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Buzzati Dino - Il deserto dei tartari |
Recensioni 1 - 20 di 72 recensioni presenti. Media Voto: 4.37 / 5MadLuke luca2510@hotmail.com (27-01-2010) Questo breve romanzo è un'opera geniale nel descrivere la sua grande protagonista, protagonista femminile molto più di quanto lo sia il personaggio principale del tenente Drogo: l'attesa. I paesaggi, il contesto storico, anche i personaggi sono descritti in maniera superficiale (difficilmente poteva essere diversamente in così poche pagine), ma viene resa invece minuziosa spiegazione e ragione dell'ambizione di gloria, la famelica attesa che si compia un destino glorioso per i militari di stanza alla Fortezza.
Questa fa si che ognuno dei personaggi consumi un'abbondante porzione della loro vita inseguendo la chimera di un attacco nemico che in realtà non arriva mai; e se il ritirarsi dal mondo con tutte le sue frivolezze, piaceri e responsabilità (quasi come fossero una comunità monastica) non è certo un peccato, li condanna invece il fatto che nel loro, i soldati finiscano per anteporre la brama di gloria militare alla loro umanità, anche alla vita di loro stessi o dei propri compagni. Antiteticamente al ritiro spirituale, concepito con lo scopo di liberarsi dalle pulsioni più terrene e godere serenamente di quanto la realtà offre, i militari della Fortezza Bastiani evitano i contatti col mondo esterno solo per coltivare con attaccamento bramoso, a volte feroce, i loro piccoli sogni di gloria.
Solo sul finale, il personaggio principale, da cui prendono vita tutte le cronache di quegli anni, saprà, seppure in un contesto estremamente amaro, realizzare che non esiste alcuna vera vittoria nella vita se non rendersi conto che il destino si compie in ogni istante, anche senza grandi gesta, se solo si possiede disposizione e coraggio d'animo necessari per accoglierlo. Voto: 5 / 5 |
Salvatore s.rigiracciolo@alice.it (30-11-2009) il trasporto della routine e tram tram della vita sociale nella visione militare è del tutto geniale. Grande Dino. Voto: 5 / 5 |
Daniela danielaciur@hotmail.it (30-10-2009) Ho dato 4 ma non lo consiglio come lettura: è noioso! Ho dato 4 perchè l'autore è geniale nel descrivere il nulla, il senso di vuoto e di attesa! Voto: 4 / 5 |
gecogeco (22-07-2009) Angosciante e incredibilmente vero. Fantastico! Voto: 5 / 5 |
Sebastiano (25-06-2009) Un capolavoro della letteratura italiana e non solo! Purtroppo è un libro sottovalutato o, quantomeno, un pò "dimenticato"! E' un vero peccato che non si studi al Liceo (almeno nella stragrande maggioranza dei casi)! Credo che ognuno di noi (chi più chi meno) aspetti qualcosa nella vita e magari proprio nel momento in cui quel qualcosa sta per arrivare non riusciamo a coglierlo!!! L'amarezza (che poi diventa rivincita) che trasuda dalle ultime pagine del libro non può non "contagiare" anche il lettore che, in un certo senso, solidarizza con il povero Giovanni Drogo (ormai divenuto Maggiore). Particolarmente toccante, a mio avviso, è l'episodio che vede come protagonista il Tenente Angustina oppure l'ultimo colloquio con Ortiz. Ovviamente molti altri se ne potrebbero citare e tantissime altre considerazioni si potrebbero fare in proposito ma non è questa la sede per un simile approfondimento nè tantomeno la mia intenzione.
In conclusione mi sento di dire una cosa soltanto: da leggere ASSOLUTAMENTE!!!!!
