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Bellu Giovanni M. - I fantasmi di Portopalo. Natale 1996: la morte di 300 clandestini... |
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Titolo | I fantasmi di Portopalo. Natale 1996: la morte di 300 clandestini e il silenzio dell'Italia |
| Autore | Bellu Giovanni M. | Prezzo Remainder - 55%
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€ 6,52
(Prezzo di copertina € 14,50 Risparmio € 7,98)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2004, 228 p., brossura |
| Editore | Mondadori
(collana Strade blu. Non Fiction) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi | | 
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| La notte di Natale del 1996 nel canale di Sicilia è avvenuto il più grande naufragio della storia del Mediterraneo dalla fine della seconda guerra mondiale. Nel tentativo di sbarcare nel nostro paese, circa trecento clandestini di origine pakistana, indiana e tamil, muoiono per l'affondamento di una "carretta del mare". Il fatto passa quasi completamente sotto silenzio. Nulla avviene durante quei giorni di festa e quando all'inizio di gennaio arrivano dalla Grecia le prime denunce dell'accaduto, la reazione delle autorità italiane è il rifiuto di credervi: come poteva essere successa una tragedia di simili proporzioni senza che il mare e le coste siciliane ne portassero traccia? Il libro è la ricostruzione di questa incredibile vicenda.
Recensioni 1 - 20 di 26 recensioni presenti. Media Voto: 3.38 / 5Carlo Cardano (13-04-2005) Necessario. Bello. Terribile. Da portare con se, come uno spillo nel fianco. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Voce (28-12-2004) Ebbene, la verità è saltata fuori. A Portopalo c'è stato un dibattito tra l'autore e chi gli contestava le parti del libro dedicate a Portopalo. Indovinate chi aveva ragione? L'autore naturalmente. Alle poche e inutili contestazioni è stata data come risposta semplicemente la verità. Si sapeva a Portopalo dei morti ripescati? Sì. Un pescatore ha addirittura raccontato dettagli durante il dibattito senza alcun timore. E' vero che i pescatori pagano il pizzo? Sì. Confermato da rapporti dei carabinieri. La frase usata "vogliamo pagare il pizzo" l'ha inventata l'autore? No, l'ha pubblicata Legambiente. Quindi cari segugi, pizzute vere, galeazzi vari, avete capito finalmente? C'era il sindaco, il parroco, assessori e giornalisti oltre ai portopalesi, a controprova che l'autore non ha inventato nulla, le vostre sono e rimarranno solo ingiustificate calunnie che non hanno nulla a che vedere con il libro, ragione di questo forum, ma molto a che vedere con la serie televisiva The Twilight Zone. A proposito: c'eravate al dibattito? Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Leila (22-12-2004) L'ho comprato per regalarlo ad un amico, ho cominciato a leggerlo e ora è un regalo di seconda mano per l'amico, di prima per me. Veramente un gran bel libro da leggere, rileggere, regalare, far girare... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
la pizzuta (quella vera) (21-12-2004) Ma di cosa parli, cara pizzuta? Anche io ho girato su internet e letto tante pagine. Si dà il caso anche che leggo i quotidiani (a tiratura nazionale e locale) e quindi ho una visione completa della vicenda. Intanto noto che dai per scontato che tutto quello che ha scritto e detto Bellu corrisponda al vero per quel che riguarda Portopalo. Va bene, nulla da eccepire, ma per favore non fare come Torquemada, lasciaci fare le nostre osservazioni anche se esse sono lontane dal pensiero unico che si è creato su questa vicenda, limitatamente ai risvolti sul piccolo coumne di Portopalo. E poi non mi pare che a Portopalo il libro non abbia i suoi estimatori. Anzi. Ma cosa volete che tutti dicano: bene, bravo, bis! No, questo no. Ma perchè non fate allora l'interpretazione autentica del libro, come la legge, almeno non ci sarebbero polemiche. Non scherziamo, lasciateci criticare il libro in quelle parti che toccano Portopalo (poche a dire il vero ma non trascurabili) e accettate che vi sia qualcuno che non la pensa come voi. Voltaire qualcosa dovrebbe averla lasciata ad insegnamento parecchi anni fa. Quindi ostracismo verso nessuno, solo libertà di critica e di interpretazione. E' difficile comprendere queste osservazioni elementari? Un saluto dall'alto della pizzuta, con l'isola di Capo Passero che mi guarda maestosa. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
la pizzuta (19-12-2004) Dando per assodato che chi ha commentato abbia prima letto il libro, constato come la nostra scuola – oggi alla frutta – non abbia funzionato granché neanche in passato. E’ infatti possibile che chi ha frequentato i nostri istituti scolastici ne esca incapace di comprendere non dico la “Fenomenologia dello spirito”, ma nemmeno un reportage qualunque scritto da un giornalista.
