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Capriolo Paola - Una luce nerissima | Il corpo di Yossel è grande, i suoi lineamenti appena sbozzati, incerti, la sua mente, ancora incapace di articolare pensiero, è attraversata da immagini e bagliori, come figure fantastiche proiettate sulla parete da una lanterna magica. Del resto, non può certo essere perfetta la creatura plasmata da mani umane, per quanto - come nel suo caso - queste mani siano quelle di un maestro, un sapiente, un mago... Paola Capriolo reinventa con sensibilità contemporanea il tenebroso mondo del Golem, affrontando temi e inquietudini profondamente moderni.
Media Voto: 3 / 5emanuele minardo (13-05-2006) Una miriade di fluidità che si allarga, sciolta in uno stagno silenzioso, ….. un coinvolgimento alla pari dell’intero intento della dinamica delle pagine che preparano alle rievocazioni per un tutt’uno sommerso (96).
Le finali ricercate un distico poetico tagliato (11, 23, 29, 74, 76, 77, 85, 94, 102), chiusure che germogliano luce e affievoliscono di tenebre le considerazioni (13, 97, 98, 101).
E’ un continuo raffrontarsi con la cosa creata, in un rapporto-confronto impari alla mente.
La trama, cercata disperatamente dal lettore, è nel racconto …… delle minuzie, delle trasformazioni e del secondario ingrandito (32).
Dalla metafora della notte alla chiarezza della storia ( 67). Una danza di concetti.
Immediata nella descrizione. Lineare e uniforme registro e scelta cadenzata del lessico e forme sintattiche del periodo con lucida abnegazione perversa e magia della perversa lucidità anche in manifestazioni liriche.
Non mi affascina la trama, mi prende il suo modo di narrare e descrivere mai fermandosi; mi piace il fluire delle parole e il costrutto sintattico e il crescendo del lessico (116). Il muoversi della vita all’alba, i tremori della vita a sera (128). Mi calmano soltanto le pagine al XXVI ed al XXVII.
Immette con e in altre immagini e sensazioni. Indugia pienamente nel non andare al punto (131).
Un palcoscenico di reazioni pirandelliane (132) che porta sempre all’essenzialità del concetto creatura (141). Lì è il migliore capitolo (XXVII) in serenità accattivante e curiosità di narrazione.
Conduce il lettore (saper prevedere e anticipare le considerazioni in atto) all’auto coscienza ed all’auto ironia. Non trascura gli aspetti inferenziali (158).
La musicalità del fraseggio mi evoca un fresco John Steinbeck.
Non manca nelle finali una certa cadenza di richiamo omerico.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Sandro Boscaro (21-02-2006) Non male. La vicenda non e' gran che, ma il libro si impone comunque per la grande qualità della scrittura, ricercata e raffinata. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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