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Guccini Francesco; Macchiavelli Loriano - Macaronì |
| La recensione de L'Indice |

scheda di Bertini, M., L'Indice 1997, n. 5
(scheda pubblicata per l'edizione del 1997)
Con i suoi due piani cronologici che si alternano - gli anni ottanta dell'Ottocento e la fine degli anni trenta del nostro secolo -, "Macaronì" potrebbe fare la gioia di una mezza dozzina di professori francesi di narratologia, sempre lì a lambiccarsi sul gioco di quelle ellissi, analessi (che sarebbero i flashback) e prolessi (anticipazioni: flashback al contrario) di cui è intessuta la dimensione temporale di ogni racconto un po' movimentato. È d'altronde un classico della narrativa gialla, da Conan Doyle in poi: l'enigmatico presente di una catena di delitti, non visibilmente collegati tra loro, si traduce in leggibile chiarezza con l'emergere di un remoto antefatto di odi e vendette, sepolti in un passato che il narratore fa riemergere gradualmente sotto gli occhi del lettore. L'intreccio di "Macaronì" si modella su questo schema tradizionale, adattandone in toto ritmi e convenzioni. Assistiamo così a un succedersi di morti misteriose che nel 1938-39 lasciano oltremodo perplesso un simpatico maresciallo piovuto da un paesino della lontana Campania in un villaggio non meno abbandonato da Dio dell'Appennino tosco-emiliano: un parroco scivola nel fiume in circostanze poco chiare; poco dopo saranno un personaggio dal passato incerto, soprannominato il Francese, e l'anarchico Guidotti Libero a fare analogamente una bruttissima fine, mentre i loro diffidenti compaesani si guardano bene dal condividere con il poliziotto dall'esotico accento meridionale tutto quel che sanno sui rancori che si sono accumulati nel tempo su tutte le famiglie del luogo, da quella della misteriosa contessa che vive nella sua villa in una sorta di clausura, a quella ormai dispersa del proletario ribelle Prosperi Gaetano, assassinato dai carabinieri sotto gli occhi del figlio bambino. Taciuto e dissimulato da tutti, per diversi motivi, il passato verrà a galla ugualmente: ed è proprio nella ricostruzione che lo riporta in vita che Macchiavelli e Guccini si spostano dal terreno del giallo a quello di un convincente affresco storico-sociale, in cui pesa sui destini individuali un destino collettivo carico di ingiustizia e di sofferenza, quello degli italiani (chiamati prima "macaronì", poi "ritals") emigrati in Francia nella seconda metà dell'Ottocento e sottoposti ad angherie e persecuzioni d'ogni genere. Al realismo un po' didattico di questa narrazione storica, si intreccia quello più quotidiano e familiare con cui è descritta la vita dello sradicato maresciallo esiliato tra le nevi e le forre degli Appennini, e costretto a fare i conti con i nomi differenti dei funghi, con il diverso sapore dei vini, e con una "minestra nei fagioli" (non "di fagioli") che non comporta pomodoro fresco nel soffritto. Alla fine del romanzo, il maresciallo avrà imparato ad apprezzare la versione montanara della sua minestra preferita e Serafina, la moglie dell'oste, ne sperimenterà la variante meridionale, con i fagioli non passati al colino: il sapore del-la diversità accettata con ruvido amore accenderà una scintilla di luce in questa storia fosca di vendette crudeli.
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15 recensioni presenti. Media Voto: 4.46 / 5Luka (27-10-2008) L'idea del libro è originale, e l'intreccio fra presente e passato è parecchio intrigante; anche se si conclude in maniera deludente, quasi che i due non sapessero più cosa scrivere. Tuttavia, posso assicurare che se si legge il libro con trasporto, ci si accorge perfettamente di quanto sia realistico. Inoltre ci sono parecchi personaggi interessanti e originali; che magari svolgono ruoli marginali, ma che danno al libro uno spessore letterario di un buon livello. é una buona lettura. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Leo Perutz (05-06-2008) C'e' questa trovata del doppio piano narrativo che intreccia il romanzo e lo rende piacevole ma la vena si interrompe improvvisamente in piena "navigazione" e lo fa in maniera anche abbastanza deludente, perche' non riesce in nessun modo ad illuminare, a spingere con interesse verso la conclusione la narrazione principale. Gradevole le atmosfere realiste ma la coppia non riesce davvero a testimoniare nulla di una epoca che palesemente non ha vissuto. Questo Santovito potrebbe sembrare un personaggio di Pietro Germi ma ne manca alla fine il carisma e molti dei personaggi collaterali non vanno oltre la caratterizzazione fornita dallo strano nomignolo.