Si arriva a dire che il libro di Bellu è “incentrato sulla vicenda accaduta a Portopalo” (cito da un post di altra pagina web di cui non ricordo il nome) o “più di 100 pagine sono destinate a Portopalo”. Se conto le pagine inserite nella sezione “Portopalo” si conferma quanto già detto sulla scuola: 65. Chissà che conti hanno fatto; ma i numeri non mi interessano.
Davvero a Portopalo pensate che il libro sia incentrato su di voi?
Possibile che di un libro in cui si affronta il business dell’emigrazione contemporanea, della fuga dalla miseria dello sfruttamento e dalle guerre, a voi interessi se il pescatore ha preso soldi, quanti ne ha presi, quando ha trovato il tesserino, "ma lui non è meglio degli altri", sì e io ho la barca più bella della tua, ma la mia è più lunga e colorata...
Diciamo pure che il pescatore sia peggiore degli altri, in quanto prezzolato delatore.
L’inchiesta cambia? Non mi pare. I morti stanno sempre là, il comandante della Yiohan sta sempre a Parigi a passeggiare sotto la Tour, i controllori continuano a intascare soldi per non controllare, mentre altri, troppo grassi per penetrare le sottigliezze del reale, lasciano fare: questo è ciò su cui è incentrato il libro, ma non l’avete capito. Cari portopalesi, svegliatevi dal vostro sonno della ragione e - vi prego - rasserenatevi e disilludetevi: i protagonisti non siete voi.
Una domanda. Per caso, avete la coda di paglia? Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Salvatore (13-12-2004) Io ho letto il libro sulla scorta delle polemiche. Penso quindi che Bellu abbia beneficiato da ciò che ha dichiarato sia il sindaco sia altri portopalesi. Conosco benissimo il paese e, leggendo il libro, mi è sembrato di trovarmi sul posto. Non capisco le critiche. Sembrerebbe quasi che il fatto, il naufragio, una vera tragedia, non sia mai accaduto. Dobbiamo ammettere che se non avesse scritto Bellu, prima l'articolo e poi il libro, nessuno avrebbe parlato di questi disperati che hanno trovato la morte davanti casa nostra. La nostra indifferenza, continuando a masturbarci con le squallide polemiche di pseudo campanile, continua anche oggi nel momento in cui spostiamo l'attenzione su una questione incomprensibile. Credo che il sindaco e gli altri che hanno espresso queste lamentele non hanno letto il libro. Tanto è vero che nessuna denuncia è stata presentata, sarebbe irricevibile. L'idea di andare a prelevare i miseri resti dei poveri ragazzi non viene in mente a nessuno. Ma 283 scheletri sono ancora in fondo al mare. Questa è la più importante verità. Senza Bellu nessuno parlerebbe oggi di questi fatti. Dobbiamo allora affrontare l'argomento con maggiore serenità, senza farci trascinare da squallide polemiche e strumentalizzazioni politiche. Spingiamo tutti per andare a riportare in superficie il relitto e i resti dei naufraghi, a futura memoria e a testimonianza di una tragedia quotidiana che si consuma sulle nostre coste, l'immigrazione controllata dai mafiosi mediterranei.
