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Sedaris David - Me parlare bello un giorno | Un nuovo libro di racconti pieno di humor caustico del celebre autore e conduttore radiofonico americano. Dalla sue eroica resistenza ai tentativi di una logopedista di correggere un difetto di pronuncia, alle spassose imprese con Victor Mancini, nano insegnante letteralmente ossessionato dai seni femmininli, alle sue peripezie con la lingua francese: ogni episodio è un'occasione per le sue osservazioni a volte ciniche, a volte oltraggiose, a volte sarcastiche, ma sempre divertentissime.
| La recensione de L'Indice |

Che cosa può fare un bambino di quinta elementare affetto da problemi di pronuncia se una logopedista non tanto sveglia lo sequestra una volta la settimana per guarirlo dalla lisca? Se da lui ci si aspetta che si appassioni allo sport, quando il suo vero piacere consiste nel cuocere biscotti e guardare soap opera? Resistere, ovviamente, cercando di non dare all'aguzzina la soddisfazione di coglierlo in fallo. Comincia così questa divertentissima raccolta di racconti, quasi un'autobiografia in pillole, di David Sedaris, nato nel 1956 a Johnson City (New York) da una famiglia di origine greca. Nella prima parte, nettamente più efficace, David Sedaris parla dell'infanzia, della famiglia, delle sorelle, della madre e soprattutto del padre, della sua gioventù schizzata di consumatore di speed, dei tentativi in campo artistico e come insegnante di scrittura creativa, dei mille mestieri praticati per smazzarsi la vita. La seconda parte corrisponde a una fase più tranquilla, in cui l'autore e il suo fidanzato Hugh si trasferiscono in Francia dove vivono gli inconvenienti degli americani all'estero, prima fra tutti la necessità di appropriarsi della lingua, cui si riferisce il geniale titolo. David Sedaris è un narratore esperto, abilissimo a divertire il lettore con una scrittura ironica e autoironica, spiazzante e molto intelligente. Non fa ridere alle spalle dei più deboli, non fa vergognare del piacere, davvero genuino, che si prova leggendolo. Il suo non è il libro di un comico ma di uno scrittore che presta il proprio occhio acuto e spietato al lettore per fargli scoprire prospettive insolite, esilaranti, di interpretazione del mondo. Consolata Lanza |
8 recensioni presenti. Media Voto: 3 / 5KoRoVaMiLK*** (06-11-2004) Strappa una risata "Il Colosso", pag.100, se non sbaglio...il resto è piuttosto scadente, si aggira nei pressi della tradizione sit-com americana, non si solleva ami...altro che grasse risate. Se costasse 8 euro potrei anche consigliarne la lettura, ma 15 euro....cercate qualcosa di più valido tra gli scaffali! Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Allegra allegra73@virgilio.it (01-09-2004) Un libro che riesce a farti ridere anche se sei in una stanza piena di sconosciuti e' un libro che merita di essere letto. Una brillantissima raccolta di quadri familiari scritta con una verve accattivante che, seppur non si debba leggere tutto d'un fiato essendo fatta da brevi racconti, ti impedisce di mettere giu' il libro, catturati dalla voglia di buonumore. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mauro colin7@libero.it (25-08-2004) David Sedaris ha talento, uno straordinario talento: riesce a rendere divertenti situazioni quotidiane, quasi banali; episodi che tutti noi viviamo nella nostra realtà diventano per l'autore spunti nuovi per ironizzare su se stesso e sulla nostra civiltà. La sua non è una comicità semplice, non è la comicità televisiva alla quale ci hanno abituato gli orrendi libretti di un qualunque comico di Zelig. E' uno stile nuovo, pungente, cattivo, acido, a tratti sadico. Certo, non tutti i racconti sono allo stesso livello, alcuni sono più riusciti di altri; ma basterebbero solamente gli aneddoti sulla sua esperienza a Parigi per consigliarne la lettura a chiunque abbia voglia di divertirsi in maniera intelligente. Mauro Voto: 4 / 5 |  |  |  |
