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Narrativa straniera  Classica (prima del 1945) 

Hemingway Ernest - Per chi suona la campana

Per chi suona la campana TitoloPer chi suona la campana
AutoreHemingway Ernest
Prezzo
Sconto -15%
€ 8,92
(Prezzo di copertina € 10,50)
Dati1998, 544 p., 28 ed.
EditoreMondadori  (collana Oscar scrittori moderni)
 
Disponibile anche usato a € 5,25 su Libraccio.it

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Descrizione
Un episodio di guerriglia durante la guerra civile spagnola, un ponte che deve essere fatto saltare, un piccolo gruppo di partigiani uniti dall'unica speranza che "un giorno ogni pericolo sia vinto e il paese sia un posto dove si vive bene"; in mezzo a tutto questo, Robert Jordan, il dinamitardo, l'inglés giunto da Madrid per organizzare la distruzione del ponte. Robert è un irregolare nell'esercito repubblicano, un intellettuale votato a una causa che, tra mille dubbi, egli sente non meno sua degli altri: perché al di là di ogni errore e di ogni violenza ci sia pace e libertà per tutti.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 33 recensioni presenti.  Media Voto: 4.27 / 5 | Invia recensione

ROSSELLA (27-09-2014)
non ci siamo. Non mi importa se lo definiscono un capolavoro. Il libro è molto molto molto noioso: un ponte che non salta in aria se non nelle ultime 50 pagine (dopo averne letto 450). Personaggi poco caratterizzati. L'autore si dilunga in dialoghi e descrizioni piuttosto inutili. Non parliamo della storia d'amore tra Robert e Maria: una banalità unica. Un amore apparentemente profondo già al primo incontro (??). Troppe troppe parole inutili. Una delusione
Voto: 1 / 5
Renzo Montagnoli renzo.montagnoli@gmail.com (14-01-2014)
Benché Ernest Hemingway non rientri fra i miei narratori preferiti, per una molteplice varietà di motivi, non ultimo un certo tono di sufficienza a cui ha improntato non sue poche prose, ci sono due romanzi che ha scritto che secondo il mio giudizio sono delle vere e proprie eccellenze, per i temi trattati e per la misura con cui sono svolti. Mi riferisco a Il vecchio e il mare e a Per chi suona la campana. Quest'ultimo ha trovato ispirazione in una sua esperienza diretta nella guerra di Spagna, allorché l'autore americano vi fu presente, dalla parte dei repubblicani, in qualità di corrispondente. Forse la trama è anche troppo semplice, forse avrebbe dovuto affondare ancora di più il coltello nella piaga per dimostrare come, fra tutti gli orrori di un conflitto, sia insuperabile quello di uno scontro fra fratelli, ma c'è qualche cosa che non si deve sottacere e che permea l'intera opera: la morte. Sempre presente, in qualsiasi circostanza, sembra quasi il destino ineluttabile di ciascun protagonista, una morte di cui si è ben consapevoli anche quando si avvia una vera e propria azione suicida, una morte che è sempre al fianco, al punto di non temerla, perché prima o poi tutto finisce. Non c'è retorica in queste pagine, anzi c'è un distacco quasi giornalistico che annota la violenza come un fatto e proprio per questo ancor più lancinante è l'emozione che finisce con il provare il lettore. Inoltre, benché chiaramente dalla parte dei repubblicani, Hemingway usa la stessa misura per loro e per i franchisti, considera gli uomini sotto una diversa divisa come esseri umani, spesso inconsapevoli della scelta effettuata. In quest'ottica la guerra diventa un mostro che rivela la vera natura degli esseri umani e così per l'autore americano i buoni non sono tutti solo sotto un'unica bandiera e lo stesso dicasi per i cattivi, ben conscio che un conflitto è l'occasione ideale affinché ogni individuo possa dare il peggio o il meglio di sé. Leggetelo, è sicuramente meritevole.
Voto: 4 / 5
Travax (03-05-2013)
Non c'è nulla da dover, o poter, dire. dico solo questo: è un libro che non può non essere letto per chi vuole fare un certo tipo di discorso "elevato" a livello narrativo e letterario.
Voto: 5 / 5
Gozer (08-04-2011)
