un’opera prima di tutto rispetto in cui l’analisi delle inquietudini americane assurgeva a simbolo del rapporto con l’Altro, tema fondamentale, sempre presente nella letteratura angloamericana. Purtroppo il libro scade nel grandguignol, una scalata dell’inverosimile e del barocco, certamente fuori luogo.
Buona l’edizione e la traduzione
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (18-03-2002) Non è il caso di dilungarsi molto data l'abbondanza di commenti già presente... il fatto che Harris si sia affannato tanto per far diventare Hannibal Lecter un nuovo "mito" soprattutto presso i più giovani, la dice lunga sulla avidità e la presunzione dello scrittore (che peraltro ritengo uno dei migliori sulla piazza...) Con questo lavoro si è "rimangiato" (nel vero senso della parola...)tutto quanto di buono aveva fatto con Red Dragon (che ai tempi in cui lo lessi io si chiamava ancora "il delitto della terza luna"...) e con Il silenzio degli innocenti (che del primo era in fondo una specie di remake con qualche idea in più...) Sul finale risibile e sul delirante commento conclusivo dell'autore è meglio stendere un pietoso velo... pura stupidità condita di megalomania... e dire che per il terzo capitolo della trilogia mi aspettavo un ritorno di Will Ghraam più solitario e maledetto che mai a dare la caccia finale alla sua nemesi... mi illudevo.. quì è probabile che di Hannibal prima o poi ci propinino una serie di telefilm... Sconsigliabile ma da leggere.
P.S. il delirio del commento che precede il mio la dice lunga sul pubblico a cui Harris si rivolge oggi; un consiglio al sig. Norkhay: oltre a questa roba cerca di leggerti anche qualcosa di serio e magari iscriviti ad una associazione di volontariato; è un hobby migliore che cercare di convincere se stesso e gli altri di essere un serial killer...
Romano De Marco
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Tenzing Norkhay tenzingnor@yahoo.it (31-07-2001) Il Male. E basta. Quel Male assoluto, infinito, affascinante. Ed unico per un solo motivo: perchè in fondo deriva dal bene, che vi piaccia o no.
Sono d'accordo con chi dice che è un libro unico, e 10 anni per scriverlo non sono uno scherzo; Lecter lo vorremmo conoscere tutti, vorremmo poter parlare sempre con lui, per fare in modo che ci porti dentro noi stessi, dato che noi non ne siamo in grado. E' un'essere superiore in tutto, è il SuperUomo, nessuno può competere con lui, e al tempo stesso ha un'infinita carica di umanità e tenerezza, che ce lo fanno adorare. Per tutto ciò Harris è uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi, ed io gliene sono grato.
La polemica sul finale non ha senso: chi ha detto che il Male non possa nè debba amare ? E ricordatevi che Starling è comunque stata drogata dal dr. Lecter.....e, appunto, che siamo davanti ad un romanzo.
Purtroppo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ELISA elisa.campanotti@virgilio.it (08-07-2001) Sono a circa meta' libro e l'aver scoperto qui il finale nn mi ha dato per nulla fastidio, anzi una fuga d'amore tra i due protagonisti (che io metto sullo stesso piano) me l'aspettavo!
A volte le scene sono un po' forti per me che ho solo 18 anni...
Apprezzo il suo modo di scrivere e un po' cerco di imitarlo!
Le analisi psicologiche sono fantastiche... da poche parole si capisce il caratterere di un personaggio; sono un po' legata al film "Il silenzio degli innocenti" dove mi ero immedesimata in Clarice: ambiziosama con radici umili...
Il libro spero che continui come la prima meta'... "BUDELLA FUORI O BUDELLA DENTRO, DOTT. PAZZI?" ... fantastico...
CIAO A TUTTI! :-) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
mark (04-04-2001) Il dottor Lecter è sicuramente il personaggio letterario più affascinante e raffinato che sia stato descritto in questi ultimi venti anni.
Hannibal è un bel libro. Secondo me a volte può risultare un po' prolisso,ma è comunque ricco di suspence e si presenta sotto un impeccabile forma stilistica.Da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Elena (21-03-2001) non sono una grande divoratrice di libri ma...non ne ho mai letto uno così in fretta: è praticamente coinvolgente, geniale, in poche parole stupendo!Grazie Harris!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Filippo Alessi rosso71@supereva.it (09-03-2001) E' sicuramente un libro straordinario tanto quanto Il silenzio degli innoccenti e il Drago rosso e proprio perchè tutti e tre straordinari non vanno messi in competizione tra loro. Io l'ho letto in sette ore filate è stato sicuramente il libro migliore che ho letto quest'anno (a parte Camilleri). A chi non è piaciuto..............Beh......siete liberi di pensarla come volete io ho gia' comprato la mia sega per autopsie..............a presto............... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
barbara (27-02-2001) Si legge tutto d'un fiato ed e' bello penetrare finalmente nell'intimo del Dr. Lecter scoprendo le cause
del suo cannibalismo ed apprezzarne anche il lato "romantico". Il finale e' assolutamente inaspettato
ma comunque bello, decisamente l'ultimo capitolo merita una immediata rilettura....
Niente a che vedere con il film recentemente uscito, nel quale solo la raffinatezza
di Lecter e' egregiamente rappresentata, grazie alla solita eccezionale prestazione di
Anthony Hopkins.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Tamy (24-02-2001) Molto bello.
E non capisco una cosa:
Hannibal è una creatura di Thomas Harris, LUI l'ha partorito dalla sua fantasia, LUI l'ha fatto vivere e ce lo ha offerto su carta stampata come su un piatto d'argento. La storia è SUA con tutti i diritti che questo comporta.
Chi siamo noi per dire che avrebbe dovuto finire così o colà?
Mi dispiace se alla critica non è piaciuto; che lo scrivano loro un libro così.........! Voto: 5 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40
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