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D'Annunzio Gabriele - Le vergini delle rocce |
Media Voto: 3.33 / 5Matteo (03-12-2007) Le prime, poche pagine ci introducono stupendamente le tre vergini (Massimilla, Anatolia e Violante); poi il libro si sviluppa in due metà distinte.
Nella prima parte il protagonista (Claudio, o forse Gabriele sotto mentire spoglie?) celebra sè, la sua storia, i suoi progetti, ci offre un autoritratto fastidiosamente affascinante.
La seconda parte, più narrativa, ci trasporta in un mondo di fiaba decomposta, dove le creature che si incontrano non sono donne, ma fate malate.
Non è un romanzo, non è un saggio filosofico, è la rappresentazione tremendamente sensuale della bellezza femminile di fine ottocento, così com'era o così come la si desiderava. Poesia pura (almeno la seconda metà del libro), scritta senza l'aiuto dei versi. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Monique (31-07-2005) La mano di D'Annunzio lo rende in ogni caso un capolavoro dello stile, anche se non posso far notare che la sua lettura mi è risultata oltremodo tediosa. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Roberto r35864@libero.it (07-04-2005) Rispetto agli altri romanzi di D'Annunzio, Le vergini delle rocce mi ha deluso tantissimo. Superomismo irritante di un protagonista (Claudio) poco credibile, insopportabile inazione, sterile autocontemplazione, qui il "dannunzianesimo" ha oltrepassato i limiti, producendo qualcosa di vuoto e lontanissimo: solo per chi idolatra D'Annunzio. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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