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Rushdie Salman - I figli della mezzanotte

I figli della mezzanotte
Zoom della copertina
TitoloI figli della mezzanotte
AutoreRushdie Salman
Prezzo € 9,40
Prezzi in altre valute
Dati2003, 525 p.
TraduttoreCapriolo E.
EditoreMondadori  (collana Oscar scrittori moderni)

Attualmente non disponibile su IBS
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Descrizione
Pubblicato nel 1890, "I figli della mezzanotte" è l'opera che ha rivelato al mondo il talento di Salman Rushdie. Il libro narra le vicende dei mille bambini nati il 15 agosto 1947, allo scoccare della mezzanotte: il momento, cioè, in cui l'India ha proclamato la propria indipendenza dall'Impero britannico. Tutti i bambini posseggono doti straordinarie: forza erculea, capacità di diventare invisibili e di viaggiare nel tempo, bellezza soprannaturale. Ma nessuno è capace di penetrare nel cuore e nella mente degli uomini come Saleem Sinai, il protagonista che, ormai in punto di morte, racconta la propria tragicomica storia.

I vostri commenti
13 recensioni presenti.  Media Voto: 4.46 / 5

saimon (12-11-2009)
E' uno dei due/tre libri piu' belli, divertenti, stimolanti, coinvolgenti, vulcanici, profondi e ironici che abbia mai letto. Le prime pagine sono il contrario di un ostacolo. Sono un espediente letale che ti cattura. Il narratore ti inonda fin da principio con parole astruse, dettagli anticipatori e misteriosi. Il lettore non comprende, e' spiazzato ma incuriosito perche' e' chiaro che lo scrittore sta giocando con lui, proiettandogli davanti agli occhi visioni magiche (e divertenti) di cio' che verra'. In fondo il romanzo stesso e' cosi': e' la storia di una profezia bislacca e della sua improbabile realizzazione, ripercorsa a ritroso da chi ne ha gia' visto la fine. Geniale e' dir poco!
Voto: 5 / 5

giorgio g (07-10-2009)
Finalmente l’ho terminato! Se avevo paragonato “Shalimar il clown” dello stesso autore ad un fiume in piena, de “I figli della mezzanotte” dovrei dire che è un macigno trascinato giù dal fiume in piena, un macigno di quasi settecento pagine che ti schiaccia, ti annienta con la sua folla di personaggi, di storie, di situazioni, con la folla dell’India che ti avvolge, ti penetra, ti annichilisce. Forse sono soltanto sensazioni: non mi sento di dare un giudizio critico, dovrei rifletterci, ritornarci a mente fredda. Per ora provo soltanto un sentimento di liberazione: adesso posso leggere qualcosa di meno coinvolgente…
Voto: 4 / 5

Alessandra Ferrari (05-06-2009)
Libro straordinario, sicuramente tra i più belli che ho letto. Se si riesce a superare lo scoglio delle prime pagine, quando sembra che niente di ciò che è scritto abbia un senso, allora è fatta. Il segreto è leggere non per ricordare l'esatto intreccio degli eventi, ma per capire ciò che sta dietro a questi: la realtà del popolo indiano in un passaggio epocale della sua storia narrata con gli occhi di un bambino. Un libro che non può lasciare indifferenti; o lo si ama, o lo si odia....proprio come l'India con cui è stato amore a prima vista.
Voto: 5 / 5

enrico oltrelospecchio@live.it (12-03-2009)
io non ho parole. chissà quando mi ricapiterà di leggere un libro così.. un solo consiglio a chi sta per intraprendere questa lettura: ascoltate passivamente questa storia e non irrigiditevi se all' inizio non vi è molto facile capirla o interpretarla. ogni tassello finisce è parte di un disegno più grande e finisce per ricollegarsi, come è proprio del pensiero indiano. buona lettura
Voto: 5 / 5

silvia (21-04-2008)
Monumentale, davvero! Ma in tutti i sensi. Difficle da leggere,difficle la storia, difficili i nomi, i rimandi, la prosa, le metafore, le figure retoriche. Eppure, magistralmente, lascia dentro qualcosa che non si scorda. Non si può spiegare, troppo difficile!
Voto: 5 / 5

LUCA LUCBOSSI@LIBERO.IT (04-12-2007)
FORSE IL LIBRO PIU BELLO CHE HO LETTO, FORSE PERCHè SONO STATO IN INDIA ED HO IMPARATO AD AMARE QUEL POSTO, QUELLA GENTE, CERTO NN è UN LIBRO FACILE, ED EVIDENTEMENTE NON è UN LIBRO PER TUTTI, MA CREDO CHE NN VOGLIA ESSERLO.
Voto: 5 / 5