Quanto al pescatore, una sola considerazione: anche se tardiva, la sua voglia di denunciare questo fatto ha comunque preso il sopravvento, e il suo senso civico lo ha indotto a denunciare quello che aveva scoperto, non solamente lui, nel nostro mare. E lui ha pagato, e sta pagando, per non essere riuscito a far tacere la propria coscienza. E' dovuto andare via da Portopalo, ha dovuto cambiare lavoro e si è imbarcato su una petroliera, perchè, nel suo paese, gli rendevano la vita impossibile. Questo è un fatto. Riflettiamo prima di parlare Voto: 4 / 5 |  |  |  |
franco (11-12-2004) Sono originario di Portopalo e in alcuni punti il libro induce troppo in fantasia parlando di Portopalo. Per il resto il libro va bene ma in alcuni punti più che giornalismo è fantasia. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
sante (09-12-2004) bello, bellissimo. da regalare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Riccardo (23-11-2004) Non credo che l'intento principale di Bellu sia stato quello di raccontare una Portopalo fatta di pescatori "brutti, sporchi e cattivi" come si legge in qualche precedente commento, bensì di stigmatizzare l'omertà degli organismi locali e internazionali che davanti a certi traffici chiudono entrambi gli occhi: polizie doganali complici dei mercanti di uomini, "mazzette" che girano allegramente per comprare il silenzio di chi dovrebbe controllare (o per dissequestrare qualche vecchia carretta fatiscente), autorità che preferiscono non sapere... Certo, un cenno (e un biasimo) in più sul governo italiano allora in carica non avrebbe guastato. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Adelio (14-11-2004) Se i fascisti si incazzano vuol dire che il libro funziona.
Se si incazzano anche gli abitanti di Portopalo (ma quanti si incazzano davvero?) vuol dire che Bellu ha colpito nel segno.
Il campanilismo di maniera, comunque, è roba dell'altro secolo. Il resto sono solo mafia e omertà condite da un certo razzismo. E se su quella nave ci fosse stato un solo italiano?
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Giuseppe (28-10-2004) Il libro l'ho letto e non è che mi sia piaciuto tanto. Tutto qui. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
synchro (26-10-2004) A me è piaciuto molto,l'ho trovato coinvolgente,interessante,doloroso e stimolante e..in particolare..pensavo che spesso leggiamo notizie tragiche o vediamo immagini che ci fanno male,riferite a vari paesi del mondo e relative a persone diverse,spesso però,a parte l'emozione iniziale,la sensazione si diluisce(e con essa si attenua anche la rabbia o la voglia di fare qualcosa)perchè facciamo difficoltà a collegare questi eventi con la nostra vita..parlo proprio di difficoltà di collocazione cronologica,di difficoltà nel riportare ciò che ci viene mostrato o raccontato nell'ordine e nella regolarità delle nostre giornate.Invece nel caso di questo libro si parla di qualcosa che è avvenuto nel periodo natalizio e,anche se oramai è passato qualche anno,magari a fatica,riusciamo a ricordare cosa stessimo facendo noi in quei momenti,a rivivere il calore e la tranquillità delle nostre giornate vissute in un'atmosfera di festa e sentiamo quindi in modo ancora più bruciante la differenza e il dolore e la rabbia per quello che stava capitando in quei momenti ad Anpalagan e agli altri migranti.E questo aiuta a capire e soprattutto aiuta ad immedesimarsi.Credo che la vera differenza nei rapporti tra le persone sia quando ci si incontra ricordando che quelle che abbiamo di fronte sono"persone",che c'è un nocciolo dentro ognuno..simile al proprio,che le emozioni,i sorrisi,le lacrime sono uguali..e quando ci si riesce,se vediamo le"persone"davanti a noi e non le"funzioni"che rappresentano o i ruoli che rivestono nelle nostre giornate tutto diventa più vero e più semplice..credo che questa empatia sia la sola possibilità di convivenza pacifica e piacevole tra noi tutti..e insomma,oltre al fatto che è scritto bene,oltre al fatto che l'inchiesta giornalistica è avvincente e la costruzione dei capitoli è intelligente il libro mi piace perchè aiuta in questo,ricollegare le nostre giornate a quelle di Anpalagan aiuta ad allenarci in quell'esercizio di empatia che oltre ad essere emozionante credo sia sano, doveroso e utile a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