Qualche sforbiciata nei primi tre quarti avrebbero fatto bene al romanzo. In mezzo a momenti intensi come ad esempio il racconto di Pilar sull'esecuzione dei franchisti, spesso Hemingway si perde in sfiancanti soliloqui del protagonista. Per carità però, è un classico e gode della giusta fama che merita.
Voto: 4 / 5
tatore (02-03-2011)
Un libro che parla di libertà, amicizia, passione politica e amore. Con violenza ma anche con delicatezza. Anche se a volte la lettura non è scorrevole, le ultime cento pagine sono particolarmente intense e ripagano dello 'sforzo'. In definitiva, questo libro è un Classico che merita di esser letto.
Voto: 5 / 5
ANT.74 (14-04-2009)
Un bel romanzo, ben costruito, sebbene a tratti sia un po' lento. Comunque da leggere!
Voto: 4 / 5
fra (08-01-2009)
è il primo libro che leggo di Hemingway..mi aspettavo qualcosa di meglio..sicuramente un libro scritto benissimo..ma con una grande lentezza narrativa..non scorre facilmente..ed il finale è deludente. Un libro pesante.
Voto: 2 / 5
Mosè Zago zagomose@alice.it (26-05-2008)
Un libro impegnativo, ma che sa trasmettere una valanga di emozioni, sensazioni, esperienze, pensieri, immagini. La trama è molto accattivante: un ponte da far esplodere, un grande amore arrivato all'improvviso, un compagno di cui non ci si può fidare. Il finale mi ha veramente commosso.
Voto: 4 / 5
Rick (12-07-2007)
Dopo il deludente “Addio alle armi” mi aspettavo un altro polpettone melenso e invece…La storia è spettacolare con personaggi eccelsi come l’ambiguo Pablo, l’ingenua Maria, la dura Pilar e il coraggioso Robert Jordan. Ottima la regia che spazia su entrambi i fronti con bei flashback biografici e splendidi monologhi interiori. Questo capolavoro mi riconcilia con Hemingway e mi fa venir voglia di leggere le altre sue opere.
Voto: 5 / 5
Latinese (20-06-2007)
Caso vuole che ho letto questo romanzo subito dopo un altro libro sulla guerra di Spagna (La forgia di un ribelle, di Arturo Barea, purtroppo mai tradotto completamente in Italia, ma molto bello). Ebbene, quello che mi ha colpito di più è che gli spagnoli come li descrive Barea, che è spagnolo come loro, nato e cresciuto a Madrid in un quartiere poverissimo, e gli spagnoli di Hemingway si assomigliano in modo impressionante. Tanto che, con tutte le differenze di stile tra i due, sembra di leggere parti diverse di una stessa storia; che poi è la guerra civile spagnola. Hemingway parlava benissimo lo spagnolo, e nel suo romanzo (ma è difficile notarlo nella traduzione italiana) piega l'inglese per rendere le espressioni tipiche spagnole, inventando una stranissima lingua intermedia, che dà al romanzo molto del suo fascino; e conosceva bene il paese e la sua cultura, non solo le corride. Ne viene fuori un grande libro sulla Spagna, come d'altronde già Addio alle armi è un gran libro sull'Italia. E di scrittori americani tanto capaci di capire altri paesi molto diversi dagli Stati Uniti non è che ce ne siano molti. Apprezziamolo per questo. Inoltre: Hemingway fa una strana operazione, perché la Spagna vista dal suo protagonista, Robert Jordan, ha molto in comune col west; ma il west confina con il Messico, ex-colonia spagnola. E quindi i conti, stranamente, tornano.
Voto: 4 / 5
Giovanni (29-09-2006)
Un bel libro, ambientato durante la guerra civile in Spagna. Ottima narrazione, personaggi credibili (quasi tutti..), l'ossessione della morte. Ma questo libro ha dei notevoli limiti: la storia d'amore tra Robert e Maria è tra le cose più banali e stupide che abbia mai letto: a parte il fatto che è amore a prima vista (il che è assurdo, ma plausibile in guerra, quando comunque ci si trova in situazioni straordinarie: nella vita di tutti i giorni Robert non si sarebbe mai innamorata di quella piaga), il personaggio di Maria è francamente odioso: è servile in modo sconcertante, non fa che preoccuparsi e rompere le scatole al povero protagonista; inoltre sono tutti e due molto dolci, decisamente troppo dolci, come mangiare un barattolo gigante di miele. E questo incredibile amore dura TRE giorni! Un altro limite è il protagonista, una sorta di supereroe americano che illumina quei stupidi spagnoli. Cmq è una buona lettura.
