|
|  |
Santacroce Isabella - Revolver |
Angelica e Veronica non sono soltanto due ragazze "estreme", sbandate, pronte a mettersi in gioco fino all'ultimo. Non lo sono perché sembrano disposte anche a giocare la carta della presunta vita "normale", quella della famiglia come porto e riparo dalle tempeste. Finirà male per tutte e due: per Veronica, umiliata nella sua bellezza e vitalità da un compagno violento, ma anche per Angelica che sposa un uomo apparentemente assennato e dalla vita regolare...
| La recensione de L'Indice |

Revolver è un lungo incandescente monologo in cui Angelica, ventotto anni, racconta l'inferno della sua vita. Resoconto lucido e implacabile di disgrazie, errori, orrori, umiliazioni, sesso sfrenato, desideri impossibili di riscatto, salvazioni, estasi, fughe. Santacroce è un talento ormai collaudato della nostra prosa narrativa più smagliante e smaliziata, dotata di una scrittura ipnotica e urticante, capace di affondi espressionistici ma (quasi mai) ridondante e iperletteraria. Il racconto che Angelica fa in prima persona del degrado, dello sfacelo, dell'autodistruzione cui è improntata da sempre la sua vita, è condotto con mano sicura ma leggera ed elegante, con frasi brevissime, elevato tasso di informazione, commento ridotto all'osso, e un fraseggio ritmico e sussultorio cui si accompagna un impeccabile montaggio del plot. Angelica è stata abbandonata a nove anni dai genitori, desiderosi di vita e di viaggi, e ha vissuto con una zia affetta da sclerosi multipla, costretta su una sedia a rotelle. Ma un bel giorno Angelica abbandona la parente e va a vivere da sola, fa precoci e traumatiche esperienze sessuali, lavora da operaia attaccando occhi di plastica alle bambole, e infine incontra Gianmaria, impiegato quarantenne frustrato e sessualmente moscio, un uomo "così pieno di niente da devastarti", che vive sotto il controllo di una madre possessiva e cuoca imperterrita, preoccupata che il figlio sia sessualmente anormale e quindi felice, quando egli conosce Angelica e la sposa, che si sia sistemato mettendo a tacere le malelingue. Madre e figlio hanno vissuto in un "perebenismo da carciofini sott'olio" e in questo asfittico mènage viene a trovarsi ora Angelica, che si è illusa sposandolo di aver trovato in Gianmaria il salvatore della sua periclitante esistenza. Ma dovrà ricredersi presto. Sotto il controllo implacabile della suocera, Angelica si sottopone masochisticamente al ruolo di perfetta mogliettina, brava a letto ma soprattutto in cucina, impara a fare i minestroni, che sono la specialità della casa, e con zelo degno di miglior causa si cimenta in tutte le incombenze della moglie d'altri tempi. Sulla preparazione dei minestroni, e sulle televendite, che sono la vera grande passione di Gianmaria che nel tempo libero non ne perde una, Santacroce scrive pagine sulfuree, di una comicità irresistibile. Alla fine la poveretta non ne può più e molla tutto. Gianamaria, che dopotutto è un buon diavolo, non era il principe azzurro e non può salvarla dal suo destino, che è stato fin dalla nascita l'abbandono, l'emarginazione, la nevrosi ("Sentivo l'assurdo dell'esistenza. La pazzia a cui porta il comprenderla"), e infatti Angelica conosce anche l'internamento in una clinica. Essa non può sfuggire al suo destino e dunque meglio abbandonare la famiglia piccoloborghese e ributtarsi nella mischia. Alla fine Angelica, in macchina con Gianmaria, imbarca due negri e si fa violentare da loro. "Sei a terra dietro la macchina. Ti prendono a calci. Non so che fare. Sto male. Sangue. Schiaffi. Dicono puttana bianca. Mi alzano la gonna. Strappano. Entra dentro. Mi fotte... Urli ma non puoi fare niente per me. Sei in ginocchio. Calci allo stomaco. La radio accesa. Volume altissimo. Sapevo sarebbe successo. Un anno fa. Non ti ho più rivisto. Credo sia la cosa migliore rimanere lontani ora. Per sempre". |
11 recensioni presenti. Media Voto: 3.27 / 5BellaNoir (13-01-2006) poche parole.. solo.. grazie Isa,ancora una volta. Voto: 5 / 5 |
