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Villalta G. Mario - Tuo figlio | La vita di Riccardo è segnata dalla decisione di sua madre di darsi alla lotta armata e alla clandestinità. Il bambino viene affidato a Maria e Adamo, un ex partigiano nella cui famiglia Riccardo cresce come se fosse fratello minore di Ornella, la figlia della coppia. Col passare degli anni Maria avrà paura che tra i due ragazzi possa svilupparsi un rapporto incestuoso. Riccardo abbandona allora, ormai giovane uomo, la famiglia adottiva. Lo ritroviamo ormai uomo, guardingo incapace di abbandonarsi ai sentimenti, fino al giorno in cui l'assistenza sociale gli affida Sebastiano, figlio di Ornella, rimasto orfano dopo la morte dei genitori...
8 recensioni presenti. Media Voto: 3 / 5Massimo (30-04-2006) Non si può dire sia un brutto libro. La sensibilità dell’autore e la sua capacità di creare e trasmettere pathos non è in discussione (appaiono piuttosto evidenti le radici “poetiche” di Villalta).
Il romanzo, tuttavia, non è ben riuscito.
Nonostante gli ottimi ingredienti (spunto piuttosto originale, personaggi ben descritti, ambientazione credibile), la storia non decolla e non cattura: il leit motif non è poi così netto, mentre il lettore attende (invano) che i temi importanti appena accennati, siano prima o poi ripresi ed approfonditi. Lo sviluppo cronologico un po’ disordinato, infine, aggiunge poco e tende a frenare la dinamica della sequenza narrativa.
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Anto (29-08-2004) Molta passione, un sentimento diffuso di tenerezza, qualche lungaggine a metá (si sente la volontá nell'autore di ¨costruire¨ il bel romanzo strutturato e riuscito). Villalta riesce a convincerci in effetti, a tratti anche a commuoverci, anche se sembra un po' rapido e cinmatografico il modello con cui analizza il terrorismo (davvero era tutto cosí semplice? Era allora da affidare a uno psicoterapeuta, il movimento di protesta e le sue propaggini armate?). Certi ambienti, certi ritratti, poi, lasciano il segno. E questo é buon segno. Avanti cosí Villalta! Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Maria (01-07-2004) A parte la drammaticità del fatto narrato (un figlio abbandonato dalla madre terrorista), il libro senbra scorrere su un vuoto di valori e di significati. Offre solo una lettura deprimente e triste che non riesce a coinvolgere in alcun punto, resa per di più difficoltosa dal saltellare disordinatamente (e chissà per quale motivo), nel susseguirsi dei capitoli, tra i vari periodi della storia narrata. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
magonza (19-05-2004) deudentissimo. la traccia della lotta armata non viene minimamente trattata, la madre avrebbe potuto anche fare la postina, per il plot narrativo scelto non cambiava niente. lo stile è asciutto ma solo quello, niente di innovativo, solo minimalismo italan style. proprio brutto! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Eva basiliano@libero.it (10-03-2004) L’ho letto in quattro giorni…bravo Gian Mario, se ce ne fossero di più di persone come te il mondo sarebbe veramente più bello.. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Tommaso Barista tommaso_barista@yahoo.it (07-03-2004) Romanzo sorprendente, dalla grande e sapiente costruzione, che attraverso sbalzi e intrecci temporali racconta storie (la principale delle quali, il rapporto tra un figlio e la madre terrorista) che si sovrappongono e incrociano dagli anni ’70 ai giorni nostri. Ancora più incantevole della costruzione e della storia in sé, è la voce con cui tale storia è narrata, una voce pacata e semplice, che va gustata lentamente. Tuo figlio parla della vita da dentro, affronta problemi vecchi eppure attualissimi, e soprattutto disegna dei bellissimi rapporti tra i personaggi e tra le generazioni, cercando in qualche maniera di ricucire i due lembi di carne di una ferita lacerante (del tutto personale, famigliare, ma che ha il respiro del problema storico, sociale). Il primo grande romanzo italiano del 2004. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luigi (04-03-2004) Un libro meraviglioso che ti prende alla prima pagina e non ti lascia più. Una scrittura raffinatissima come raramente se ne vedono in Italia. E poi un mondo, finalmente uno scrittore che ha un mondo, che ha qualcosa da dire e non si pasce solo con i luoghi comuni dei generi e delle finte avanguardie. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
andrea (26-02-2004) le prime cento pagine fanno pensare a un capolavoro. la scrittura è tesa, viva, si ha l'impressione che dietro le parole ci sia un mondo vivo e pulsante, inedito nella letteratura italiana contemporanea (il friuli mezzo pasoliniano mezzo californiano) si pensa "eh però, quando scrive un poeta". peccato che le seguenti 166 pagine sembrino scritte dal più becero degli scrittori di genere. niente più tensione, niente più lingua, solo una corsa (tra l'altro lunghissima) per concludere il tutto con soluzioni banali, e minimalismi stucchevoli. comunque con quel che c'è in giro forse ci si può accontentare delle prime cento pagine. attenzione però, quando vi accorgete che vola basso abbandonatelo pure senza remore: tanto non decolla più. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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