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Gilbert Martin - La grande storia della prima guerra mondiale | Ottant'anni dopo la guerra del 1914-18, Martin Gilbert offre una opera completa e dettagliata su tutti i fronti di combattimento della Grande Guerra. E riesce a parlare non soltanto di cifre (dei morti, dei feriti, dei prigionieri, dei proiettili sparati, delle vittime di gas tossici e armi chimiche) ma anche le voci: di coloro che dalle trincee confidavano ai familiari o semplicemente a se stessi il proprio angosciato stupore di fronte a un apocalittico spettacolo di orrore e crudeltà.
9 recensioni presenti. Media Voto: 3.11 / 5Luca Francato (02-07-2008) Il libro è scritto piuttosto bene, ma di certo manca un esposizione veramente ampia di ciò che è stata la prima guerra mondiale.
Sono arrivato alla fine del libro e mi sono chiesto: e il fronte italiano non è esistito? Sui nostri monti si sono combattute alcune tra le battaglie più sanguinose dell'intero conflitto, sono morti un milione e passa di soldati italiani e dell'impero Asburgico e qui l'autore ne parla per non più di 100 righe?! assurdo, direi offensivo per un italiano o un austriaco che non dimentica ciò che è stato.
Non condivido affatto il punto di vista anglocentrico scelto dall'autore.
A mio parere sarebbe il caso di cambiare il titolo dell'opera. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Marnik (23-04-2008) Libro che mostra la guerra non dal punto di vista storico-politico, ma attraverso gli occhi di chi vi era coninvolto in prima persona. Ricostruite molte situazioni attraverso racconti indiretti e lettere inviate dal fronte a chi stava a casa. Molte le testimonianze anche di chi lavorava a stretto contatto con i soldati, come ad esempio le infermiere che prestavano i primi soccorsi.
Adatto a chi ha già una conoscenza di base degli eventi bellici e della situazione storico-politica del tempo, in caso contrario sarebbe veramente difficile seguirne lo sviluppo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Ignazio (23-10-2007) Inizialmente mi era piaciuto, per il taglio molto "umano", ma alla lunga è proprio quello che si rivela essere il limite maggiore del libro.
Ottimo come raccolta di aneddoti, pessimo libro di Storia, con ben poco dal punto di vista politico/diplomatico, e praticamente nulla da quello militare.
Non esattamente quel che fa capire i come e i perché degli eventi storici. Lo stesso dicasi della "Seconda Guerra Mondiale" dello stesso autore. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Giovanni Idili ninius75@tiscali.it (19-03-2006) Come tutti hanno avuto modo di riconoscere anche Gilbert, da buon inglese, racconta la "sua guerra" trascurando, a volte dimenticando, fronti assai importanti e non meno sanguinosi di quello occidentale.
Nonostante tutto il suo libro ha il pregio di raccontare i fatti partendo dagli uomini, da quei soldati che ogni giorno affrontavano la morte coscienti della loro situazione. Ha la capacità di far parlare questi protagonisti dimenticati, ricordando che dietro le cifre, anche se impressionanti, si nascondono persone che hanno idee, sentimenti, paure, emozioni.
Uomini che hanno lasciato la propria famiglia per seguire un destino che, come ebbe a dire Papa Benedetto XV, si risolse spesso in una "inutile carneficina". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Gaetano recchi.sic@tecnobiomedica.it (23-01-2004) E' molto dettagliato per quel che riguarda la guerra sul fronte occidentale e sui fronti in cui erano impegnati gli inglesi (80 % del libro).
Molto meno per le vicende sul fronte orientale, mentre del fronte italiano non parla quasi per
niente. Per come è scritto e per i dettagli che racconta avrebbe potuto essere un gran bel libro,
se avesse preso in considerazione in misura equa
tutte le vicende della guerra Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Silvano Briciola silvanobriciola@hotmail.com (30-05-2003) Chiaro, godibile, esauriente ma... come sempre c'è la tara genetica: la visione "anglocentrica" della prima guerra mondiale! Peccato da un potenziale 5/5 si scende ad un misero 2/5. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Maurizio Virgili (08-05-2003) Leggetelo. A dispetto di quanti fanno odiare la storia. Leggetelo perché la Grande Guerra è una tragedia che per vari motivi si è un po' persa nella nostra memoria. Leggetelo non solo perché racconta la Grande Guerra in modo avvincente (si, lo so, qualche pecca ce l'ha, ma è difficile non trovarne nessuna nei libri di storia), ma soprattutto perché la racconta con un occhio di riguardo per gli uomini, per quella "carne da cannone" che ha sofferto ed è morta sui campi, mentre gli stati maggiori ed i primi ministri decidevano le loro sorti accanto ad un caminetto acceso e con un bicchiere di porto in mano. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
GB gprbzz@tin.it (14-11-2002) Sì, è inglese e le cose le vede da inglese; però ce le racconta con una chiarezza che è un piacere leggerlo. Non come avviene con i nostri esimi accademici che più che divulgatori sembrano massoni, tanto s'esprimono tortuosamente. «Tra di loro si scrivono e tra di loro si leggono» - diceva Indro Montanelli - «Non per la platea dei lettori, di cui non si curano affatto».
Questo libro lo si legge bene, a patto che gli si tolga quel palmo di tara che all'autore discende dall'essere inglese. Ovviamente non possono farlo il giovane o il lettore digiuno di storia, ma io posso. Effettuerò - prendendo ad esempio quel che scrive a pagina 21 - una sinossi di quanto, sulle ragioni di attrito tra la Germania e la Gran Bretagna, ci dice lui e quel che avrei scritto io:
Versione di Gilbert:
«Gli imperi co-loniali di Francia e Gran Bretagna suscitavano l'invidia e l'indignazione della Germania, che pure annoverava fra i suoi territori imperiali d'oltremare grandi regioni africane e ampie zone dell'Oceano Pacifico, in nessuna delle quali aveva però attuato né insediamenti né forme di sfruttamento commerciale. Più che offrire una possibilità si-gnificativa di sviluppo per le imprese e la prosperità nazionali, le co-lonie costituivano per la Germania un simbolo di potere.
Fra Germania e Gran Bretagna c'era anche un altro motivo di frizione, esacerbato dagli ultranazionalisti sull'una e sull'altra sponda del Mare del Nord: il desiderio del Kaiser di rivaleggiare con gli inglesi sul piano della potenza navale, benché per i suoi possedimenti d'oltremare non gli occorresse una marina di quella portata. Nel 1912 la Germania varò una legge - la quarta in dodici anni - che aumentava di 15.000 uomini, tra ufficiali e marinai, la sua forza navale, già consistente. Il ministro della Marina britannico, Sir Winston Churchill, propose che i due paesi si accordassero per una tregua nel riarmo navale, ma la sua offerta fu rifiutata dalla Germania. Quando Churchill sostenne che una flotta potente era una necessità per la Gran Bretagna, ma un Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Pierpaolo Fallini chimico72@libero.it (15-01-2001) L'opera è sicuramente molto ben curata sia sotto il profilo storiografico che su quello strettamente tecnico anche se, come per altri autori anglossassoni (John Keegan),risulta sottovalutata l'entità delle operazioni sul fronte italiano e isontino. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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