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Gibson William - L' accademia dei sogni | Cayce Pollard è una giovane donna che si guadagna (lautamente) da vivere grazie alla sua patologica sensibilità nei confronti dei loghi. Mentre si trova a Londra per svolgere una consulenza per l'agenzia pubblicitaria più importante e "in" del mondo, si ritrova coinvolta in una sorta di investigazione globale tra la città britannica, New York e Mosca alla ricerca di uno sconosciuto "Kubrick da garage" che ha immesso sul Web un frammento di film che ha affascinato Cayce. La donna finirà alle prese con un eccentrico hacker, con un vendicativo pezzo grosso della pubblicità, con un fanatico di cartoni animati di Tokio noto con il Mistico, con un matematico "scomunicato"...
| La recensione de L'Indice |

Che William Gibson non fosse un semplice autore di fantascienza, bensì un attento osservatore/premonitore della società umana, lo si sapeva fin dai tempi dell'esordio Neuromante (1984). Tanto per sottolineare le sue doti profetiche, basti ricordare che fu lui a coniare il termine cyberspazio, rapidamente evaso dai reami della fantasia e diventato d'uso comune nel mondo reale dopo l'avvento di Internet. Di fantascientifico, comunque, in Gibson c'era sempre almeno l'elemento temporale: tutte le sue storie erano ambientate nel futuro. Un futuro strettamente connesso al contesto urbano e terrestre, più da Blade Runner che da Guerre stellari, ma pur sempre un futuro. Con L'accademia dei sogni anche quest'ultima prerogativa di genere viene meno. La lancetta dell'orologio si incastra sul presente e la fantascienza lascia libero dominio alla rappresentazione metaforica del quotidiano. Tra le tante chiavi di lettura offerte dal romanzo, quella prettamente narrativa è soltanto la più superficiale. Thriller tecnologico su scala globale, L'accademia dei sogni segue le avventure di Cayce Pollard, una consulente di marketing incaricata di scoprire l'artefice di alcune misteriose sequenze video che coagulano su Internet una comunità di appassionati sempre più numerosa. Con e-mail e voli in business class, la partita viene condotta fra Tokyo, Londra e Mosca e si conclude con il ritrovamento del videodemiurgo e con la pacificazione interiore di Cayce, seguendo ritmi e strutture che è facile immaginare tradotte sul grande schermo (e infatti l'adattamento cinematografico è già in cantiere sotto la direzione di Peter Weir, il regista di Truman Show). Ma più che le vicissitudini dei personaggi, qui è interessante soffermarsi sul contesto in cui queste prendono forma. In particolare, sul ruolo di Internet e sull'idea stessa di comunicazione che traspare dal libro. Esplorando la rete sotto l'epidermide dell'Accademia dei sogni, viene a galla qualcosa che va ben al di là anche della più inflazionata (e potente) delle sentenze di McLuhan. Nel mondo raccontato da Gibson, ormai il medium non è più semplicemente messaggio. È invece sistema, contenitore globale di mittente, destinatario, canale, codice e quant'altro. Da questo punto di vista, L'accademia dei sogni è più trattato sociologico che romanzo e sancisce il passaggio - almeno per quanto riguarda l'Occidente - da una società (post)industriale a una digitale, dove il lavoro manuale viene sostituito dai servizi e l'imperativo - ragion d'essere non è più il tayloristico produrre, bensì l'immateriale comunicare. Di questa società, Cayce Pollard e i suoi compagni d'avventure sono prototipi perfetti. Il loro metabolismo si regola essenzialmente sui ritmi di controllo della posta elettronica e su un continuo scambio d'informazioni dalle caratteristiche squisitamente moderne, più digitale che verbale, fedeli alla regola secondo cui oggi è più facile comunicare con qualcuno dall'altra parte del pianeta che non con il verduriere sotto casa. Tuttavia, non bisogna pensare che l'Internet di Gibson si rivesta soltanto di connotati potenzialmente negativi (alienazione sociale, scomparsa del contatto fisico...). In un significativo abbattimento della distinzione tra realtà reale e realtà virtuale, la rete diventa anche "accademia dei sogni", ultima concreta ed etica via di fuga dalla progressiva glaciazione emotiva del mondo reale. Un'oasi dove la comunicazione non è soltanto sinonimo di mistificazione ma anche di democrazia; dove i criteri mercantili e gerarchici non riescono a comandare come vorrebbero; dove è addirittura ancora possibile vivere un'esperienza artistica completa (nella fattispecie, con i misteriosi filmati), senza filtri, interferenze o mediazioni. Un po' inferno e un po' paradiso, la società digitale dell'Accademia dei sogni è ormai quella in cui stiamo vivendo. E a cui, controllando l'e-mail ogni mattina prima di fare colazione e tenendo il telefonino sempre acceso, in fondo ci stiamo silenziosamente già abituando. |