P.S. Una chicca che potrebbe essere gradita al lettore: la copertina è stata disegnata dallo stesso Buzzati! Voto: 5 / 5 |
umberto (22-06-2009) Stilisticamente lascia un pò a desiderare, ma l'idea è geniale, e leggendo il romanzo si impongono riflessioni e domande sul vero senso della vita. Al termine della lettura si esce storditi, quasi colpiti da un pugno nello stomaco, perchè in ognuno di noi si nasconde un Drogo. Attendiamo, a volte consapevolmente, cose che non accadranno mai, rifugiandoci in una solitudine che, lungi dall'essere una fortezza, si trasforma in una volontaria prigione. Non sappiamo quale sia il senso del sorriso finale di Drogo, enigmatico e in qualche modo inquietante, ma chiudendo il libro un senso di irrequietezza si impossessa di noi. E' un monito, a non gettare la propria vita nella inutile attesa di qualcosa che sicuramente non accadrà. E' un libro che, volutamente, scorre lentamente, proprio per sottolineare in modo concreto e quasi fisico l'apparente staticità di una vita che, invece, giunge al proprio limitare in modo veloce e quasi improvviso. E' un testo che gioca sulle sensazioni, sulle emozioni dell'assenza, sui silenzi talvolta assordanti, inducendo il lettore, ad ogni pagina, a chiedersi il perchè di tutto ciò. E mentre si pone queste domande si guarda dentro con la paura di scoprirsi Drogo. E' un testo che, in qualche modo, ci costringe a fare i conti con noi stessi, con le nostre ansie, con le nostre paure, con le nostre timidezze, facendoci intravedere i rischi di una vita vissuta sulle abitudini e sull'abitudinarietà. E' un libro da leggere in qualunque momento della nostra vita, in qualunque momento sentiamo la necessità di porci domande alle quali non sappiamo rispondere o abbiamo paura di rispondere. Vivamente consigliato. Voto: 5 / 5 |
giuseppe (19-04-2009)
Mi aspettavo molto di più da questo libro ma me ne sono ricreduto,l'ho trovato scontato e ripetitivo.
Sembra che deve accadere qualcosa di impellente ma alla fine non accade proprio nulla.
Il protagonista potrebbe cambiare l'ordine degli eventi,fuggire dalla prigione/fortezza ma non fa nulla per poter cambiare il suo destino.
Libro impotente,forse era proprio quello che voleva l'autore. Voto: 3 / 5 |
franco (05-02-2009) stupendo . buzzati rende a perfezione certe atmosfere e certi stati d'animo del protagonista che tanto sono familiari a chi dalla vita vuole qualcosa in più oltre il semplice susseguirsi dei gioni . rende in modo chiaro e scorrevole concetti molto intimi e subcoscenti e quindi complicati . a tratti il vuoto ed il silenzio del contesto sono assordanti . da leggere assolutamente Voto: 5 / 5 |
Edoardo Elisei (10-12-2008) Leggetelo. Voto: 5 / 5 |
Nicola Mosti (19-11-2008) Nonostante lo spunto iniziale e l'idea di fondo del libro fossero dotate di inequivocabile interesse, l'autore - probabilmente perché meno maturo rispetto ai suoi 'sessanta racconti' - non riesce a sviluppare i temi in maniera soddisfacente. Benché ineccepibile sul piano stilistico, 'Il deserto dei tartari' è infatti un libro fondamentalmente noioso, ripetitivo, monotono, statico. Ma non tanto - si badi - perché in fondo non accade nulla (in definitiva il tema del tempo che passa senza che le speranze della vita possano realizzarsi, è il nucleo stesso del romanzo), quanto perché la narrazione è priva di spessore e di una adeguata indagine esistenziale, della quale rimangono soltanto inevase premesse. Voto: 2 / 5 |