Giulia (13-01-2007)
Di sicuro un gran bel romanzo, non di facile lettura. Sinceramente all'inizio ero tentata di abbandonarlo, lo trovavo lento e non riuscivo a stare dietro alle lunghe frasi che sembrano non concludersi mai tanto amate da Rushdie. I periodi troppo lunghi nei quali si perdevano i racconti e le descrizioni contribuivano a farmi perdere il filo, ad accrescere la confusione e la volontà di sospenderne la lettura. A partire dal secondo libro inaspettatamente il racconto mi ha coinvolta, tutta la seconda parte del romanzo fino all'adolescenza di Saleem è resa magicamente, fino ad arrivare alla terza parte in cui ormai si è lettori abili nell'arte di disticare perifrasi e lunghi passaggi, lo stile diventa familiare,così come rimandi ai racconti passati ed ai pesonaggi che animano la narrazione. Il finale me lo aspettavo diverso. Un libro da leggere, nel quale perdersi e dal quale imparare un po' di storia non a tutti conosciuta.
Voto: 4 / 5

letizia (01-12-2006)
Non sono riuscita ad apprezzare questo libro. Il modo di scrivere di Rushdie l'ho trovato molto stressante, le sue continue digressioni, il suo passare da un argomento all'altro da un personaggio all'altro, il suo metterti in attesa, prima di dire una cosa te ne dice altre mille, forese è colpa mia. Lui chiede molto la collaborazione del lettore che deve essere constantemente presente e partecipe ed io non ci sono riuscita. Però ci sono due cose che mi sono molto piaciute: la prima è Padma, lei è fantastica, inizialmente incita continuamente Saleem ad andare avanti, a non soffermarsi, ma alla fine accetta il suo modo di raccontare, anche perché lo ama, ne sono fermamente convinta; la seconda cosa è l'ironia di Saleem poiché se un personaggio non gli piace te lo fa capire subito e non si sofferma più di tanto a parlare di lui. Inoltre mi è piaciuto anche il suo modo di descrire i personaggi che si scoprono mano a mano, mi ha appassionato anche la storia d'amore tra i suoi nonni che si sono scoperti pezzo a pezzo attraverso un lenzuolo perforato, una storia assolutamente romantica come una favola. Forse sono più di due le cose che mi sono piaciute in questo libro ma il modo di scrivere di Rushdie non me le ha fatte apprezzare, ho forse sono io che non le ho sapute apprezzare, in questo caso chiedo scusa all'autore.
Voto: 3 / 5

Davide (19-09-2006)
Monumentale , non facile da leggere . Però nello stesso tempo intrigante , ti mette voglia di arrivare in fondo . L'India dopotutto non è un paese semplice....
Voto: 4 / 5

Maurizio Ricci mricci_ra@libero.it (05-03-2006)
Salman Rushdie appare prepotentemente sulla scena mondiale nel 1980 con questa opera monumentale, che va letta assieme al suo duale "La vergogna"; poi l'ermetico e discusso "Versetti satanici", del quale si è molto parlato, principalmente a sproposito e per sentito dire (vedi "Il Capitale": chi lo ha letto davvero?). Successivamente la produzione di Rushdie mostra una evoluzione stilistica che potrebbe apparire una involuzione. "I figli della mezzanotte", il suo primo grande, insuperato romanzo, stilisticamente ineccepibile e raffinatissimo, rappresenta una lettura certamente non semplice, ma assai appagante; se non addirittura sconvolgente. Di certo questa opera vi resterà profondamente impressa. Mi pare che a tratti la pagina fatichi a contenere tutta l'energia dell'autore: forse questo è l'unico limite di Rushdie. In questo suo capolavoro non appaiono la scorrevolezza e la velata ironia di fondo de "L'ultimo sospiro del Moro", qualità che possono parere una involuzione in senso commerciale del suo personalissimo stile, ma che a me paiono segni di padronanza tecnica e di maturità. D'alto canto, chi altri avrebbe potuto anche solo concepire l'idea di scrivere un epitaffio di oltre 500 pagine per una cantante rock ("La terra sotto i suoi piedi")?
Voto: 5 / 5

Narau (28-12-2003)
Romanzo che sa dosare i tempi della narrazione e le informazioni fornite al lettore, che mescola con abilità sorprendente fantasia e realtà, miti personali e storia di una nazione, culture e tradizioni diverse. L'ironia non manca, e nemmeno il senso dell'ineluttabilità e della nostalgia. Un libro caleidoscopico, un calderone in cui si può trovare di tutto, e che per questo sorprende sempre. Ad alcuni potrà sembrare "appesantito" dall'enorme numero di digressioni e ricapitolazioni. Richiede per la mole di dati e fatti narrati una certa attenzione e tempi di lettura non troppo brevi(altrimenti può risultare confusionario e troppo dispersivo, o totalmente astruso), ma certamente non è un libro col quale ci si può annoiare.
Voto: 4 / 5

