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Petacco Arrigo - L' esodo. La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia... | In questa ricostruzione, lontana da ogni interpretazione ideologica, Arrigo Petacco racconta la storia di un lembo conteso della nostra patria, in cui la presenza di etnie diverse ha favorito, di volta in volta manifestazioni nazionalistiche, quasi sempre detttate dall'deologia vincente.
| La recensione de L'Indice |

Petacco, Arrigo, L'esodo. La tragedia negata degli italiani d'Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, Mondadori , 1999
recensione pubblicata per l'edizione del 2000
Nemec, Gloria, Un paese perfetto. Storia e memoria di una comunit… in esilio: Grisignana d'Istria 1930-1960, Libreria Editrice Goriziana, 1999 Fogar, Galliano, Trieste in guerra 1940-1945 (Quaderni dell'Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, n. 10), 1999 Kacin Wohinz, Milica \ Pirjevec, Joze, Storia degli sloveni in Italia 1866-1998, Marsilio , 1999
recensione di Valdevit, G. L'Indice del 2000, n. 07
Il titolo originale del saggio di Édouard Conte e Cornelia Essner, La Quête de la race, ha il merito di illustrare, in modo suggestivo, il volto principale del testo: un percorso nel labirinto della logica razziale, un'analisi del razzismo nazionalsocialista nella sua dinamica specifica, all'interno della quale la razza non è un presupposto dato e monolitico, ma è un magmatico terreno, in cui s'intrecciano elaborazione ideologica, codificazione legislativa e pratica politica.Gli autori ricostruiscono la molteplicità e la contradditorietà delle teorie razziali e delle rappresentazioni identitarie per rivelarne il carattere di strumento di legittimazione della politica di genocidio.La competizione, all'interno della Nsdap, tra i due scogli antropologico-razziali della "razza tedesca" (Gradmann, Schmidt) e della "razza nordica" (Günther, Fischer, Lenz), con l'affermazione finale di quest'ultima nel 1934, diviene così, nell'ottica di Conte ed Essner, il presupposto della politica di conquista e di pulizia etnica in Europa centrale e orientale.Il "laboratorio speciale di Zamosc" in Polonia, descritto ampiamente dagli autori, con la sua miscela esplosiva di rovesciamento dei valori religiosi, fantasie razziali contraddittorie e sfruttamento economico, costituisce un perfetto esempio del nesso esistente tra sperimentazione ideologica e gerachizzazione razziale, da un lato, e operazione di sterminio dall'altro.
Un secondo aspetto importante del saggio va ricercato nella sintesi metodologica di scienza storica e di antropologia sociale, che consegue i risultati migliori nell'analisi della politica matrimoniale, come campo di applicazione ideale delle tre linee di forza della politica razziale nazista: eugenetica, antisemitismo e anticristianesimo.Da un lato, il matrimonio è "comunità di riproduzione", cerniera del legame Sippe-Stamm-Volk.La formalizzazione dell'utopia socio-biologica della purezza e dell'eternità del popolo si esplica nella ricerca genealogica dei lignaggi, mentre il concetto di "plasma degli antenati" (Weismann) salda il nuovo paradigma genetico con la vecchia credenza popolare negli avi.In secondo luogo, la rivendicazione della riproduzione tra simili supera i confini di vita e morte e culmina nelle macabre "nozze del cadavere", il matrimonio postumo del soldato caduto con la donna ariana. Di fronte alla perdita di tedeschi sul fronte e l'arrivo in Germania dei "lavoratori allogeni", la sposa-vedova viene così biologicamente congelata, messa al riparo dall'inquinamento del sangue.
Per quanto riguarda, infine, lo studio dell'antisemitismo, il contributo più significativo del saggio consiste non tanto nell'analisi del mito del Cristo ariano, quanto nell'esposizione del modello telegonico (Dinter, Streicher), teoria in base alla quale, in virtù della potenza del sangue, un solo rapporto sessuale tra un ebreo e un'ariana produrrebbe un'"impregnazione" indelebile, un eterno inquinamento razziale.Se le leggi di Norimberga, con i loro limiti genealogici, tenteranno di arginare l'ossessione telegonica, tale fobia - sostengono gli autori - sopravviverà come fondamentale strumento della propaganda antisemita ufficiale, tanto all'interno, nel processo per infamia razziale, quanto all'esterno, nella battaglia del Deutschtum contro le masse slave e asiatiche, contaminate dallo "spirito ebraico".