Voto: 3 / 5
viviana (10-05-2006)
bellissimo..a volte evasivo..ma intenso in tutto..sentivo l'ansia e percepivo tutta la tensione di una situazione senza scampo..credo che non me lo dimenticherò facilmente Robert Jordan...sapete a volte la terra trema veramente e ti lascia senza fiato..come questa storia meravigliosa..
Voto: 5 / 5
marco (08-02-2006)
Mi è stato imposto dal prof. leggere Per chi suona la campana è devo dire che all'inizio mi ero stancato di leggerlo, ma poi l'intreccio della vicenda amoroso tra Robert e Maria, l'amicizia tra i componenti della banda, la super donna Pilar, mi ha appasionato, infatti ho fifito di letto il libro tuttu di un fiato.... il miglior libro che uno possa leggere. se non si fosse suicidato, vorrei incontrarlo e fargli i complimenti per questo magnifico libro.... consigli di leggere Per chi suona la campana a tutti, che data l'apparenza sembra lungo ma se si legge con passione si riduce a poche pagine...
Voto: 5 / 5
stefano77 stefano_conca@hotmail.com (15-01-2006)
Pochi scrittori del '900 sanno essere all'altezza di Hemingway, sarebbe inutile sprecare altri commenti sull'autore. PER CHI SUONA LA CAMPANA è un'esperienza che lascia il segno, è il documento di un periodo importante nella storia dell'Europa, che ancora oggi ci viene troppo poco raccontato. La guerra è crudele, spietata, cinica e maledettamente vigliacca. C'è spazio anche per sentimeni quali l'amore, l'amicizia, la libertà, un sorso di vino e qualche ricordo, ma l'ora in cui suona la campana prima o poi arriva per tutti, devi solo sperare che non suoni per te...
Voto: 4 / 5
tinoplus tinoplus@yahoo.it (05-12-2005)
grande l'autore nella parte d'azione e strategica, grande nel descrivere i personaggi i sentimenti,i dialoghi, le situazioni ,gli scenari con poche righe semplici dove la drammaticità delle situazioni risalta come in documentario d'epoca, in un crescendo di cronaca e prosa secca ed essenziale.Ho trovato il libro lento ed involuto in molti delle lunghe e a volte tortuose pause di riflessione dei suoi personaggi che spesso interrompono il ritmo e la drammaticità delle azioni. Mi sembra ridicolo che io debba dare un voto a questo libro. Stiamo parlando di un libro DOC e posso solo esprimere che il senso di arricchimento che ne ricavo dalla lettura è intenso e ne è valsa la fatica , che per me è stata doppia avendo voluto leggere il libro nella sua lingua originale.
Voto: 4 / 5
Claudio ninetto81@hotmail.com (11-11-2005)
Un libro molto significativo,che almeno una volta nella vita bisogna leggere.Molto accurata la parte descrittiva,quasi al limite della noia,ma capisco che i tempi di scrittura di allora sono diversi rispetto ad adesso... Quando gli uomini erano ancora disposti a morire per un ideale...
Voto: 4 / 5
Roberto B. (08-09-2005)
Sarebbe un bel libro se... non fosse tanto lungo!! Talmente lungo da diventare noioso. Trovo che sia scritto ottimamente, tuttavia non lo rileggerei. Pesante.
Voto: 3 / 5
francesco antodeluigi@supereva.it (15-07-2005)
Capolovoro assoluto. Mi ha insegnato tantissimo e mi ha fatto anche ripensare a tante cose a cui avevo dato credito. Grazie Ernest.
Voto: 5 / 5
Giuliopez (14-07-2005)
Grande libro anche se effettivamente il finale...In ogni caso Hemingway ha unito tensione, introspezione psicologica dei personaggi, amore, amicizia, odio, il tutto in una videnda di guerra civile che si svolge nell'arco temporale-narrativo di soli tre giorni! Da leggere!
Voto: 5 / 5
arny (09-07-2005)
complessivamente trovo questo libro interessante, ma devo dire che in alcuni punti rischia di diventare noioso. l'autore è superlativo nella narrazione ma il tempo della storia forse è troppo breve rispetto alla lunghezza del libro. Un grosso punto a favore è che, tutti i personaggi, anche quelli secondari, vengono descritti maniacalmente ed è questa la spinta che ti proietta all'interno della storia. Anche se Hemingway non li ama, avrei preferito un lieto fine.
Voto: 4 / 5
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 33

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