Non e' roba da buttare ma e' comunque qualcosa che si dimentica in fretta. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
paola (07-05-2008) Bellissimo. Ti senti cullare dal tempo e vorresti esserci stato. I ricordi diventano tuoi ricordi, tutti i tuoi sensi ti aiutano a soffermarti sulla memoria, a sentire il freddo sulla pelle, gli odori dell'osteria, del fuoco, del sigaro, il sapore del vino, delle merende salate, le voci lontane di una sorta di uomo fossile, che c'è stato e che ha lasciato una traccia indelebile. Dopo questo ho letto anche gli altri della coppia e li ho trovati tutti caldi e avvolgenti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Tommaso (05-02-2008) Questo è il primo romanzo della coppia Guccini-Macchiavelli che leggo: speriamo che siano tutti così!!!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
natale vacalebre (28-04-2007) meraviglioso... forse il migliore della serie. si respira il profumo del vino corposo di parsuès, l'odore antico e vivo dei toscani di santovito e si ha quasi la possibilità di toccare coi polpastrelli quella silenziosa, difficile umanità di quella gente umile e "difficile" che abita sull'appennino. BRAVI! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
camillo (18-03-2007) Splendido. E' il primo libro che leggo di guccini/machiavelli e sicuramente non sarà l'ultimo. Si sente quel gusto di antico che è sempre di grande attualità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luisa (05-12-2006) Libro scritto in modo curioso e stravagante,la scrittura da parte di 2 persone diverse è evidente,ma non fastidiosa.Splendide le descrizioni dei personaggi e di alcuni interni (la trattoria).La descrizione degli emigranti italiani mi sembra accurata e dovrebbe farci riflettere sulla situazione italiana ed europea attuale.Il ritmo è incalzante e ti porta a leggerlo in un colpo solo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giuliopez (04-09-2006) Bellissimo! Splendida la caratterizzazione dei personaggi, non solo del maresciallo Santovito. La trama è un puzzle che si compone piano piano rendendo la lettura sempre appassionante. Grazie agli autori, ho già letto "Un disco dei Platters" e sicuramente mi gusterò anche gli altri romanzi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
fabrizio (16-03-2005) C'è una netta differenza tra la parte ambientata in Francia - scritta da Guccini - e il resto, composto invece da Machiavelli. Questo contrasto, piuttosto stridente, è probabilmente l'unico neo di un ottima storia. Fortunatamente in Italia non c'è solo Camilleri e il suo Montalbano. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Stefano (07-03-2005) Bello, molto bello. Un romanzo poliziesco ben scritto, molto avvincente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
matteo matteo.buscarini1@virgilio.it (01-02-2005) sn stato obbligato a leggero ma allo fine mi ci sono appassionato e mi è piaciuto parecchio P.S:ci sono delle bestemmie fantastiche,un libro miticoooo Voto: 4 / 5 |  |  |  |
max67 info@baronet.it (06-10-2004) macaroni' e' il primo della serie scritta a 4 mani e pur inferiore a questo sangue che impasta la terra a mio parere il piu' bello risulta comunque affascinante e piacevole ,
straordinario il modo in cui raccontano delle difficolta incontrate dagli immigrati italiani alla fine dell'ottocento con analogie evidenti di come noi italiani trattiamo gli immigrati adesso
come sempre guccini riesce a far riflettere
meditate gente Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Silvana silva2000it@yahoo.fr (02-09-2002) Un romanzo che merita, le cui pagine volano. Un personaggio bellissimo, quello di Santovito, come bellissimo è il rapporto che si instaura con Bleblè. machiavelli e Guccini sono riusciti a far sentire lo "spirito della montagna", l'atmosfera di un paese che non è ancora città, con i suoi gesti e i suoi cenni. Un grande spaccato storico. Da leggere assolutamente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Jayne (18-09-2001) Questo romanzo poliziesco va letto prima di ‘Un disco dei Platters’ e prima di ‘Questo sangue che impasta la terra’. Il romanzo è ambientato in un paese dell’Appennino tosco-emiliano in 1938, però gli omicidi sono legati a eventi nella Francia di 1884. Mi è piaciuto l’ambiente principale di questo romanzo, il maresciallo e gli altri abitanti di questo paese sono interessanti e simpatici. Devo dire che gli scrittori usano un vocabolario abbastanza limitato però questo stile ‘utilitario’ piacerà a coloro che cercano soltanto una buona storia senza ricche descrizioni. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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