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Fischer Tibor - Sotto il culo della rana |
14 recensioni presenti. Media Voto: 4.14 / 5Federico (01-05-2008) Libro bellissimo, era da tempo che non leggevo un romanzo così coinvolgente.
Non è da leggere con in testa una ideologia (il rischio è di essere contenti per le malefatte del comunismo o odiare il libro perchè prende in giro il comunismo) ma come racconto di vita, quasi diario, di giovani del passato, sotto una dittatura crudele.
Il bello del libro è proprio la sua struttura diariesca, sembrano episodi presi a caso in un lasso di tempo di 12 anni, dal 1944 al 1956, ossia dalla fine della guerra alla rivoluzione di origine studentesca a Budapest. Curioso come il libro inizi non dal 1944 ma dal 55, unico anno in cui i protagonisti hanno avuto una vita "quasi agiata" mentre giocavano per una squadra di semi-professionisti di basket.
La scrittura è frizzante, ricca di passaggi esilaranti e metafore taglienti, soprattutto a metà libro. Superata la metà diventa più malinconico per diversi eventi, sui quali spicca la rivolta studentesca.
Poi, sapere che sono vicende ispirate dai genitori dell'autore rende la cosa ancora più interessante (infatti erano giocatori di basket e il protagonista di chiama Gyuri FIscher! ) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alex (17-12-2007) Non si può sostenere un intero libro con una serie di episodi dai quali non scaturisce nessuna evoluzione. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Bruno (31-08-2007) Un romanzo (?!) e uno scrittore molto sopravvalutati.
Il romanzo non è neanche scritto male, anzi. Si vede che l'autore ha del talento nello scrivere.
Ciò che manca completamente è la trama, e il vuoto non si può colmare a forza di episodi boccacceschi anche se ben raccontati.
Se il romanzo si propone di essere una critica a quella che fu la società del cosiddetto socialismo reale, o il ritratto di una generazione oramai perduta, allora temo che sia un fallimento totale.
Il comunismo è raccontato in ogni pagina come la zavorra che tarpa le ali al gruppo di giovani ragazzi protagonisti, nullafacenti, svogliati, apatici, soffocando ogni speranza di una vita decente e di un futuro migliore. Il comunismo diventa la causa di tutto, il male assoluto. Forse l'autore non sa che negli stessi anni in cui ambienta la sua "storia", in Italia migliaia di giovani disoccupati partivano per andare a lavorare come minatori in Belgio, e chi si rifiutava veniva incarcerato. Forse non sa, o non gli interessa, che gli anni dell'immediato dopoguerra sono stati difficili per tutti, anche all'ovest.
Nel libro, invece, la disillusione tipica delle generazioni giovanili viene ascritta in toto al comunismo, unico imputato delle sofferenze e le insicurezze proprie dei vent'anni.
Alla fine, mi sembra che il libro rimanga in piedi semplicemente come raccolta di episodi e aneddoti divertenti e un po' sporcaccioni di una banda di sfaticati ungheresi, alcuni dei quali poi hanno vissuto un impeto d'orgoglio durante la "rivoluzione" del 1956.
Certo, alcuni sono divertenti, ma anche banali, e del tutto fuori luogo rispetto all'ambientazione.
Cosa c'entrano le barzellette sui cammelli? E l'esibizione di peti dell'atleta cinese? Frutto del comunismo anche quelli?
