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Joyce James - Gente di Dublino | Personaggi dublinesi che, nella loro inerzia e nella loro ipocrisia, riflettono caratteri universali. Racconti naturalistici che mettono a fuoco i momenti fondamentali dell'esistenza: la fanciullezza, l'adolescenza, la maturità.
13 recensioni presenti. Media Voto: 4.23 / 5stefano scarpa ste.scar@tin.it (18-01-2012) che questa raccolta di romanzi mi sia rimasta sul palato come un buon caffé dopo 10 anni circa dalla lettura la dice lunga. devo trovare il coraggio di comprare l'Ulisse. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Piero Suriano dereg@webmail.it (02-09-2011) Joyce scandaglia l'animo umano attraverso bozzetti di vita quotidiana, rubati come un abile fotografo, alla sua città natale. L'Irlanda diventa lo specchio del mondo e Dublino il riflesso delle sue più intime e inconfessate contraddizioni. Sono quindici racconti che ad una prima lettura non dicono nulla tanto sono sconnessi. Solo successive letture consentono di metabolizzare il testo e il proposito di Joyce di descrivere Dublino dietro la lente di momenti diversi dell'esperienza umana. Così abbiamo il rimestare nei ricordi della giovinezza di Eveline che sta per lasciare, come tanti suoi amici, la casa paterna, lontano dal cattivo genitore, ma anche da quegli oggetti spolverati una volta alla settimana per tanti anni. La soddisfazione della signora Mooney che nel ruolo di madre oltraggiata piazza la figlia Polly al malcapitato Doran, libero pensatore a parole. Le umiliazioni pubbliche subite da Farrington si trasformano in vessazioni private sul figlio Tom malmenato per un nonnulla. Mr Duffy trova nella signora Sinico, esclusa dal marito dal rango di persona interessante, la sua musa ispiratrice e ne diviene il confessore. Le discussioni e le ripicche di nazionalisti irlandesi alla vigilia delle elezioni a caccia di voti e di prebende. Le rimostranze mercantilistiche della signora Kearney riguardo al mancato pagamento della figlia come cantante. Lo scherzo organizzato da tre amici buontemponi contro Mr. Kernan, fustigatore della fede cattolica. E da ultimo, la confessione di Gretta al marito Gabriel, fremente di desiderio, in una camera d'albergo, di essere stata amata da un ragazzo in passato e di sentirsi la causa della sua morte per un amore non corrisposto. L'ultimo racconto è il più lungo e il più significativo. I morti non sono solo quelli che ci hanno preceduto, ma ognuno di noi può esserlo senza saperlo, non avendo mai vissuto la propria vita, o all'improvviso, quando la verità si svela dinanzi a noi. Il cerchio si chiude, vita e morte si ricongiungono. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Moreno C. (29-03-2011) Si chiama 'Gente di Dublino', ma ha una portata ed un valore che sono universali. Parla della debolezza e della miseria interiore e di come non si possa (o, più spesso, non si voglia) vincerle. Malgrado lo stile semplice e povero della scrittura ogni racconto è pieno di dolente assoluta bellezza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Denebola francesca.giorgini1@alice.it (13-01-2010) Carrellata di squarci di vita dublinese alla fine dell'800;i racconti sono all'inizio semplici,per poi caricarsi di complesità mano a mano che avanza l'età media dei personaggi e di conseguenza sopraggiungono tutti i problemi della vita,dando carattere di universalità alle storie nonostante l'ambientazione ben determinata.Lo stile è chirurgicamente preciso:niente sconti ma neppure drammi e moralismi inutili,le cose vanno prese per quello che sono,realismo puro insomma.Concordo che sia l'opera migliore per accostarsi a Joyce,per le ridotte dimensioni e la scrittura ancora lineare;ma mi sento in dovere di avvertire che non è così innocuo come può sembrare... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Davide Di Falco (26-04-2009) E' la scrupolosa descrizione degli ambenti gretti e meschini dublinesi: una descrizione sin troppo realistica, senza quel pizzico di grottesco (vedi Kafka) che rende i racconti ben più gradevoli. Leggetevi l'Ulisse, forse è meglio. Ciò non toglie che sia un bel libro. Ciao! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Estelgard (26-02-2009) Di sicuro Joyce o lo si adora o lo si trova indigesto...io sono tra coloro che appartengono al secondo gruppo, pur affermando che è uno dei più grandi scrittori del '900. Non ho mai letto "Ulisse" e mi sono riproposto di farlo, quando troverò il coraggio e lo stimolo giusto. Per ciò che riguarda "Dubliners" non mi attrae particolramente lo stile dell'autore, nonstante mi piacciano le descrizioni accurate; la quasi mancanza di azione , la piattezza di certi personaggi è troppo simile al verismo di certi altri autori precedenti (vedi Verga, altro che assolutamente non apprezzo). L'affresco di Dublino è mirabile, ma proprio perchè aderente alla realtà, non mi provoca nessuno stimolo a una lettura coinvolgente. Alcuni racconti più di altri si sono rivelati interessanti: "Le sorelle", "Arabia", "Due cavalieri", "Una piccola nube", "I morti". Comunque in ogni storia la patina di noia ha sempre prevalso sugli spunti d'emozione che ho provato. Come molti me li hanno descritti, questi racconti sono come quadri di una uggiosa città del nord: immobili, spenti e piuttosto monocromi. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (14-12-2006) Come commentare questa raccolta di racconti se non affermando che si tratta di un imperdibile capolavoro della letteratura del 900? Al di là della ambientazione specifica dublinese, si tratta di attualissimi affreschi (ma forse sarebbe meglio dire "istantanee") sulla condizione umana con le sue miserie, le sue sofferenze, le sue contraddizioni. Attuali per tematiche ma anche e soprattutto per un linguaggio pulito, essenziale, diretto, scevro da qualsiasi manipolazione stilistica che possa interferire con la narrazione e la presentazione dei fatti e dei personaggi. Una lettura senza tempo, affascinante e illuminante, per alcuni versi addirittura innovativa nonostante si tratti di pagine scritte un secolo fa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlo Alberto Lentola (06-12-2006) Un libro noiosissimo, per quanto scritto bene, composto da raccontini riguardanti la quotidianità irlandese che lasciano assolutamente il tempo che trovano... un uomo che torna a casa ubriaco di notte e picchia la moglie: e allora? Capisco il "verismo" e tutti gli altri "ismi", ma decisamente in questo libro non ho trovato proprio nulla di stimolante e coinvolgente.
Se volete leggerlo, vi consiglio di evitare come la peste le edizioni con le note in fondo alla pagina: rovinano la lettura e contaminano l'interpretazione, andando a scavare pozzi profondissimi in pagine dove non c'è nulla. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Quorthon (22-11-2006) Nostalgico e commovente, nonchè scritto divinamente. Toccante. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
BrujitaIRR (10-11-2005) onestamente, per dirla alla Hornby in "alta fedeltà" non è di sicuro tra i migliori 5 libri mai letti, e nonostante non sia il genere di libro che preferisco, ad onor del vero Joyce ha composto un capolavero. Libro da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Loreanne (09-09-2005) Splendido affresco dell'Irlanda. Meraviglioso esempio di letteratura e ottimo insegnamento per i narratori di oggi, sempre in bilico tra spazzatura (Travaglio docet) nonchè orrende e assurde trame (Margaret Mazzantini, Sveva Casati Modignani e Melissa P. su tutti).
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fade85 (13-09-2003) L'esempio calzante della nostalgia fatta arte da parte di un uomo che camminava attraverso un Irlanda piena di storie di vita immerse in un boccale di birra.
James Joyce ha rappresentato egregiamente questa sua terra fantastica attraverso descrizioni che lasciano percorrere il lettore la lunga strada bagnata verso la casa del "padre". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ernesto Peci e.peci@virgilio.it (15-04-2002) La "classe" non è acqua. Un esempio splendido di come si scrive un libro. Situazioni, paesaggi, personaggi talmente ben caratterizzati da poterli vedere realmente davanti a noi. Su tutti "I morti", "Un caso pietoso". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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