15 recensioni presenti. Media Voto: 3.46 / 5Daniele misidan@libero.it (17-11-2006) Gibson è il più grande scrittore vivente; perchè può scrivere un thriller internazionale ambientato al giorno d'oggi e farlo sembrare un vero romanzo di fantascienza; perchè può suggerire un uso di internet "magico", a noi abituati ad utilizzarlo come un mezzo di informazione o al massimo di intrattenimento, quando non di lavoro; perchè riesce ad essere avvincente e profondo pur non modificando di una virgola il suo stile spezzato e contorto, assai debitore di quello William Burroughs; perchè riesce a scrivere frasi come "un vecchio preservativo appeso a un rametto che sembra parte del ciclo vitale di un grosso insetto" e farle apparire come assolutamente necessarie" . Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Luca Stucchi lolik2@yahoo.com (29-09-2006) Un futuro così futuristicamente verosimile non si vede spesso. Abbiamo letto spesso di tecnologie inverosimili che aprono il campo ad avventure create per calzare a pennello l'invenzione del momento. Gibson, da sempre, ci racconta un futuro antitetico al pulito ordine di star trek: il suo futuro è pieno di tecnologie di seconda mano e sorpassate, che i comuni mortali bramano e temono assieme. L'accademia dei sogni apre una finestra sulle paranoie della vita digitale che inizia a profilarsi. Gibson un profeta ? Non sono di certo io il primo a dirlo. Non mi meraviglierei se fra qualche anno ci facessero delle tesi in filosofia (come ormai le fanno persino all'Univ. Cattolica del Sacro Cuore).
Per quanto riguarda il film (se davvero lo faranno) sarà molto difficile (leggi impossibile) rendere l'atmosfera che solo Gibson è capace di descrivere, fossi io il regista lascerei perdere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
vinci (23-04-2006) la 1a parte è decisamente macchinosa, la seconda scorre forse troppo velocemente (dallo scoperta del watermark in giù). sono d'accordo con chi scrive che probabilmente è stato un libro faticoso da scrivere, non perché strutturato su livelli estremamente distanti l'uno dall'altro (thriller, indagine personale, trattato merceologico e sociologico, filmologia, etc.), ma perché con troppi elementi in gioco. un difficile puzzle che non è stato completato.
rimangono però molti passi che offrono ulteriori fonti di conoscenza anche a chi di cyberpunk non se ne intende da vicino.
la riflessione sul valore delle immagini è acutissima. "L'Accademia dei sogni" penso descriva le immagini come veicolo di comunicazione, e non più come forma di conoscenza. Nora "deve" comunicare, le immagini sono lì per loro stesse, non in sostituzione di altro (il messaggio).
è dunque un libro digitale, che avrà di certo la sua forma più adeguata nel film. chissà che differenza tra le immagini di Demian ('documentario', non credo sia un caso) e quella di Nora:) PW non è una brutta opzione. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
andyGoD andrea_avolio@yahoo.it (09-10-2005) In questo libro i materiali di cui è composto il nostro tempo sono vivi, pulsano e respirano assieme alla protagonista. Questo libro è EMPATICO, leggetelo se vi piace camminare (ri)conoscendo il brusio del presente attorno a noi in tutte le sue forme e sostanze,siano esse cemento, plastica, acciaio o file video o tessuti ancora da riconoscere, se vi piace pensare che il nostro tempo sia il nostro terreno di gioco preferito, piuttosto che lo spauracchio da cui volete fuggire.
Consigliato a tutti coloro che credono che le città abbiano un'anima. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
franz (20-09-2005) una noia indescrivibile... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Julia (12-09-2005) L'ho divorato...Gibson mi ha proiettato nel mondo di Cayce e ora non volgio più uscirne. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
superga superga5@hotmail.com (07-09-2005) un bel libro.
mi ha tenuto x una settimana letteralmente stregato nell'evolversi di luoghi e situazioni creati dal william.
l'avrei letto tutto di un fiato.
mi sembra una corretta evoluzione del cyberpunk anche se l'ambientazione è in un futuro non superiore al 2010 a mio parere, proprio per questo trovo superflui acuni commenti precedenti.
