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Pausania - Guida della Grecia. Vol. 8: L'Arcadia. | L'ottavo libro della "Guida della Grecia" è dedicato all'Arcadia. Pausania la percorre lentamente: si sofferma e descrive "tutto ciò che è degno di essere visto". L'Arcadia è, per lui, la regione più venerabile della Grecia perché è la più antica: la culla della civiltà ellenica, il luogo più prossimo alla natura e agli dei. Per questo, Pausania rappresenta, più che negli altri libri, gli aspetti della natura: le querce, i faggi, i cipressi, gli olivi, i sugheri, i fiumi sotterranei. Poi gli dei, i templi, le città, le statue che portano in sé il segno dell'arcaico: il dio Pan e la dea Demetra, con la testa di cavallo e serpenti e fiere sul capo; il tempio di Atena Alea a Tegea; le statue di legno; e Licosura, la città che "il sole vide per prima".
| La recensione de L'Indice |

Prima ancora di diventare, con il Sannazaro, un vero e proprio luogo dell'anima, un paesaggio spirituale destinato ad avere grandissima influenza su tutti i generi letterari dell'Europa, l'Arcadia era già nell'antichità una regione appartata e misteriosa. Patria della creatura più selvaggia della mitologia greca (il ferino Pan, il dio cornuto dai piedi di capra che si aggirava per le vallate folte di alberi accompagnato da giovani ninfe danzanti), governata dal crudele re Licaone (l'uomo-lupo al quale viene attribuita la pratica dei sacrifici umani e dell'antropofagia), popolata di animali misteriosi (gli uccelli del lago di Stinfalo uccisi da Eracle in una delle sue dodici fatiche), sede di uno dei punti di contatto con il mondo dei morti (la cosiddetta "acqua di Stige", una cascata che affascinò gli arditi viaggiatori del diciottesimo secolo), l'Arcadia è teatro di vicende che apparivano remote perfino ai Greci del periodo classico. Pausania, che attraversa la regione nel II secolo dell'era volgare, è un fedele testimone di questa singolare situazione: convinto che l'Arcadia sia la culla della civiltà greca, la percorre registrando nella sua Guida, accanto alle città, tutti gli aspetti più naturali, i fiumi e gli alberi, le montagne e le paludi. Si tratta insieme di una scelta e di una necessità: è inevitabile che, all'interno di un paesaggio così chiuso, caratterizzato da molte montagne e poche pianure, ci sia poco spazio per le città, che spesso offrono solo una sbiadita testimonianza degli splendori passati. Il lettore moderno rimarrà colpito dal numero delle città morte, a partire dalla capitale Megalopoli, che, "fondata dagli Arcadi con il massimo entusiasmo e fra le più grandi speranze dei Greci, ha perduto ogni ornamento e l'antica prosperità", subendo lo stesso destino di Ninive e Babilonia, perché "la sorte modifica ugualmente le cose tutte - siano essere forti o deboli, in sviluppo o in decadenza - e le conduce, con necessità ferrea, come essa dispone". Simone Beta |
Marco (16-09-2005) Il libro sull' Arcadia è sicuramente uno dei piu' interessanti dell'opera di Pausania nonché uno dei piu' appassionanti documenti della letteratura etnografica e antiquaria di tutti i tempi, In questa edizione (dalla veste grafica ineccepibile, come sempre per la Fondazione Valla) una menzione particolare meritano, purtroppo, le note: certo sono abbastanza esaustive, peccato pero' che il ricorso ad un linguaggio da scimmie tipo : "testimonianze autoptiche", "epiclesi", "mostri anguipedi", "processo sinecistico", "cadenza penteterica", "divinità poliadica" ecc. ecc. stenti a renderle leggibili. Questa galleria di orrori linguisticci dimostra come le attuali scienze dell'antichità (e non solo in Italia) siano regredite allo stadio che già Nietzsche definiva da "vermi essicati nei libri", cioè ad una attività di bassa manovalanza filologica fine a se stessa e incapace di comprendere e di esprimerel'autentico valore umano, storico o letterario del testo in discussione. E non mi si faccia, per cortesia, la retorica delle note "per addetti ai lavori": come se fosse impossibile scrivere "per addetti ai lavori" in un linguaggio decente... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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