Egidio Marchese em@astrosigns.ca (14-07-2003)
Nel romanzo "I figli della mezzanotte" (1981) l'autore Salman Rushdie (1947-) vincitore del Booker Prize nel 1983 e del Booker of Bookers nel 1993, è come un mago che con la sua bacchetta magica tira fuori dal nulla o dalla reale storia dell'India un mondo di meraviglie ("the trick of filling in the gaps in my knowledge"). Spuntano così personaggi curiosi, eventi straordinari e drammatici, realtà variamente ambigue, realistiche e fantastiche - tanti fenomeni accompagnati da pensieri e sentimenti convincenti o poco convincenti. ------------- Storicamente, nello sfondo abbiamo l'India al tempo dell'indipendenza e la divisione con il Pakistan nel 1947; successivamente appaiono tumulti sociali per contrasti di lingua o di religione tra pakistani indiani musulmani indù e altri gruppi; segue la guerra dell'India con la Cina e più drammaticamente in primo piano la guerra con il Pakistan del 1965 e del 1971; infine succede il regime autoritario di Indira Gandhi, la mostruosa "Vedova" nella magia dell'autore. Fantasticamente, in primo piano abbiamo il protagonista Saleem Sinai, un personaggio comicamente brutto simpatico e anche amabile, e i membri della sua famiglia. Di questi, all'inizio incontriamo il nonno dottore che esamina una paziente, che poi sposerà, attraverso il buco su un lenzuolo sospeso fra i due per ragioni di decenza - una scoperta della realtà a frammenti. Poi appaiono saltimbanchi, maghi, "mostri con molte teste", avvoltoi, scimmie, serpenti, un ghetto pieno di fachiri chiaroveggenti illusionisti etc. Si sviluppano intrighi, come lo scambio di due neonati (fra cui il protagonista) al momento della nascita. E abbiamo i 1001 nati nella mezzanotte del 15 agosto 1947, dotati in vario modo di poteri magici soprannaturali. E fra questi, naturalmente, emerge Saleem Sinai al centro della storia, capace di vedere nella mente e nel cuore della gente. ------------- Dicevamo che il romanzo ha parti convincenti o poco convincenti. Ma nonostante ci siano tanti episodi che sembrano cuciti insieme con arbitrio in una trama frammentaria (come i frammenti della realta' visti attraverso il buco nel lenzuolo dal nonno del protagonista), c'è una fondamentale organicità del romanzo e una centralità ("lust-for-centrality") nella figura del protagonista, ch'è quegli che va scrivendo l'autobiografia che costituisce lo stesso romanzo. E, poi, nonostante ci siano tanti pensieri dell'autore che possono sembrare arbitrari e solo apparentemente profondi ("life both excessively theological and barbarically cruel"), c'è in tutto il romanzo una fondamentale seria ricerca di un significato delle cose e di uno scopo della vita. Le parole "scopo" ("purpose") e "ragione d'essere" o "significato" sono frequenti nel romanzo ("my disperate need for meaning"), e se alla fine non si trova un significato, oltre a varie illusioni e ambigue possibilità, può essere proprio questo "niente" il risultato della ricerca. Più volte l'autore nota un "buco nero" al centro dei personaggi (il nonno, Joseph D'Costa e lo stesso protagonista), e può essere questo oscuro vuoto del niente il senso delle cose ricercato, una realtà amara di disillusione. Alla fine c'è l'annientamento e la disperazione ("annihilation" e "draining-out-of hopes") dei "figli della mezzanotte" sterilizzati per ordine della tremenda "Vedova". Sul famigerato programma di "Emergenza" del governo di Indira Gandhi ("30 mila o 250 mila" cittadini scomparsi, forzate sterilizzazioni, ecc. ) alla drammatica denuncia di Salman Rushdie si accompagna quella altrettanto drammatica di Rohinton Mistry in "Un perfetto equilibrio". ------------- In conclusione, "I figli della mezzanotte" è un romanzo affascinante, drammatico e anche ricco di spirito e umorismo ("we were all well-established as social inferiors"), pieno di arguzia e perspicacia, insieme fantastico evasivo e realistico.
Voto: 5 / 5

Philippe Ziglioli pziglioli@yahoo.com (14-04-2003)
Il progetto è descisamente ambizioso: condensare le vite del protagonista Saleem, della sua bizzarra famiglia, dei mille bambini nati alla mezzanotte del 15 agosto 1947 e di tutto il popolo indiano (e anche in parte quello pakistano) in un unico, interminabile romanzo. Lo stile prolisso può piacere o meno. Io personalmente detesto le digressioni, soprattutto quando immotivate, e l'infinito numero di personaggi mi ha dato qualche giramento di capo. Affascinante, certo, ma non si lascia leggere con facilità. Il classico "mattone", insomma.
Voto: 4 / 5

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