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Michele (21-12-2006) Un libro davvero bello. Scritto bene. Non lo definirei "divertente" anche se è, a tratti, esilarante. Mi ha fatto davvero riflettere: non credo si possa liquidare come propaganda anti-comunista. Anzi, una riflessione sugli anti-sociali (o sul lato anti-sociale di tutti noi) che in qualsiasi società vengono perseguitati. Perché? Perché instillano il dubbio. E poi è scritto proprio bene. Consigliato (se lo trovate!). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
dylan (13-10-2006) Grande romanzo davvero. Una scrittura ironica, esilarante dalla prima all'ultima pagina nonostante i temi trattati siano dolorosi, capaci di annientare l'animo umano: si parla di una guerra, di una dittatura comunista, di una rivoluzione tentata molto vendicativa e crudele.I personaggi che ruotano attorno alla vicenda sono divertenti, surreali, superuomini che tentano e a volte riescono ad avere una vita "normale" nonostante le brutalità e le restrizioni cui sono soggetti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sasso (22-03-2006) Un libro molto bello, divertente e profondo, con un'ironia che è la cifra di tutto il romanzo, tra lo humour inglese e lo sberleffo alla (per restare in Ungheria) Orkeny. La parola "culo" nel titolo penalizza un libro che merita maggior fama. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
anny hannibal9@tin.it (03-02-2006) Scrittura pesante, per niente divertente, incapace di creare un'atmosfera che data la cornice era d'obbligo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Giuseppe Raspanti g.raspanti@crytron.com (11-09-2005) Divertentissimo e allo stesso tempo pieno di verità. Disegna in modo magistrale lo scenario dell'epoca, la fisionomia dei personaggi, il loro stato d'animo. Il tono scherzoso dell'inizio viene poco alla volta sostituito dalla realtà tragica dei fatti che costringono tutti a decisioni gravi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Donzello ibridonzo@libero.it (28-12-2004) IL miglior libro che abbia mai letto, fino ad ora... Divertentissimo, sincero nella quotidianità dei personaggi, nelle loro esilaranti ragazzate, nella loro voglia di vivere. Per noi che vivamo nella bambagia, è un bel monito a goderci meglio quello che abbiamo. Complimenti! :) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
chiara171 (15-09-2003) Un libro splendido. Ho conosciuto alcuni ragazzi ungheresi un po' di tempo fa e, tra le chiacchere, mi hanno raccontato spezzoni di ricordi tramandati da nonni e genitori sull'occupazione nazista e russa, la rivoluzione del '56 e sulla dittatura socialista (vissuta sulla loro pelle) durata fino al 1989. Leggere Fischer è stato come sentire di nuovo le loro voci, e per il tempo di 200 pagg. mi è parso di vivere con loro la follia dell'ideologia comunista. 15/09/03 Voto: 5 / 5 |  |  |  |
natalia nataliaxx@tin.it (15-10-2001) Mah. Vuol farmi ridere ma non ci riesce: l'ambientazione è tragica, e quel che di comico viene inserito mi sembra sforzato. Anche se si tratta dei giovanotti del basket nazionale, vivono pur sempre sotto un regime, privi di mezzi, in guerra. Più logico che pensino a come mangiare che a come scopare...
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Ciutz filippo.lfc@libero.it (09-09-2001) Potere al tragicomico! Grande classe di Fischer nell'unire l'angustiante clima nell'Ungheria del secondo dopoguerra ad una comicità mai banale. Comicità ribelle quella dei due cestisti protagonisti, Gyuri e Pataki, in piena resistenza mentale al regime, ogni giorno con piccoli e grandi gesti. Questa fusione tra ambiente e "vita" è la pura tragedia grottesca e comica della realtà.....il surrealismo della realà...e si ride,si ride sotto i baffi, si ride dentro...si ride sempre...o quasi...Stupendo il capitolo finale, in una Budapest quanto mai vitale con un popolo stanco per le strade; pulsa, vive agisce. Il tutto sintetizzato dalla dedica iniziale di Fischer: "Per tutti quelli che hanno combattuto (Non solo nel '56, non solo in Ungheria)".
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Maurizio (31-10-2000) Grande romanzo su un Ungheria non conosciuta ma forse vissuta attraverso i ricordi di un padre ex giocatore di pallacanestro fuggito ai tempi dell'occupazione dell'Ungheria (1956) il racconto si sviluppa attraverso partite di pallacanestro al limite del surreale, vicino forse ai primi film Felliniani, tra storie di scontri tra potere, sempre ottuso, e i giovani che come sempre, cercano con la loro intraprendenza di uscire dai ghetti della buon senso e della normalità. L'autore è stato per una vera e propria felice sorpresa in un panorama di scrittori contemporanei non proprio esaltante. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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