Mick (18-04-2005) Un vero proiettile...un romanzo shock sia per i contenuti sia per lo stile di scrittura...fa veramente pensare a come la vita può essere difficile. Angelica...angelo in mezzo all'inferno!Mi ha colpito! Voto: 5 / 5 |
maria (08-11-2004) NOIA E FINTA RIBELLIONE ALLO STATO PURO. LA SCRITTRICE NON FA ALTRO CHE RACCONATER UNA BANALISSIMA STORIA CHE RIMANE SULLO SFONDO PER CERCARE DI ATTIRARE L'ATTENZIONE SULLE SUE PRESUNTE ABILITA. PECCATO CHE I GIOVANI SCRITTORI DI OGGI SIANO CONVINTI CHE PER SCRIVERE BENE SIANO NECESSARIE SOLO DESCRIZIONI "POLITICALLY SCORRET" E ACCOZZAMENTI DI PAROLE A CASO. SI SALVA SOLO QUALCHE TROVATA LINGUISTICA IRONICA. IL RESTO... NIENTE. Voto: 2 / 5 |
Lizzie Lizard (15-09-2004) Forse gli altri sono meglio. Ma Revolver vale comunque tantissimo. Ti dà l'impressione di leggere qualcosa di non addomesticato. E nel 2004 finora mi è capitato solo con la Santacroce, I cani di Babele (autrice?) e Mai come voi di Arduino. Voto: 4 / 5 |
acid (14-07-2004) isabella ha colpito ancora. letto e riletto. usato. divorato. letto con lo stomaco. digerito. ti prego scrivi ancora. Voto: 5 / 5 |
Alessandra (28-05-2004) Che tristezza questo libro! Che fatica fingersi trasgressivi per mascherare volgarità e dozzinalità.
Un inno al nulla letterario,una mediocrissima imitazione dei veri e bravissimi "cannibali".
Che tristezza mi fa lei, signorina Santacroce!
La sua fortuna è quella di essere incappata in tempi di miseria morale e mentale, e di poter produrre con una casa editrice famosa una schifezza come la sua.
Lei non passerà alla storia, ma nella sua povertà culturale credo che non gliene importi.
Le ultime due pagine del suo libro sono talmente ignobili da fare tenerezza.
Non le sa usare neppure bene, le parolacce...
Voto: 1 / 5 |
Mefistofele Lauparat@tin.it (19-02-2004) Premettendo che ho letto tutti i suoi libri, compresi i due racconti sul sito e ascoltato le interviste....
Prima di leggerlo ho visto i commenti proprio qui sul sito, mi aspettavo un libro "commerciale", un bruttissima copia di lovers o qualcosa del genere.
Quello che ho letto oggi pomeriggio invece è il libro più maturo di Isabella, a mio parere ovviamente.
La sua scrittura senza virgole si adatta perfettamente alla prima persona del libro, ad una persona che ha sempre vissuto in modo frenetico e sempre schivata da tutti.
E' un libro di una tristezza incredibile... che mi ha ricordato in alcuni punti in modo molto astratto le Braci di Marài.
Lo consiglierei a chiunque, tranne che ai cloni di Gianmaria che spesso si vedono in giro, ovviamente.
Voto: 5 / 5 |
elly elly@libero.it (18-02-2004) il realismo spiazzante di questo testo spara al filtro che tutti abbiamo fra cervello e occhio. grazie isa. Voto: 5 / 5 |
vincenzo m. (18-02-2004) noioso,speravo di più, sono cose risapute e ritrite, linguaggio sempre uguale.d'accordo con un altro commento.dite agli editori di non insistere con i nomi degli autori, ma di cercare le novità, le storie veramente interessanti. chiudendosi con libri come questi, che dopo tre pagine si abbandonano, si toglie spazio romanzi di giovani e sconosciuti che meritano di più.
Da Abbandonare
noioso . consiglio all'autrice di aspettare e fare qualcposa di migliore, e all'editore di cercare i nuovi talenti che scrivono opere migliori e più degne, e novità, non di proprinarci gli autori, ma di darci dei roamnzi nuovi.
Q!uesti libre, come altri di autori altrettanto noti, italiani e televisi, si abbandonano dopo tre pagine. Da abbandonare
Voto: 1 / 5 |
andrea l. auranoir@libero.it (04-02-2004) Peccato. Ametto che mi erano piaciuti gli altri libri della Santacroce, anzi devo dire che il suo stile in un certo senso continua a piacermi..ma...ma questo libro è asciutto e manca di spessore. Voto: 2 / 5 |
brigidino (04-02-2004) l'incapacità di smascherare un bluff da parte dei lettori e dei critici, e la pervicacia con cui uno degli editori di riferimento italiani continui a pubblicarlo è molto paradigmatico dei nostri tempi... Voto: 1 / 5 |
|
 | I più venduti di Santacroce Isabella |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|