FRANCESCO franzdebba@libero.it (02-09-2008) TESTO LEGGIBILE ,SCORREVOLE, SEMPLICE,MA CON DELLE INCONGRUENZE STILISTICHE,DI FORMA E DI SOSTANZA.EMERGONO LACUNE E CONTRADDIZIONI DEL PERSONAGGIO.IL LASCIARSI VIVERE NON E' SEGNO POSITIVO,ABBANDONARSI SEPPURE PER UN INSANO DESIDERIO DI SCALARE LE POSIZIONI DELLA GERARCHIA MILITARE NON APPARE UN MOTIVO SUFFICIENTE PER ABBANDONARE LA SOCIETA' CIVILE.INFATTI IL PROCESSO DI OSMOSI SE SI TENTA UN'INQUADRATURA CALIBRATA DEL PERSONAGGIO NELLA REALTA' DEL ROMANZO,E' COMPIUTO IN MODO COSCIENTE,NON MI PARE DI AVER SCORTO LA NEGHITTOSITA' DELL'AMBIENTE CHE TUTTO AVVOLGEREBBE IN MODO SURREALE,QUASI COME SE LA FANTOMATICA FORTEZZA BASTIANI FOSSE D'UN TRATTO DIVENUTA LA CASA DEGLI USHER.SONO PUNTI DI VISTA.CERTO LA PRIMA APPARENTE SENSAZIONE E' CHE IL CLIMA DELL'AMBIENTE ESERCITI UNA PRESA QUASI SOPRANNATURALE,COSTRINGENDO TUTTI GLI ASTANTI AD UNA PERENNE ATTESA,MA NON E'CHE FUORI DAI BASTIONI LA VITA SOCIALE CHE ATTENDE I REDUCI SIA UN 'OASI DI PACE ALMENO PER GIOVANNI,IL QUALE FORSE PIU' DEGLI ALTRI SI VEDE SCHIACCIATO DAL VELO DI TRASPARENZA ,LETALE DIAFRAMMA SEPARANTE CHE SI'E'INSTAURATO TRA LUI ED IL RESTO DEL MONDO PER LA FERMA.SINGOLARE E SIMBOLICO IL RIPETERSI A DISTANZA DI ANNI, DELL'ACCOGLIENZA DA VETERANO QUALE E' DIVENTATO RISERVATA AL NEOFITA TENENTE MORO FRESCO DI NOMINA,SIMILE A QUELLA DI ORTIS DEDICATA A LUI AGLI ALBORI DEL VIAGGIO.DROGO COMINCIA L'INCARICO NELL'INQUIETUDINE,FINISCE LA CARRIERA NELLA MALATTIA,FORSE DA EROE ,SERENAMENTE,IN ATTESA DEL TRAPASSO, ULTIMO COLPO DI RENI VIBRATO ALLA MALA SORTE CHE SEMBRA ACCANIRSI CONTRO DI LUI,QUANDO ,ULTIMA BEFFA CRUDELE DEL DESTINO,DOPO LA TRENTENNALE ATTESA SPASMODICA IN CUI VEDE MORIRE COLLEGHI IN MODO GROTTESCO(INTERESSANTE LA DIGRESSIONE SUL GHIGNO DEL SERGENTE MAGGIORE LIGIO AL REGOLAMENTO, IMPONE CON LO SGUARDO ALLA SENTINELLA DI SPARARE SULLA RECLUTA INADEMPIENTE CORSO AD UN TRATTO ALL'ESTERNO,IL POVERO LAZZARI, E SUGGESTIVO IL SOGNO FUNEBRE ELEGIACO DEL TRAPASSO DEL COLLEGA ANGUSTINA)ED ALTRI MESCHINI FIGURI, DEVE CEDERE A GUERRA IN AVVICINAMENTO.(?) Voto: 3 / 5 |
renata (02-09-2008) Leggendo questo libro, piu' volte ho pensato alla mia vita, alle mie aspirazioni. In effetti, penso che "Il deserto dei tartari" stimoli queste sensazioni in qualsiasi lettore che si interroghi sul senso della propria vita. Inseguire le proprie aspirazioni, se da un lato, rende vivi, dall'altro può far perdere i contatti con la realtà terrena. E' lì che il nostro protagonista si smarrisce...una vita persa dietro ambizioni che mai si realizzeranno...tralasciando la quotidianità, che, seppure a volte insopportabile, diventa necessaria per potere condurre un'esistenza probabilmente un po' piu' serena...
Un romanzo che lascia il segno e fa riflettere...
Lo consiglio.