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11 recensioni presenti. Media Voto: 4.54 / 5Max (27-10-2009) Molto interessante e particolareggiato. Notevole la parte in cui vengono descritte le posizioni e le reazioni dei politici italiani sulla "questione Giuliana". E' molto istruttivo vedere come una parte dei politici italiani è stato capace di abbandonare migliaia di italiani al loro destino senza il benchè minimo aiuto. E hanno ancora la faccia tosta di dire di essere liberali !!! Il problema è che storie del genere non vengono pubblicizzate, raccontate come i campi di concentramento o altro. In questo caso si è trattato di pulizia etnica: o te ne andavi o morivi perché eri italiano. Nessuno ha mai parlato di cio e se veniva fatto, i "buoni politici" lo definivano una strumentalizzazione dei nostalgici fascisti. Poi, dopo la guerra che ha portato alla divisione dell'ex Jugoslavia, si è riparlato di pulizia etnica e degli orrori di cui sono stati artefici gli slavi. Ma intanto c'è chia a pagato molto cara la colpa di essere italiano.Un libro che consiglierei di leggere a tutti quelli che sono o sono stati Comunisti in Italia. Che sappiano come chi li comandava, ha usato gli italiani d'Istria come strumento politico nell'intricata situazione del dopoguerra. E i triestini e tutti gli esuli dovrebbero leggerlo per vedere come la loro pelle è stata usata per scopi non troppo nobili. La vergogna stà nel fatto che qui politici di allora vengono ricordati oggi come fondatori della Patria e illustri statisti. Sono a mio parere invece da considerare alla stessa stregua di quelli che sono stati processati a Norimberga. Sono colpevoli in egual misura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Tobin (19-10-2008) Commovente, amaro, ben documentato. Un ottimo libro! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Igor (25-02-2008) Veramente un bel libro, che si fa leggere molto facilmente. Consigliato a chi sa poco dei fatti dell'Istria, in quanto ne fa un riassunto di 200 pagine... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Enzo (18-01-2008) Un bel libro.
Con molte indicazioni inedite. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
carlo (28-08-2006) Il libro è un'ottima testimonianza, ben scritta e ben argomentata, della tragedia degli italiani d'Istria, un argomento scomodo e spesso "trascurato" dalla storia e storiografia ufficiali. Il pregio del lavoro è di essere scritto in maniera fluida, quasi un racconto. Questo permette la lettura senza stancare il lettore, e per tale motivo si differenzia da molti altri lavori, molto validi nei contenuti, ma pesanti e di difficile lettura. Unico neo: forse la visione dell'autore è politicamente "univoca", vi è la condanna senz'appello di TUTTO quello che la sinistra comunista fa, mentre si tace di tutto quello che la destra fasci-nazista aveva fatto prima del 1945. Del resto la questione giuliana è veramente difficile da interpretare, e si colloca in un periodo storico assai complesso, a metà tra aneliti di libertà e grandi dittature (comuniste, naziste, fasciste). Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ivan (23-04-2006) Si falsifica la storia e "le stelle stanno a guardare". Nessuna critica da parte della "Voce"!
Nemmeno una prefazione della casa editrice Durieux croata!
Interessante che nessun commento è stato fatto sull'articolo di Armando Cernjul (Fasistiscki zlocinci se prikazani kao junaci", pubblicato su "Vecernji list" del 1. aprile scorso, per quanto le falsità storiche, non soltanto sul libro, ma anche per la premiazione del gerarca fascista Graziano Udovisi alla presentazione de il
film "Il cuore nel pozzo".
E ripugnante che la prefazione del libro è stata scritta dal Sindaco di Roma Walter Veltroni (da notare la nuova scritta del nome con la "W"), ex lider giovane comunista, ex redattore dell' "Unità" fondata da Antonio Gramsci.
Dulcis in fondo, nella commissione per la premiazione del libro con "Trieste scritture di frontiera" c'era quel "camaleonte" (e me ne assumo tutta la responsabilità definirlo in tal modo)di Predrag Matvejevic. O Matvejevic non ha letto il libro oppure il Matvejevic ha cambiato
il colore di circostanza?! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
alfredo alfredosimantori@libero.it (06-03-2005) Per scoprire con "sorpresa" pagine dolorose della storia dell'Italia che la stampa e la politica dominante italiana e straniera hanno tentato di cancellare per ragioni pretestuose e false. Dopo molti hanni si rende giustizia a uomini e donne valorosi perseguiti solo per il fatto di essere italiani e non necessariamente fascisti .
la didattica scolastica dovrebbe prendere in considerazione questi avvenimenti in nome della verita' nascosta e non per puro revisionismo storico.
grazie Petacco Voto: 5 / 5 |  |  |  |
lorenzo lonz@ciaoweb.it (13-04-2003) Per chi sa poco del terribile distacco vissuto dagli italiani in Istria, Dalmazia e nella Venezia Giulia. Per chi ha dimenticato o non l'ha potuto fare.
Il linguaggio semplice lo rende accessibile a tutti pur non intaccando la drammaticità che ha contraddistinto quel periodo in quei luoghi.
Da leggere Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giulio irr1@freemail.it (11-07-2001) Di tutte le versioni da me lette sulle vicende che hanno interessato la Venezia Giulia questa è senz'altro la migliore. Migliore intesa come obiettività, validità delle fonti, facilità di lettura, ritmo e coinvoglimento. Drazie sentito al Signor Petacco. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
astorre mancini pali@inwind.it (10-03-2001) Petacco racconta la storia con il distacco obbiettivo dello storico. Non è facile quando si descrive la vicenda dell'istria. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
lidia vielidia@com (11-12-2000) il libro piu'reale sulla storia dell'esodo istriano,ringrazio Petacco che ha messo in luce la verita' che molti hanno cercato di far tacere ed ignorare.La storia deve rimanere quella che e' stata,non si rinnega! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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