segugio (25-10-2004) Ma quale uno o due codardi. Caro Sergio ti assicuro che sono in tanti quelli che criticano il libro di Bellu. E poi che storia e' questa? Chi critica il libro o e' un codardo o dice panzane? Ma stiamo parlando di un romanzo o della Bibbia? Sergio, chi critica lo fa perche' conosce i particolari locali della vicenda che Bellu ha stravolto, pretendendo magari che gli si facciano gli applausi. Il libro in larghi tratti e' una ciofeca assoluta, degna al massimo di qualche querela. Vergognati tu, che senza sapere i fatti ti fidi di uno pseudo giornalista d'inchiesta che ha scritto menzogne e fesserie su un paese della Sicilia bello e dignitoso. Ha ragione Galeazzo Ciano in un precedente commento che ho trovato in questo sito. La verita' deve prevalere....sempre!!! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Francesco (22-10-2004) L'ho letto d'un fiato e l'hanno letto anche i miei coinquilini. E' piaciuto a tutti. Tanto. Sui commenti: Caro giornalista di Area, non so dove tu abbia studiato giornalismo o se l’hai studiato come Bossi ha studiato medicina, ma è bene che qualcuno ti avverta che in quasi tutti i mercati del pesce si paga il pizzo. Dalla Cina all’Alaska, da New York a Portopalo. Che la mafia è anche in Sicilia ma esiste dappertutto e denunciandola non si denunciano gli abitanti onesti di un paese. Che scrivere a posteriori articoli di stizza verso giornalisti che hanno fatto il loro dovere, a differenza di quelli come te che oggi ricamano acredine dal trespolo ma al momento “si grattavano la panza”, non è leale. Se cercare la Yohan o i 300 morti in mare per voi è solo uno scoop e non è importante ma straparlare di politica sì, cercando invece dei morti qualche aggettivo artificioso sul dizionario, cambiate mestiere. Far passare l’interesse verso questa tragedia come un meccanismo della destra o della sinistra è un insulto alle vittime che invece meritano di essere ricordate, possibilmente una per una. Gli Anpalagan, i loro genitori, le loro storie, il loro sacrificio. Cosa cerchi di dirci, che chi ha scoperto il relitto fa parte di un complotto internazionale contro la Sicilia? Che gente come quella buon'anima di Frisullo avrebbe fatto meglio a scrivere articoli pedanti e scorretti come i tuoi? Amo la Sicilia, conosco Portopalo e fossi portopalese sarei felice di come viene descritto il paese, l’isola e i siciliani. La colpa non è dei pescatori – come può leggere chi ha veramente letto il libro - ma delle leggi che fermavano le barche per settimane. Se vivi di pesca è equivalente al mandarti in bancarotta, e per cosa? Per delle blande indagini che niente avevano a che vedere con le barche sequestrate. I veri colpevoli del libro sono chiaramente gli organizzatori dei viaggi della morte, i signori della guerra e della fame, non i portopalesi. Poi ci sono gli ignavi, ma lì entriamo nel tuo regno e nel libro siete ben descritti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Ricky (22-10-2004) Un libro aperto, un aiuto concreto alla disinformazione che però si legge come un giallo.
Un ottimo romanzo-verità. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Pippo (22-10-2004) Questo è un libro carico di emozioni. Quando l’ho finito mi è addirittura dispiaciuto, talmente mi aveva appassionato la storia.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sergio (22-10-2004) Ho letto il romanzo e mi è piaciuto molto. E' un affresco di isole e uomini totalmente diversi tra loro, trascinante e profondo nel racconto. Fa riflettere sulla follia del genere umano, sulle moderne leggi che regolano l'immigrazione, così simili a quelle dei nostri nonni e bisnonni come se non fosse passato un secolo.