Piuttosto che scrivere un manuale\trattato sul futuro come il signor sterling preferisco un romanzo magari non avvincente e pieno di colpi di scena come i precedenti cyberpunk ma comunque valido sotto un profilo logico; del resto tutto si deve evolvere perchè alla gran lunga stanca.
Molto piu coerente questo filone che il genere ribofunk di Di Filippo!
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
FILIPPO BENCIVELLI fbencivelli@media-beat.com (01-08-2005) PROBABILMENTE NON SARO' AFFERRATO NEL GENERE.
PROBABILMENTE HO GIUDICATO LA TRAMA MOLTO PROMETTENTE E NON SONO STATO RIPAGATO DALLE ASPETTATIVE COMUNQUE HO TROVATO LA LETTURA MOLTO FATICOSA E POCO AVVINCENTE.
IL CLASSICO LIBRO NATO PER FARCI UN FILM.OSSIA UNA TRISTEZZA Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Wile wile@wile.it (14-12-2004) Lascera' delusi i fan piu' accaniti, gli esteti del cyberpunk duro e puro, i patiti del Neuromancer e della realta' virtuale. La nuova frontiera fantascientifica di Gibson e' il mondo del marketing, con i suoi loghi (da Starbuks a Prada a Hello Kitty) ed i suoi sacerdoti incravattati, da contrapporre alla rete, dove le religioni seguono sentieri assurdi ed improbabili. Le manie e le follie della societa' conteporanea si mischiano alle guerre d'intelligence ed alla fine l'i-pod si ritrova a fianco della mafia russa, i domini .ru se la battono con gli spostamenti aerei in first class e gli alberghi da urlo. La rete diventa droga, il presente sembra futuro e fino a due terzi del libro si ha l'impressione di essere in presenza di un cult, poi la scena si popola di banalita', di ovvieta'... William perde qualche colpo e va a rintanarsi nell'effetto sorpresa, senza pero' rinunciare a qualche buona trovata (la parte sulla macchine di calcolo potra' sembrare noiosa ma e' una chicca). Un peccato, in definitiva: poteva essere magnifico, invece prende solo un bel sei pieno. Rimane solo la consapevolezza che pochi come Gibson (forse Ballard) hanno pienamente coscienza della realta' contemporanea e riescono a descriverla con padronanza. Gibson e' il bardo del terzo millennio, deve solo affinare la mira. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
CayceP (27-10-2004) Marketing estremo, guerriglia manageriale, i-pod, cellurari, Starbuks, Prada, 11 Settembre, mafia russa ed ex agenti cia, e-mail, forums on-line, indagini di mercato e cyber arte... identità virtuali e nick names, personaggi che interagiscono continuamente solo via mail o telefono sparati in giro per il mondo alla ricerca di una risposta e drogati di jet-lag ... non è l'immagine di una società futura ma un' iper-reltà che viviamo tutti i giorni. qui rappresentata volutamente in un ottica estrema ma assolutamente probabile.
L'inizio è effettivamente un po'lento ma è sempre un ottimo Gibson, autentico interprete del nostro tempo. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Fabricius (11-10-2004) Per leggere i primi tre quarti di libro mi ci è voluto più di un mese talmente è avvincente. L'altro quarto l'ho letto in una settimana ma perchè avevo fretta di iniziarne un'altro. L'autore viene citato sulla rete per la sua bravura in questo genere di libri. Voglio sperare che i primi siano più belli di quest'ultimo magari con meno descrizioni dislessiche e più coinvolgimento. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Davide dferrari@siderferrari.it (09-09-2004) Gibson "rinnega" il cyberpunk, già dichiarato morto da Sterling diversi anni orsono, tentando di raccontare una storia attuale in cui però manca la "tradizionale" interpretazione tecnologimente visionaria del futuro...accontentadosi di un "futuro prossimo" fatto di Mac e cellulari ...quasi obsoleti.
Lo stile rimane quello dinamico e spezzato tipico del vecchio GIBSON. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Tommaso Todesca ttodesca@hotmail.com (05-07-2004) E' un libro scritto bene, molto attuale, avvincente, con una bella idea di partenza. Si sente però la fatica che ha fatto l'autore a finirlo dopo circa due terzi. E ciò non è bene. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
neretto (01-07-2004) storia avvincente, Voto: 4 / 5 |  |  |  |
trend monger (23-04-2004) una storia avvincente. efficace la descrizione dei personaggi americani, infantili e di cattivo gusto.
un libro interessante con importanti riferimenti a greggery peccary... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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