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Buzzati Dino - Sessanta racconti |
13 recensioni presenti. Media Voto: 4.53 / 5Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (09-12-2009) Recensione semi-seria, in chiave Junghiana dell' abitudine ossessiva - compulsiva di leggere. Eccola. La lettura e' una vera malattia che si manifesta nelle sue pose precise e nei suoi costi ormai esorbitanti.E anche la scrittura.Ti ruba all' impegno da dedicare alla famiglia per fnire quel tale capitolo o arrivare a quella data pagina, alla spesa da fare invece di continuare a leggere non riuscendo a decidersi di smettere, alla raccolta differenziata da rispettare invece di gettare tutto a caccio, al passare in lavanderia per ritirare la giacca prima che chiuda e uscire dalla libreria in tempo utile. All' omberello che dimentichi. Alla vita pratica.Il lettore malato ha un solo pensiero : passare in libreria. Andare a vedere se quel tale libro e' arrivato, se l'ordine e' partito.Se quell' altro libro e' uscito. E un solo sogno: nascondersi eludendo i guardiani per rimanere chiuso alla Feltrinelli una notte intera.C'e' solo una malattia peggiore di quella del lettore malato, il bibiofilo malato. Perche' costui, moto grave, a differenza del primo,non vuole il libro, vuole quell' edizione del libro, nessun'altra.E la vuole a tutti i costi,contro ogni idea di buon senso.E non la vuole solo per leggerla ma, per non vedersi mai chiederla in prestito,per sfogliarla in solitudine,per toccarla,per annusarla, e poi metterla vicino a quell' altro libro, non altrove.Il vero lettore malato non legge mai i libri al mare al massimo il giornale,mai ai bordi della piscina, mai in ambienti che non ne garantiscono la sicurezza dell' oggetto di culto. Leggono a letto, la sera con l' orologio che minaccia l' ora tarda. E poi,sospendono la lettura non perche' siano stanchi di leggere ,macche', solo per lasciar riposare il libro. Ecco, leggendo questi racconti di Buzzati si avverte subito il malato di lettura, e lo si vede dai riferimenti, le citazioni,il discoso tra le righe. I libri, tutti i libri, quindi anche quelli di Buzzati si parlano tra loro. Ma che bei discorsi : se sentiste, come li sente il lettore. Voto: 4 / 5 |
dhr dario.rivarossa@gmail.com (07-07-2009) C'è tutto Buzzati... e anche un Buzzati che di solito non c'è. Ad esempio un racconto horror degno di Lovecraft (Non aspettavano altro); una rilettura Dadaista delle scene della peste nei Promessi Sposi (La peste motoria); un incontro tra Don Camillo, ribattezzato don Pietro, e gli extraterrestri (Il disco si posò); una versione fantascientifica della Divina Commedia (24 marzo 1958)... "Paura alla Scala" offre uno dei più interessanti ritratti dell'Italia anni '50. "La corazzata Tod" rielabora l'Ulisse dantesco, alcune opere di Poe, la leggenda dell'Olandese Volante e forse Moby Dick. In "Occhio per occhio" Buzzati si prende gioco dei propri detrattori - che lo accusano di copiare Kafka - ribaltando "La metamorfosi". Non mancano alcune splendide pagine autobiografiche (Inviti superflui; L'incantesimo della natura). Voto: 5 / 5 |
Monica Jay zeldaluna@email.it (10-02-2009) Uno dei libri che più amo, forse per il taglio visionario di Buzzati, la sua lucida introspezione sull'intima natura umana, superstiziosa e confusa... Una metafora dell'intera esistenza con toni ironici e sfaccettature così particolareggiate, così piene di essenza umana.
Uno dei libri su cui poggia la mia personale formazione, sia intellettuale, sia come lezione di vita. Voto: 5 / 5 |
Grif (12-12-2008) Ho a disposizione 2048 caratteri!? Sufficienti per esprimere quanto io ami questo libro, un piccolo capolavoro che ho letto con grande piacere, ma anche con un po' di inquietudine. Da leggere... Voto: 5 / 5 |
GL (09-01-2007) Buzzati assomiglia a Kafka per il senso di catastrofe incombente su ogni minuto della nostra vita. Nel cuore della notte, nella pace di una serata in famiglia, durante una passeggiata fuori porta: ogni momento contiene in sè le possibilità della sciagura inattesa, del disastro. Vano ogni affannarsi dell'uomo; egli è comunque colpevole, merita comunque la disfatta che verrà.