renzo rosso furio15@virgilio.it (18-07-2004) Sedaris è diseguale, d'accordo, ma certi suoi racconti sono irresistibili. Mi riferisco soprattutto a quello ambientato in Francia dove riesce a disegnare perfettamente le diversità psicologiche e culturali di americane e francesi. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
silvia (16-07-2004) Personalmente ho preferito Holydays on Ice, ma il fatto che questa terza raccolta dello scrittore grecoamericano non sia come il precedente libro non significa certo che Me Parlare Bello Un Giorno sia un brutto libro. Anzi, ve lo consiglio calorosamente. Dunque, dunque, la prima curiosità riguarda ovviamente il titolo. Titolo della raccolta che è anche titolo di un racconto, collocato nella seconda parte del libro, quella – per intenderci – che riporta tutte le varie avventure che Sedaris ha avuto nel cercare di imparare il francese. Insomma, il fidanzato di Sedaris ha una casa in Normandia. Sedaris si reca a Parigi o in Normandia spessissimo, tanto da aver quasi abbandonato New York, ma, a sentir lui, non spiccica una sola parola di francese. Ah, no, sa dire cavatappi. Con gli anni, ha imparato anche a dire esorcismo, mattatoio, mostro marino, sciamano e tumefazione facciale, oltre che la frase E’ stato introdotto nient’altro nel suo ano?
Così, assistiamo alle varie lezioni di Sedaris, ai suoi numerosi tentativi di apprendere il francese, dall’ascolto di cassettina con conversazioni, alla scuola di lingua a New York, all’uso di biglietti con i nuovi vocaboli. Sedaris dipinge se stesso come un vero impiastro, e questo è parte del suo fascino. Beh, e come può esprimersi il quarantenne Sedaris (un impiastro) in francese? “Me parlare bello un giorno”, è ovvio!
La prima parte della raccolta, invece, racconta della pittoresca famiglia Sedaris, che già avevamo imparato ad amare nei precedenti libri dell’autore (entrambi, Ciclopi e Holydays on Ice, editi per la fantastica collana Strade Blu). La madre pigrissima, il padre folle che sembra una fotocopia del mio, Sedaris già alle prese con l’omosessualità, tutte le sue folli sorelle e il fratellino che parla come una cloaca. Con simbolico racconto finale, in cui la storia di famiglia e Parigi si fondono, quando il padre di Sedaris si è recato in visita da David in Francia.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
trinity (21-06-2004) Tutti credono di essere dotati di sense of humor ma è matematicamente impossibile che tutti ce l'abbiano, così si afferma in un famoso film, quello divertente davvero!. Avrebbe dovuto farne tesoro l'autore di questo libro, che ho trovato di una noia mortale che nemmeno un saggio sui risvolti psicologici della produzione del formaggio caprino ... Ma chi l'ha recensito sui giornali l'ha letto davvero ? Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Lorenzo Berti paperogonfio@inwind.it (20-06-2004) Non eccezionale. Insomma: a tratti, ma sporadici, è pure divertente, ma MAI ai livelli "irresistibili" sbandierati dalla recensione in seconda di copertina. Tocca temi quotidiani, con un tipo di scrittura quotidiana, proponendo "soluzioni" che si salvano a volte con l'ironia illogica e con l'assurdo e ti strappano un sorriso (ma è un'arma che cade facilmente di mano, e si rivolta contro: facile che "stucchi"!), ma nel complesso dà proprio l'idea di non esser niente di particolare. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
viaconme (29-05-2004) ne ho sentito parlare come di un libro divertentissimo: sono portato a credere di non averci capito niente, ma a me è sembrato lungo, ripetitivo, per niente ironico. un po' come quando senti la stessa storiella, che non ti ha mai fatto ridere, ripetuta per l'ennesima volta. forse io mi aspettavo altro... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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