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Oliva Gianni - Le tre Italie del 1943. Chi ha veramente combattuto la guerra civile |
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Titolo | Le tre Italie del 1943. Chi ha veramente combattuto la guerra civile |
| Autore | Oliva Gianni | Prezzo Sconto 50%
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€ 6,00
(Prezzo di copertina € 12,00 Risparmio € 6,00)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2004, 112 p., rilegato |
| Editore | Mondadori
(collana Frecce) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi | | 
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| Il regime fascista impose ai professori universitari di prestare giuramento di fedeltà. 12 docenti si rifiutarono e ben 1836 furono coloro che obbedirono. Che il primo dato sia entrato a far parte della memoria collettiva dell'Italia democratica, mentre il secondo è stato rimosso, è sintomatico di come la presa di posizione dei 12 dissidenti sia diventata un alibi per nascondere il comportamento della stragrande maggioranza non solo dei docenti ma anche degli italiani. Partendo da questo episodio emblematico, Gianni Oliva ci mostra come, sia durante il Ventennio sia durante la Resistenza, a confrontarsi furono non due ma tre Italie: l'Italia della "rottura"; l'Italia della "continuità"; e l'Italia della "zona grigia".
| La recensione de L'Indice |

Con questo libro Oliva prosegue quella riflessione intrapresa in L'alibi della Resistenza (cfr. "L'Indice", 2003, n. 12). Coerentemente con quel desiderio di autoassoluzione da ogni responsabilità e compromissione con il fascismo proprio della stragrande maggioranza degli italiani al termine della guerra e avvallato, per motivi diversi, dalle principali forze politiche dell'Italia repubblicana, nella memoria nazionale e nella storiografia si è sedimentata un'immagine "manichea" del biennio '43-'45, in cui erano cioè presenti due sole Italie, quella partigiana, largamente maggioritaria, e quella fascista. Da questa rappresentazione fu cioè esclusa quell'ampia "zona grigia", costituita da quegli italiani, la maggior parte, che durante l'occupazione tedesca cercarono innanzitutto di sottrarsi alle conseguenze dello scontro. Da quanti, cioè, pur in larga misura simpatizzando per la causa della Resistenza e degli Alleati, preoccupati della propria salvezza personale, scelsero di non scegliere fra le due diverse opzioni in campo. Nel loro rifugiarsi nell'individualismo si esprimeva la continuità con quella passiva accettazione del fascismo che aveva in realtà contraddistinto l'atteggiamento degli italiani negli anni del regime. In esso si celava la più pericolosa ipoteca rappresentata da vent'anni di dittatura per il futuro democratico dell'Italia: il tentativo fascista di trasformare l'antropologia degli italiani si era infatti risolto in una loro ulteriore deresponsabilizzazione politica. In questo senso la scelta resistenziale si caricò di un ulteriore significato: non solo rottura nei confronti della realtà esistente, ovvero delle pretesa di obbedienza avanzata dalla Repubblica di Salò, ma anche, e forse soprattutto, nei confronti dell'acquiescenza con cui il paese aveva attraversato il fascismo e ora si apprestava a vivere gli anni della rinascita democratica. Cesare Panizza |
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