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Mancassola Marco - Il mondo senza di me | Domenica mattina di un freddo settembre. Il ventunenne Ale si sveglia pensando alla ragazza che ha conosciuto la sera prima. Non sa che la settimana in arrivo gli riserverà brutte sorprese: ogni giorno che verrà dovrà affrontare una diversa forma di abbandono da parte delle persone che ama. Intanto Ettore, il suo compagno di appartamento, parte per Amsterdam sopo essere stato lasciato da Nino. In questo romanzo d'esordio, pubblicato con successo nel 2001 da Pequod, Marco Mancassola racconta la fine dei sogni romantici, il frammentarsi dei destini individuali.
| La recensione de L'Indice |

Padova e Amsterdam sono le due città dove Alessandro e Ettore specularmente riflettono la loro manciata di giorni e di vita. Da Padova a Amsterdam, da Alessandro a Ettore, dalla città universitaria a quella vacanziera, da un amore eterosessuale a uno omosessuale, il libro si divide in due tempi, rispettivamente dedicati ai compagni di casa Alessandro e Ettore. L'uno è per l'altro un enigma con cui condividere, per paradosso, gli stessi gruppi musicali, le stesse canne, le stesse strade, le identiche, vuote, serate. "Ma credo di sapere: tra la giustezza della ragione e l'istinto di un sentimento, c'è un contrasto così crudele. E tanto più qualcuno si dimostra lucido nella scelta del bene, tanto più atroce è il male che soffre", così Alessandro, dopo l'ennesima esperienza di un tradimento. "Non esiste il mio solo malessere ma un dolore più esteso, profondo, che unisce le persone l'una all'altra come i segmenti di una lunga cicatrice. Questo dolore chiede di essere compreso nel suo intero, da me che ne soffro una parte", così Ettore di fronte all'amico che sta morendo. I pensieri dell'uno trovano la naturale prosecuzione in quelli dell'altro. Fare il bene è una scelta di fondamentale sofferenza che trova compimento nella condivisione. Come in una rilettura laica del concetto di fraternità cristiana di Edmond Jàbes, il libro dell'esordiente Marco Mancassola affronta il tema della comunanza del sentire. I due ragazzi infatti sentono il mondo con la stessa intensità ma si trovano sfasati l'uno rispetto all'altro. Casualmente vicinissimi, profondamente lontanissimi non sapranno superare l'imbarazzo della nudità. Concreta e metaforica. Quando Alessandro sorprende Ettore in compagnia di un amante: "Ale per sbaglio entrò e ci vide. Scusate, disse, e una barriera sembrò dividermi da Mohnsen, mi passò la voglia di fare l'amore. Cosa unisce due corpi senza amore profondo: vincoli fragili, che qualsiasi intrusione facilmente spezza". In questo banalissimo episodio si reperisce tutta la materia di cui è fatto Il mondo senza di me, in fondo, un vero elogio dell'amicizia. Camilla Valletti |
11 recensioni presenti. Media Voto: 3.45 / 5Mauri (05-02-2008) Questo è il secondo che ho letto di questo autore. Ce lo avevo da molto ma l'ho letto di recente. La prima parte è strana, non sai bene dove vada a parare, però molto 'vero', molto vissuto. La seconda è più decisa, più romantica e tagliente, e regala qua e là delle illuminazioni mozzafiato. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
lomplet (06-07-2007) beh che dire...sicuramente mi aspettavo di più..della prima parte nn ti resta nulla ...la seconda è molto più elaborata ...ma l'introspezione psicologica diventa talvolta pesante.....l'unico plauso va allo stile! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
stefano (23-06-2007) Non male... la prima parte un po' deludente, con questo narratore che sa troppe cose e parla troppo. La seconda parte, quella con Ettore ad Amsterdam, fulminante a volte. Un bello modo di scrivere, anche se rischia a volte un po' di diventare un esercizio di stile per giovinastri debosciati. Comunuque la seconda parte merita davvero e sorprende anche. L parte prima infatti ti sparisce subito, non ti resta. Alla fine ti spiace che finisca. Provo a leggere altre cose di Mancassola. Per il momento complimenti. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Serena (08-03-2006) Ho trovato che questo romanzo sia pulito e lo consiglio a chi ha voglia di addentrarsi in quei sentimenti che sarà sempre difficile comprendere del tutto. Marco è in grado di descriverli, con parole e immagini in cui si rispecchia una soggettività e un'anima. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