Ma Buzzati risolve con un tratto più lieve questa materia pesantissima; le sue figurazioni sembrano meno ostili, più familiari alla nostra vita di quelle taglienti di Kafka. Del resto, Buzzati è Buzzati ed il suo valore non può essere misurato dalla comparazione con lo scrittore boemo. Vale per sè , Buzzati, e vale molto, per quanto non ci abbia lasciato molto di scritto. I sessanta racconti sono di vario tono e di valore diverso. Alcuni sono giustamente famosi (Paura alla scala, Il crollo della Baliverna, I topi, Le precauzioni inutili, Sette piani...), altri ingiustamente meno. A me piace ricordarne uno breve, di cui in questo momento non ricordo il titolo, in cui un uomo invoca la presenza dell'amata nei momenti idealmente perfetti della propria vita, salvo poi realizzare che l'amata non li avrebbe apprezzati affatto, e anzi forse è quella la ragione per la quale l'amata se n'è definitivamente andata già da parecchio tempo. E' un piccolo racconto lirico e ironico al tempo stesso, assai bello. Voto: 5 / 5 |
Giacomo (21-09-2005) Racconti asciutti tipici dello stile dello scrittore, ti lasciano una sensazione enigmatica ed inquietante della condizione umana. Vere chicche sul destino dell'uomo. In fondo tutta la nostra vita è un mistero Voto: 5 / 5 |
xxx (03-05-2005) Ho a disposizione 2048 caratteri!? Davvero pochi x descrivere qnt sia unico qst libro. Unico...NON esistono libri altrettanto ORRENDI!!!! è assolutamente de bandire!!! Se leggere dovrebbe, a detta di Eco, "allungare la vita", questa è la rappresentazione concreta ke PURTROPPO nn è cosi. Si legge X IL PIACERE DI LEGGERE. Da un libro nn ci si aspetta mai una cosi grande delusione. Voto: 1 / 5 |
Paolo (07-03-2005) "Dino" era la marca della bicicletta che usavo da bambino, quindi il nome della mia infanzia. Poi "Dino" e` stato anche il nome delle mie prime letture, con Buzzati, quindi il nome della mia adolescenza.
Se ci sara` o meno una terza volta "Dino" nella mia vita, non sara` mai tanto dolce e persuasivo nella sua unicita`, quanto lo e` stato in passato.
Oggi, il piu` delle volte, me ne vado in bici con un libro nella cesta. Voto: 5 / 5 |
Fiona Strabaci (07-06-2004) Che in vita Buzzati sia stato un autore e un giornalista di grande successo (le sue opere hanno venduto moltissimo in tutto il mondo) è fuori dubbio; che sia considerato uno tra i più significativi scrittori italiani è acquisizione recente. Dino Buzzati muore a Milano nel 1972 a 66 anni; la sua opera è rimasta in vita e ne ha sancito il valore letterario a discapito di tutti quei critici che la ritennero una copia superficiale di quella di un ben noto scrittore boemo. "Da quando ho cominciato a scrivere, Kafka è stato la mia croce" ebbe modo di dire pochi anni prima della sua morte. A poco valse il riconoscimento della critica francese che gli dedicò -primo scrittore italiano- dei Cahiers.
Oltre che di famosi romanzi, non si può non menzionare "Il deserto dei tartari", Dino Buzzati è autore anche di numerosi racconti, molti bellissimi, che ci regalano situazioni e atmosfere senza tempo. Il racconto era infatti per Buzzati la "forma d'espressione preferita" quella alla quale dava i connotati di "breve e agile", un modo di creare in poche righe un intero mondo. Allo stesso tempo era però anche il modo migliore di "divertire e commuovere" il lettore senza stancarlo.
