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Malik Solanka, storico in pensione e fabbricante di bambole, decide all'improvviso di abbandonare la famiglia e, agitato da una furia interna, fugge a New York. Ma anche qui si trova circondato dallo stesso sentimento che l'aveva spinto a scappare: litigi, risentimenti, meschinità percorrono la metropoli da un capo all'altro.
Media Voto: 3 / 5Antonello katatonia78@supereva.it (16-06-2008) Libro deludente, neanche lontanamente paragonabile ai Versetti Satanici. Rushdie mette la crisi dell'uomo contemporaneo, il declino dell'impero americano, la tragedia greca e il villaggio globale all'interno di una storia che procede a sprazzi, con personaggi che sembrano marionette imbalsamate. Non lo consiglio. Voto: 2 / 5 |
Lorenzo Berti paperogonfio@inwind.it (21-02-2006) Di sicuro un libro che si fa apprezzare per uno sterminato enciclopedismo, per una grande abilità di scrittura del suo autore. Ma... si fa apprezzare? o questi pregi sono anche altrettanti difetti? di sicuro è un libro a sprazzi: momenti noiosi e momenti avvincenti, altri francamente eccessivi e gratuiti, altri troppo intricati, da perdercisi. Inoltre, piccola particolarità: difficile, nella vita vera, che un professore universitario di mezza età passi da una ragazza all'altra, così come se piovesse. La bella indiana, nel mondo reale, starebbe con un calciatore (in Italia) o con un ricchissimo uomo d'affari (in USA)! Ok, anche con uno scrittore, purché ricco e famoso (famoso, cioè spesso in TV, per un motivo o per un altro). Infine piccolo cammeo sull'accademismo vuoto e inconcludente che spesso fa bella (?) mostra di sé: il lavoro di dottorato della prima moglie di Malik Solanka. Semplicemente fantastico (!): dopo aver saputo che Otello ama Desdemona per quello che rappresenta ai suoi occhi, dopo aver compreso che lui è ipostasi dell'uomo orientale, dopo insomma aver visto che questa povera figliola ha speso i suoi anni migliori in sì utile e avvincente saggio critico... sinceramente vengono davvero dei dubbi sull'utilità degli studi...
Voto: 2 / 5 |
Giuseppe Iannozzi (12-02-2006) Rushdie ci dice che l’uomo è vittima delle furie che si agitano nell’anima, e ancora ci dice che l’anima è costretta a seguire la loro volontà (o quella degli déi, se si preferisce) per tentare di scoprire l’identità che appartiene all’uomo. I personaggi di Rushdie si interrogano come Amleto. Non credo sia un errore definire Salman Rushdie uno Shakespeare moderno.
La fantasia di Salman Rushdie è arte e virtuosismo allo stesso tempo, fantasia e dissacrazione dei common places: essere o non essere? I personaggi di S. Rushdie non possono fare a meno di essere amletici nelle loro scelte, nei loro comportamenti, e il mondo che gli ruota attorno è amletico pure esso.
Furia è un capolavoro, forse il più bel romanzo scritto da Salman Rushdie. Mirabilmente tradotto da Vincenzo Mantovani, è una lettura che non mancherà di entusiasmare per la fortunata ricchezza fantastica commista a temi brucianti e attuali. Furia disegna la lotta per la sopravvivenza in un mondo scevro di valori, ma anche l’uomo inteso come oggetto da una società solo virtualmente civile, la religione che diventa filosofia e viceversa e poi si fa passare per necessaria politica, la ricerca di una identità reale in un mondo di simulacri (bambole). Le furie agitano l’animo umano e tutti ne sono vittime (in)consapevoli. E’ troppo poco? Sì, è troppo poco, perché Salman Rushdie affronta molti altri temi scottanti con ironia e tragicità amletica. Sono tutti in Furia, e bisogna solo aver il coraggio di scoprirli. Voto: 5 / 5 |
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