Non capisco però le polemiche personali che ho trovato sia qui che in altri siti dove si menzionava il libro. I messaggi erano esattamente gli stessi ma firmati con altri nomi, proprio come se uno o al massimo due codardi perdessero tempo a scrivere le stesse vili panzane su tutti i siti disponibili. Vergognatevi o vergognati. Andate a lavorare. Questo è un sito dedicato ai libri non alle vendette personali.
Sergio
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Giulia (22-10-2004) Ottimo libro, impeccabile nella scrittura e brutalmente coinvolgente nella narrativa. E' un perfetto esempio di Literary Nonfiction, un romanzo-reportage alla Capote vissuto e raccontato in prima persona. Mi ha ricordato "A sangue freddo". Farà sicuramente parte dei libri che regalerò a Natale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
GALEAZZO CIANO galeazzociano@virgilio.it (21-10-2004) Ho letto il libro di Bellu, e penso che potrebbe essere il titolo di un film di Dario Argento, non la descrizione di una popolazione. L'atto è sicuramente da condannare, ma con tutto ciò non si può condannare un'intera poolazione definendola a limite tra la mafia e l'omertà. E' certamente facile generalizzare quello che succede, ma la Portopalo che conosco io è diversa da quella descritta nel libro. E' una cittadina fatta da gente laboriosa che ha il senso della famiglia e dello stato , e ultimamente sta anche riscoprendo quel senso di ospitalità che si addice ad un paese che vuole a tutti i costi essere turistico. "La bellissima trinacria che volge tra pachini e peloro" come la definisce Dante nel canto 8° del paradiso oggi è un paese che si attrezza per svidare il tempo e per essere a pari passo con quelle che sono le sfide di una società basata sul consumismo e sulla globalizzazione. Certo esistono dei punti sul libro di Bellu che non mi sono chiari, a partire dal ruolo del Gran Normanno il quale dopo anni di silenzi riscopre , a caso, il senso della giustizia e denuncia il tutto non all'autorità competente,ma a un giornalista per uno scoop. Altra domanda, come faceva il Normanno a sapere che in quel determinato e circoscritto posto esistevano dei resti umani? Deduzione logica: forse li aveva presi anche lui. E se fosse così perchè lo spirito di coscienza non lo ha colpito dinnanzi a simili visioni? Forse continuava a pescare indisturbato? Il Normanno che in quel periodo non era un semplice cittadino ma rappresentava l'istituzione perchè non fece prevalere il senso civico? Forse da quello scoop voleva trarne fortune personali? Questi sono tutti quid che ne il libro nè tantomeno Bellu riescono a spiegare, ma che un'attento osservatore non può fare a meno di obbiettare. Il libro denota anche un chiaro senso dell'appartenenza politica, in quanto non viene mai citato il governo che allora in carica tacque su quella triste vicenda e si scaglia contro un governo che temporalmente non appartiene a quella vicenda. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Internauta (13-10-2004) Volete la mia sul libro di Bellu? Condivido quanto affermato da "Cape Sparrow". A Punteruolo dico: il giornalismo d'inchiesta dev'essere rigoroso e non mischiare fatti a fantasie. Purtroppo Bellu su Portopalo ha romanzato fino all'inverosimile e probabilmente si beccherà qualche (giusta) querela. A meno che, siccome Portopalo è una piccola comunità, non si voglia vomitare di tutto e di più sui portopalesi spacciando per buono menzogne e ogni genere di immondizia, sperando che qualcuno ti batta persino le mani. No, il libro di Bellu in questo non solo non mi ha convinto ma mi ha proprio deluso. Cento pagine su 228 sono un monumento alla disinformazione ed alla calunnia reiterata. Voto: 1 / 5 |  |  |  | Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 26
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