Voto: 4 / 5 |
Carlo M. (20-07-2008) Allegoria? Metafora? Certamente, ma soprattutto formidabile e desolante descrizione della vita militare: non si fa niente di utile o di positivo, si attende qualcosa che non c'è e che non verrà mai (a parte lo stipendio di fine mese!) e nel frattempo l'anima si rattrappisce come una foglia secca... La lettura e rilettura (quattro o cinque volte di sèguito) di questo immortale piccolo/grande romanzo ha contribuito alla mia decisione di dimettermi dalle forze armate moltissimi anni or sono, dopo qualche anno di servizio (per quello che può valere questa insignificante nota personale). Per fortuna a quel tempo non venivamo inviati in 'missione di pace' con un fucile mitragliatore in spalla in Paesi che non ci avevano fatto niente: questo obbrobrio ci è stato risparmiato... Anche il Tenente Drogo è morto senza combattere mai: dopo tutto, un camerata quasi innocente, a parte la colpa di aver sprecato la sua vita per nulla. Voto: 5 / 5 |
Mimmo (15-07-2008) I libri sono esperienze, e come tali vanno fatte al momento giusto, oibò che banalità, lo so ma è così.Il deserto dei Tartari è un libro che non può prescindere dall'età del lettore, andrebbe letto intorno ai 25-30 anni, l'età delle scelte:il lavoro (ammesso che lo si possa scegliere), la donna della vita, il posto dove trascorrere il resto dei giorni, il distacco dalla famiglia.Perchè dico questo? perchè secondo me di questo parla Buzzati in questo libro:la paura di scegliere, di sbagliare, la pigrizia mentale che ci attanaglia, tipica anche di un periodo di crisi economica come questo, ripeto solo così forse "Il deserto dei tartari"può essere apprezzato nella sua totalità, perchè di fortezze Bastiani siamo pieni, e perchè probabilmente c'è un pò di Drogo in ognuno di noi. Voto: 5 / 5 |
Alessandro Maiucchi a.maiucchi@libero.it (15-07-2008) Il tempo può scorrere oppure non farlo... sembra questo il tema de Il deserto dei tartari di Buzzati, finito di leggere ieri sera. Allegoria della vita, del matrimonio, addirittura del lavoro nella redazione di un quotidiano secondo le varie teorie... un tipico "must read", quei classici che si devono leggere... interessante, ma non proprio avvincente... il tempo sembrava scorrere pochissimo, e in questo probabilmente l'autore è riuscito in pieno!
Voto: 3 / 5 |
Philip (16-04-2008) Meravigliosa allegoria e parabola sul senso e sull'assurdità della vita.Ti costringe letteralmente a scavare dentro te stesso.Capolavoro UNICO. Voto: 5 / 5 |
Antonio alius3@tre.it (11-02-2008) Ci sono capolavori che giacciono in un cassetto per esser rivalutati postumi e romanzi modesti che si vuol, a tutti i costi, far passare per opere d'arte. Il Deserto dei Tartari appartiene a questa seconda categoria. La scuola può far danni come la religione! Perchè romanzi come quello in esame passano alla storia? Sono convinto che sia la società ad inculcare concetti errati nel giovane e lo costringa a pensarla in un determinato modo. Crescendo poi, fortunatamente, qualcuno riesce a liberarsi dai condizionamenti e nuotare controcorrente. Leggete il Deserto dei Tartari liberi da condizionamenti e lo troverete un romanzo che di speciale non ha nulla. Semplicemente racconta la vita per come la conosciamo. E' questo un motivo sufficiente per farne un capolavoro? Voto: 2 / 5 |
GIUGUMENTA (03-12-2007) MI CHIEDO COME MAI QUEST'UOMO NON SIA STATO PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA... INCANTEVOLE.. SUBLIME... IL PIù GRANDE DELLA LETTERATURA ITALIANA CONTEMPORANEA. VI CONSIGLIO ANCHE "LA BOUTIQUE DEL MISTERO" E "UN AMORE". Voto: 5 / 5 |
Valerio (31-10-2007) spesso ci rifugiamo nella solitudine, ed essa diventa la nostra fortezza, ma riusciamo ad accettare tale condizione solo perchè ci illudiamo che ci sia un mondo che ci aspetta.
Anche la nostra fortezza quindi diviene opprimente e angosciante nel momento in cui scopriamo che non c'è nessuno che ci aspetta e che il mondo si dimentica di noi presto.
Ecco quindi che è la stessa fortezza (solitudine) che ci caccia dal suo mondo (suo e non più nostro) e forse per la prima volta sappiamo realmente il significato della parola
solitudine. Voto: 5 / 5 |
LEO (14-07-2007) CAPOLAVORO!!
e' un libro che ti lascia senza parole, ma con mille pensieri x la testa. Nel protagonista Giovanni Drogo "si conservava dall'epoca della giovinezza quel fondo presentimento di cose fatali, una oscura certezza che il buono della vita fosse ancora da cominciare." E ancora: "...per quanto l'orgasmo oscuro delle ore che passano si faccia ogni giorno più grande, Drogo si ostina nella illusione che l'importante sia ancora da cominciare."
Tempus fugit. Non aspettare oltre. Voto: 5 / 5 |
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