Ci troviamo perciò dinanzi a una grande varietà di temi e a situazioni che oscillano tra il reale e il fantastico anche se spesso una linea netta di demarcazione tra questi diversi piani non si trova proprio, tanto che avvenimenti reali possono tramutarsi senza discrepanze stilistiche e logiche in situazioni irreali e immaginarie. Quello che stupisce nel mondo fantastico ideato dallo scrittore è l'assoluta naturalezza di ogni gesto quotidiano: proprio in un mondo in cui tutto ci pare assurdo possiamo ritrovare le contraddizioni più reali dell'uomo, le sue manie, i drammi che sfociano nella solitudine. E' così che Buzzati ci porta senza accorgercene a riflettere sulla condizione umana.
Se vogliamo entrare poi più nel dettaglio possiamo notare la presenza quasi immancabile di un avvenimento negativo che stravolge le condizioni iniziali: i personaggi si ritrovano spesso in un'esistenza senza amicizia in cui sono assenti persino i legami con la famiglia e in cui gli avvenimenti si susseguono ineluttabilmente, guidati da un destino incomprensibile. In ogni caso grazie allo stretto legame con la quotidianità (i luoghi, i gesti, le abitudini) l'atmosfera diviene raramente "scura": siamo lontani dalle perverse fantasie kafkiane, tutto sembra accadere semplicemente, alla luce del sole. La descrizione degli avvenimenti assume un significato soprattutto psicologico: così i paesaggi introducono gli eventi e ci calano nell'atmosfera e ci permettono di pensare come i personaggi. In questo modo i racconti hanno più livelli di lettura (reale, allegorico, "comico"). Oltre la trama e' il perfetto uso del linguaggio a rapire il lettore facendolo scivolare nel mondo fantastico dei personaggi: la prosa, limpida e chiara, semplice ed essenziale rende "credibile l'incredibile", completando un perfetto sinergismo tra situazione e narrazione. La linearità descrittiva e l'efficacia descrittiva si notano da subito, già all'apertura di molti racconti: il verbo al passato remoto delimita l'avvenimento catapultandoci nell'azione: non viene lasciato spazio a introdurre l'avvenimento che in effetti "accade e basta" senza alcuna logica spiegazione. Il lettore si ritrova intrappolato, incuriosito, anche sorpreso. E la sorpresa è grande anche per chi questo libro lo ha già letto e lo ritrova ogni volta diverso: perchè Buzzati ci parla di noi semplicemente, con naturalezza, e con la precisione del giornalista. E in ogni età della vita è capace di svelarci qualcosa di nuovo, eppure così semplice.
Voto: 5 / 5 |
Lorenzo (23-04-2003) Buzzati mescola sempre al fascino dell'oscuro la riflessione sull'amarezza del vivere senza mancare di analizzare il lato magico e soprannaturale di ciò che accade. Quando è noir non lo è mai senza speranza, come (il pur bravissimo) Maupassant, quando si accosta al "divino" lo fa senza mancare di rispetto, con la meraviglia pensosa dell'uomo che ha esperienza di vita e di cronaca. In alcuni punti c'è qualche similitudine con il surreale Sepulveda di "Incontro d'amore in un paese in guerra".
"La boutique del mistero" è un distillato forse ancor più potente dei "Sessanta". Voto: 5 / 5 |
chiarella74 chiaracasetti@hotmail.com (18-05-2002) Buzzati è veramente un grande e questo libro ne da la prova. Difficilmente leggo libri di scrittori italiani ma Buzzati è tutta un'altra cosa. Voto: 5 / 5 |
ROS KOKASSE@VIRGILIO.IT (18-04-2002) STRAORDINARIO BUZZATI. RIESCE A TRASMETTERE L'ANSIA COMUNE. UN'ANSIA CHE NASCE DAL CONSUETO, DAL REALE CHE TRASCINA ALL'INVEROSIMILE. BRAVO Voto: 5 / 5 |
june (09-02-2002) Senza entrare nel merito della forse affrettata definizione di Buzzati "il kafka italiano"(l'inimitabile Kafka,fino a quando continueranno a scomodarlo?)ed evitando ogni paragone,non si può non restare pietrificati,con un sorriso ebete sulle labbra e un senso di inquietudine sottile leggendo le"avventure",le cronache surreali di personaggi con tipicissimi cognomi milanesi,che tornano a casa,vanno a lavoro,vivono quasi inconsapevoli in un regno di stranezze buffe e tristi,in cui,un racconto su tutti,il rumorino insinuante di una goccia scatena un terrore indefinibile.. Voto: 4 / 5 |
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