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Hesse Hermann - Il gioco delle perle di vetro |
6 recensioni presenti. Media Voto: 4.16 / 5Paolo Rigamonti (16-09-2010) Straordinario, da parte mia apprezzato più di Siddharta. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Enrico (16-02-2010) Dopo “Narciso e Boccadoro”, il quale mi ha reso estimatore dell'autore, ancora una volta rimango estasiato davanti alla potenza narrativa di Hermann Hesse. Come in “Narciso e Boccadoro”, anche in quest'opera, il “duello” tra spirito e natura la fa da padrone. Questa è la narrazione psicologica di un ragazzo divenuto uomo attraverso il confronto, l'apprendimento e la meditazione. Sinceramente però, non ho capito l' affinità dei tre capitoli finali con la narrazione. Sono storie, secondo me, parallele tra loro e destinate a non incontrarsi. Perché comprenderle nell'opera? Resta la genialità di questo autore, che nelle parole scritte è uno degli incontrastati maestri esistiti. Consiglio la lettura, ma previa preparazione di concentrazione. Non perché sia scritto non chiaro, la bravura di Hesse risiede proprio nel rendere semplici concetti molto difficili e mistici, ma per i contenuti racchiusi nell'opera. Queste sono letture che più delle altre consiglio, perché sono di specchio alla vita che viviamo e racchiudono concetti che, spesso, o non conosciamo o stentiamo a soffermarci per la troppa superficialità. Il voto 3/5 è per quei tre capitoli finali che proprio non ho condiviso. In assenza avrei assegnato 4/5. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Paolo Rigamonti (21-05-2008) Un libro che lascia aperte infinite porte, come quasi infinite sono le chiavi di lettura. Lo stesso gioco è solo intuibile dal lettore, non è descritto da Hesse se non ad impressionoi, lasciando a noi l'interpretazione che ci suggeriscono i nostri sensi. Hesse non ti spiega nulla, in nessun suo libro, "Siddharta" compreso: lascia a te la ricerca. Non è mai una lettura scontata. Unico suggerimento: meglio forse, per comprendere la chiave di narrazione di Hesse, passare, per esempio, da "Il lupo della steppa" e dal bellissimo ma poco conosciuto racconto "La conversione di Casanova e , naturalmente "Siddharta". Ma comunque, ogni strada con Hesse è alla fine quella buona. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Andrea P andrea_pontiroli@hotmail.com (17-05-2005) E' il capolavoro di Hesse, ed è un capolavoro. Leggere questo romanzo è come aprire la propria mente a stimoli e idee da ogni parte dell'universo, è un esercizio di umiltà estrema e al tempo stesso di presunzione, perché comprendiamo quanto di oscuro vi sia nella vita e nel pensiero, di incomprensibile, eppure ci convinciamo che siamo perfettamente in grado di affrontare un testo che probabilmente nessuno è davvero in grado di comprendere nelle sue infinite letture possibili. Per me è stata un'esperienza ai limiti del misticismo, e per quanto non sia una lettura da subito facile, credo che sia uno dei (rari) libri finiti i quali si prova un senso di struggente nostalgia unito al dispiacere di non essere in grado di raccontare né di ricordare esattamente ciò che ha provocato in noi ondate di puro piacere intellettuale... come alla fine di un bellissimo sogno. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
G.L. (25-02-2005) Un pretenzioso, saggistico plinto. Spunti, nient'altro. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Livio Beschi@bluewin.ch (09-02-2004) Il libro racconta della vita di un ragazzo che entra a far parte di un collegio, cresce in questa istituzione e diventa la massima carica della loggia.
Il personaggio knetch, pur adempiendo agli obblighi nei confronti dell’istituzione in maniera impecabile, e’ in continuo conflitto interiore tra etica esistenziale ed estetica del sociale.
Il libro ha il marchio inconfutabile dell’autore al meglio. Hesse chiarifica senza esprimere cio’ che non ha valore, e da un senso a cio’ che non puo essere espresso.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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