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Mann Thomas - La morte a Venezia-Tristano-Tonio Kröger |
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.11 / 5TONY (14-07-2011) La funzione-a mio parere salvifica, sia in un orizzonte individuale quanto in quello sociale- della custodia e della protezione della bellezza, trova la sua piena incarnazione in queste pagine di questo straordinario autore. Un classico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
edward (21-10-2008) Mi dispiace dare un voto così basso ad un libro scritto da un autore tanto abile con la scrittura; tuttavia non posso mentire: non mi è piaciuto. Non so nemmeno dare spiegazioni logiche; forse semplicemente dietro la perfezione stilistica di fondo non è riuscito a trasmettermi nulla. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Piero Suriano dereg@caltanet.it (01-09-2008) Qual è il filo rosso che accumula i tre racconti di questo libro? Agli occhi del lettore più smaliziato ed esperto, si staglia subito imperioso all’orizzonte narrativo la dissoluzione del mito della missione salvifica della letteratura e dell’arte in generale. L’artista non è né migliore né peggiore del cosiddetto uomo comune: è semplicemente un individuo che ha interiorizzato la malattia di vivere, rispetto all’idiotismo, indifferenziato e livellatorio della massa, i cui paletti comportamentali sono ispirati al quieto vivere e al seguire la corrente del senso comune. Nell’artista la malattia può seguire un percorso inverso a quello dell’uomo che sta rintanato nella massa e attraverso di essa, usandola come alibi e scudo per eventuali rappresaglie per gli orrori da lei perpetrati, si realizza come essere vivente ma non come individuo; la malattia, le cui implicazioni psicosomatiche sono portate alla luce dall’autore in tutta la loro dirompente drammaticità, inserita talvolta però in contesti quasi comici, diventa nel creativo organica da spirituale quale era, martirizzando il suo fisico, dopo aver disfatto la sua mente. E così la passione omosessuale di Aschenbach in La morte a Venezia, non tarda a unirsi in una stretta mortale, con il colera asiatico umido e mefitico che pervade l’Europa e con la spettralità decadente della città lagunare; così come “la vena azzurrina […] affaticata e misteriosa” che incide dolorosamente la fronte della signora Gabriella in Tristano è in realtà il marchio tangibile del dolore a creare e percepire la sublimità della musica. Quando Tonio Kröger capisce che il compagno di classe Hans Hansen preferisce parlare con l’amico Jimmenthal di equitazione piuttosto che discorrere con lui del Don Carlos, ne tanto meno può tentare di farlo con Ingeborg Holon, bellissima quanto fatua sirena delle folle immaginazioni della sua mente dall’”esistenza stravagante” percepisce immediatamente la sconfitta dell’artista nella sua missione di ingentilire il mondo e l’impotenza dell’arte come mezzo Voto: 3 / 5 |  |  |  |
co (30-08-2006) coinvolgimento inaspettato, stile sublime, inquietudine pura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
nemea (14-02-2005) quanto vorrei saper scrivere come quest'uomo!!!!!!!!!!!!! mamma mia!!!!!!! quanto vorrei!!!!!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
milo (03-04-2004) Thomas Mann è forse conosciuto dalla maggior parte delle persone per monumentali e pesanti polpettoni letterari. "La Morte a Venezia" è invece un sublime romanzo breve in cui viene raccontato il travaglio interiore di uno scrittore che vive la sua condizione di artista nel rigore metodico e nell'impegno quotidiano piuttosto che attraverso l'intutito, la spontaneità e la fantasia. Gustav Von Aschenbach decide di soggiornare per un po' di tempo a Venezia. Durante la sua vacanza vede un giovane polacco (Tadzio) e rimane ossessionato e sconvolto dalla sua bellezza al punto tale da essere condotto alla morte in una città appestata e misteriosa. Il romanzo è scritto con periodi lunghi e ridondanti, dal lessico ricco, forbito e poetico.
Luchino Visconti, grande maestro del cinema italiano, realizzò nel 1971 una trasposizione cinematografica di quest'opera letteraria con risultati incredibili: un opera d'arte di una profondità abissale. Consigliatissimi sia il romanzo che il film (soprattutto il film). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Filippo aiop@box.enel.it (29-11-2002) Forma letteraria molto curata, ma dai contenuti poco avvincenti. In fondo, potrebbe intitolarsi "I desideri di un pedofilo".
E' da apprezzare l'accostamento della decadenza della città di Venezia per l'esplosione del colera alla decadenza dell'anima di una persona. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Elisa bridget_jones17@hotmail.com (09-05-2002) Uno dei pochi libri di letteratura tedesca che mi siano piaciuti...in questi 3 racconti si riesce a focalizzare come x Mann "kunst" l'arte sia una malattia ke alla fine miete le sue vittime Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marianna Rosei marianna.rosei@uniroma1.it (26-11-2001) Leggo regolarmente per lo meno una volta all'anno La morte a Venezia di T Mann. Lo trovo uno dei migliori racconti mai scritti dal quale Luchino Visconti trasse un preziosissimo film.La scrittura è molto accurata, l'atmosfera di Venezia prima incantata ed incantevole, diventa nel corso dell'epidemia di colera, spaventosa e spaventevole.Via via che il morbo si diffonde diventano più gravi anche lo stato di salute e la fisionomia del maturo intellettuale Aschenbach:egli si deforma fino a morire. Nell'atmosfera del Lido di Venezia del primo Novecento il protagonista è attratto in maniera irresistibile dalla grazia e dalla giovinezza del fanciullo Tazio, che diventa in questo crepuscolo dell'uomo e dell'artista, una ricerca di bellezza e di vita, un ultimo brandello di una felicità e di una compiutezza che vanno inesorabilmente dileguandosi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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