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Gentile Emilio - L' apocalisse della modernità. La Grande guerra per l'uomo... |
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Titolo | L' apocalisse della modernità. La Grande guerra per l'uomo nuovo |
| Autore | Gentile Emilio | Prezzo Sconto 15%
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€ 22,95 
(Prezzo di copertina € 27,00 Risparmio € 4,05)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2008, 308 p., rilegato |
| Editore | Mondadori
(collana Storia) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Nell'agosto 1914, allo scoppio delle ostilità, molti si erano arruolati entusiasti, immaginando di prender parte a una gloriosa avventura, convinti che il sacrificio del sangue avrebbe dato vita a un mondo e un uomo rinnovati. Dopo pochi mesi, l'entusiasmo era scomparso. Ci si rese conto che la guerra era completamente diversa da quelle fino ad allora combattute: per l'enormità delle masse mobilitate, per la potenza bellica e industriale impiegata, per l'esasperazione parossistica dell'odio ideologico, per l'ingente numero di soldati sacrificati inutilmente. La Grande Guerra rappresentava il naufragio della civiltà moderna. I combattimenti cessarono alle ore 11 dell'11 novembre 1918. E già all'orizzonte nuove tragedie si profilavano, poiché il trattato di Versailles ridisegnava l'intera geografia europea secondo la volontà dei vincitori, con conseguenze gravi e di lunga durata a livello politico e ideologico: le rivendicazioni territoriali, la corsa al riarmo e la militarizzazione di massa della società saranno alcuni dei principi cardine sui quali regimi totalitari come il fascismo e il nazismo baseranno il proprio consenso. Gentile ricostruisce il contesto sociale, culturale e antropologico entro il quale maturò quella che è ritenuta una delle più tragiche esperienze del Novecento, soffermandosi in particolare sugli artisti e gli intellettuali che, se all'inizio avevano invocato la guerra come una catarsi, si fecero poi interpreti dell'angoscia profonda da essa scatenata.
| La recensione de L'Indice |
 Docente alla Sapienza, prolifico storico del fascismo, fra i rari accademici italiani in grado di accattivarsi l'attenzione del lettore grazie al notevole piglio narrativo, in questo saggio Emilio Gentile si ripropone di illustrare il controverso rapporto fra l'antimodernismo di molti intellettuali "apocalittici" attivi in Europa e negli Stati Uniti fra Otto e Novecento, il loro atteggiamento verso la guerra e le tragiche rivelazioni che quest'ultima, rivelandosi apocalittica in senso etimologico, portò in evidenza, invece dell'auspicato avvento di un "uomo nuovo", quale Nietzsche aveva predetto. Arricchendo l'analisi con citazioni mai scontate (come il profetico studio sulle guerre di Jean de Bloch, stilato a fine Ottocento), l'autore tratteggia le origini e l'attuarsi del crollo più rapido di ogni tempo, quello venuto a prendere forma tra la Belle Époque, intrisa di slancio innovatore, e la Grande guerra. Con felice intuizione narrativa, Gentile ricorda che all'Esposizione universale tenutasi a Parigi nel 1900 alcuni padiglioni non erano vicini, come quelli del Giappone e della Cina da un lato, della Spagna e degli Stati Uniti dall'altro, per le tensioni che già si andavano annidando o si erano annidate tra queste nazioni, cui si aggiungeva il crescente militarismo tedesco. Nel 1914 la guerra, che intellettuali come Weber, Musil o Majakovskij avevano immaginato come un antidoto alle presunte mollezze del progresso, fu da molti salutata con gioia. Da quel che emerge grazie alle numerose impressionanti testimonianze illustri qui raccolte, finì tuttavia per risultare non solo un terribile massacro, ma anche un'epopea deludente e l'avvio di una fase ancor più critica per il mondo intero. Daniele Rocca |
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