giorgio (28-10-2005) Notevole soprattutto per lo stile. La vicenda, in sé, non è niente di nuovo. Ma è il modo in cui Mancassola sa raccontarla - quell'attenzione puntigliosa per il particolare, la levità delle frasi - a rendere il libro l'ottimo esordio che è. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Marta '80 (16-10-2005) Anche se la storia non brilla certo per originalità, l'autore riesce molto bene a trasmettere al lettore il senso di non appartenenza che vivono i due protagonisti. Sicuramente Mancassola è uno scrittore promettente. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
sere (24-03-2005) Ho conosciuto libro e autore tramite internet e non ho perso tempo a comprarlo. Sinceramente,però, mi aspettavo di più:interessante la seconda parte,ma altrettanto non si può dire della prima, soprattutto dopo le pagine iniziali...tra l'altro in alcuni punti è eccessivamente "negativizzante". Credo che Mancassola possa fare di più! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
lisachan giorgia.anzalone@virgilio.it (09-02-2005) Diciamolo pure: non certo un capolavoro. Non certo qualcosa che ti lasci sconvolto e/o senza fiato alla conclusione. In definitiva, non certo un "caso letterario". Ma fa piacere scoprire nuovi autori italiani di qualità. Si, perché indubbiamente "Il mondo senza di me" è un buon libro. Già interessante la prima parte, lo è anche di più la seconda, e ci sono momenti, alcune frasi, talmente "azzeccate", se mi passate il termine, da dare i brividi.
Consigliato. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mauro colin7@libero.it (13-11-2003) Marco Mancassola è un giovane autore italiano molto promettente; possiede un talento incredibile nel creare ed evocare immagini con poche semplici parole. "Il mondo senza di me" è un bel libro; suddiviso in due parti, la seconda più sentita e quindi più riuscita della prima, è pervaso da una malinconia di fondo, da una attenta analisi dei rapporti con gli altri e delle difficoltà quotidiane nel dimostrare il proprio affetto alle persone amate. Mauro Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Aktaros (28-03-2003) L'ho letto con un certo piacere, ma non troppo. Forse è un male essere così in attesa della grande scoperta annunciata. Ma qui ci credevo davvero: Pequod è un editore che mi ha fatto scoprire voci davvero innovative. Non era, come al solito, il bluf pubblicitario del grande editore. Ma, più a avanzavo nella lettura, meno capivo il perché del caso letterario. C'è molta sensibilità, d'accordo, ma anche il rimestare dei temi fin troppo noti del gruppo giovanile tondelliano, con l'aggiunta di un po' più di solitudine, perché il mondo è cambiato. E un po' di tenererezza "dans l'air du temps". Ma il linguaggio è un po' sforzato, come se dovesse per forza assomigliare a qualcosa. Gli indugi su filosofemi facilotti adolescenti potevano essere ridimensionati. E certi vezzi come "Non c'è dubbio: quando si comincia a sentire anche il cazzo come qualcosa di estraneo, di posticcio come una linguetta di stoffa attaccata lì per caso, vuol dire che si ha davvero freddo". E via andare con tanti "come se" e "quando si comincia a" ecc. Ancora una volta si torna a chiedersi: sì, ma una volta lasciato "il gruppo", questo linguaggio sarà ancora buono? Al di lâ del linguaggio, anche la storia a un che di orecchiato, come se Mancassola volesse sempre conformarsi a un "genere", viaggio in Olanda compreso. Ma siamo davvero così (in fondo potrei identificarmi senza problemi a molti dei personaggi)? Voglio dire: al di là delle canne e delle feste, dei rapporti parentali difficili o degli amici malati o che se ne vanno. Siamo davvero così, di dentro? Ho come l'impressione che M. indugi, indugi, indugi. In ogni caso, opinione personale come tutte le opinioni, per me non è un libro brutto, ma nemmeno qualcosa di nuovo e dirompente come mi avevano annunciato! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Federica federicatzori@tiscali.it (07-03-2003) ...in queste pagine ho trovato parte del mio vissuto, e credo che chiunque possa constatarvi delle verità spesso inammissibili per la vergogna e la paura di essere, nonostante tutto, fragili, mai completamente padroni di sé, esperimenti emotivi della Vita che pensano, si muovono, amano - purtroppo, a volte. Una storia disarmante nella sua "purezza", nel modo in cui in essa la normalità diventa straordinaria in quanto vera, viva, e sopra tutto questo la realtà più dura da accettare: quella di essere sempre, prescindendo dalle presenze fisiche accanto a noi, intimamente soli. E una "colonna sonora" da brivido. Un necessario tuffo al cuore, un brivido che ci appartiene. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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