|
|  |
Alajmo Roberto - È stato il figlio | La famiglia Ciraulo vive poveramente nel quartiere Zen di Palermo. Però davanti all'uscio di casa tiene parcheggiata una fiammante Volvo nera. La meraviglia è stata comprata con "i soldi di Serenella", ovvero con il risarcimento che i Ciraulo hanno percepito in seguito alla morte della loro bambina, capitata per caso in mezzo a una sparatoria tra mafiosi. Ma Tancredi, il figlio maschio, è uscito con la fidanzata e ha sfregiato la portiera dell'auto. Non sembra un danno grave, ma il padre l'ha aggredito con violenza e il figlio, per difendersi, l'ha ucciso. Un giallo iperrealistico, surreale, metafisico.
11 recensioni presenti. Media Voto: 3.45 / 5Diana Di Francesca (13-04-2011) Il centro del nucleo familiare è il padre padrone Nicola, eroe di vitalistica e rassegnata energia, che disprezza il figlio Tancredi per la sua passiva remissività mentre ammira il nipote Masino, già pregiudicato e abile nel riscuotere il pizzo,- Nicola, la cui vita ha come unico splendore il nero lucente di una Volvo,e che trova la morte proprio all'incrocio delle tre coordinate che delimitano il suo relazionarsi con il mondo: la Volvo,Tancredi,Masino.
L'antagonista è Tancredi,"il figlio",schiacciato dal suo senso di inadeguatezza, che lo ritrae a volte in un'assenza dolcemente autistica. Tancredi, che viene sacrificato alle esigenze della famiglia,Tancredi,di cui si può parlare come se non fosse presente,protagonista riluttante di una storia che non è la sua.Il titolo del romanzo "E'stato il figlio" lo individua nella sua condizione di figlio,e l'asserzione che lo concerne è intrisa di paradossale ironia.Gli viene attribuita un'azione di potere,a lui che non solo "non è stato",ma quasi "non è", a lui che si connota per ciò che non fa, per ciò che subisce.E in filigrana nelle pagine del romanzo è la presenza-assenza di Serenella, vittima innocente di un dramma che innesca altri drammi,commovente e tenera nel capitolo che descrive il giorno della gita conclusa tragicamente,e dove l'autore rivolge uno sguardo di incantata dolcezza sul mondo
dell'infanzia,fino alla scena di cinematografica evidenza del quieto morire della bimba sul marciapiedi,la mente ricolma della grande emozione vissuta,con l'unico rammarico di aver macchiato il vestito.Se l'elemento visibile che fa da filo conduttore al libro è la macchina maledetta,nera e insanguinata, che sembra uscita dalle pagine di King,in realtà la pietra angolare del romanzo è la mostruosa, incomprensibile decisione di comprare un'auto da 80 milioni col risarcimento ottenuto per la morte della bambina[...]. (2-cont.) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Diana Di Francesca (13-04-2011) Palermo, quartiere Kalsa. A due passi da noi esiste un mondo che offre stranezze e stravaganze da testo di etnologia;un mondo dove vigono codici di comportamento e comunicazione che appaiono ostici e incomprensibili,un mondo che si basa su convinzioni e presupposti "altri", quando non addirittura sul capovolgimento dei valori etici e umani,sul più spiazzante "non senso".E questo mondo Alajmo indaga con l'attenzione e la curiositas del giornalista, ma anche con empatia, con sguardo amorevole e consapevole.
Il romanzo ha la struttura del giallo e
apparentemente è meno cupo di "Cuore di madre"- c'è un interno familiare normale,che celebra i suoi piccoli riti,i gesti della vita di ogni giorno,le chiacchiere con gli amici,le manifestazioni di protesta,la gita alla spiaggia. Un interno familiare con le sue prepotenze,le sue prevaricazioni,le sue ingiustizie, ma dove degli affetti sono comunque presenti.
E tuttavia in questo appartamento lindo che si distingue dallo squallore circostante,in questo piccolo avamposto dove le donne lottano a loro modo,pulendo e tenendo in ordine,contro il caos dell'esistenza,in questa dimora di umili dove non viene mai a bussare la storia,c'è qualcosa di inesplicabilmente triste, di innocente e corrotto insieme.
Gli affetti finiscono con l'essere esteriori e convenzionali...Tutto è precario, dal lavoro alla presenza delle persone,dalle convinzioni ai sentimenti.
Una sola cosa sfugge alla precarietà:l'istinto di sopravvivenza, la caparbia volontà di strappare qualche occasione alla vita.(1-continua) Voto: 5 / 5 |  |  |  |
chiara libellula-s.anto@hotmail.it (03-07-2006) è il primo libro di Alajmo che leggo.
Non capisco l'acredine di alcune recensioni.
Ritengo sia un libro molto scorrevole e leggibile, forse ha l'effetto "catena": regalo-consiglio-prestito.
ma credo che se letto per caso sia piacevole Voto: 3 / 5 |  |  |  |
max maxverox@hotmail.com (01-08-2005) Essere scrittori in Sicilia è un compito molto gravoso. Non per forza si deve pensare a Verga, Pirandello, Brancati, Sciascia o altri. non credo neanche che l'autore abbia quelle ambizioni. Perchè denigrarlo? Il libro è passabile non è un capolavoro ma si può leggere senza problemi. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
vigatese vigatese@libero.it (17-07-2005) C'è una città che, per via della faccenda che tutti oramai approfonditamente conoscono (verbale per verbale, si potrebbe dire), ha perso ogni fascino e risulta, a scorrere le pagine di certi finissimi assaggiatori di parola, una sorta di mito all'incontrario: dove immancabilmente i figli ammazzano i padri e i padri, in attesa del sacrificio, si danno da fare tra pistole droga acido solforico summit corruzione degrado povertà malanimo. Nell'antica Grecia, qualcosa succedeva, ogni tanto, e s'invocavano padre e madreterni, e i figli, se cadevano, speravano nel riscatto, e il lutto era una montagna, da scalare piano piano. Palermo se ne ..., fortunatamente, e ai suoi sommelier del vocabolario, regala un trancio di spiaggia per esporre la mercanzia, sotto l'ombrellone. A quando un artigiano che lavori in casa, senza i pruriti della nomination Strega, senza il premio Vittorini, le paginate Mondadori, le foto in posa pensante, i diari sul Diario? Un artigiano - magari impresentabile, a guardarlo - che le parole le scolpisca nella pietra antica, come cosa propria, senza annusarle una per una, tutte uguali, e insipide, appena scartate dalla confezione "Marketing Segrate". Un poco, a dire il vero, ci colpa Camilleri, ma lui è come fosse Carlo Marx, che se pure molestava la cameriera, purissimo restava, rispetto ad eredi, esegeti, seguaci, martiri nel nome e nel conto. Si aprì la sentina, però, e ogni scolatura è brodo di pernice. Da frullare con pezzi di minimalismo, tocchetti di pensiero debole, noci di morale e cubetti di psicologia ghiacciata. Bere con calma. Molta calma. E raccomandarsi l'anima ai Santi Luigi, Leonardo, Giovanni, Vitaliano e Nino. I cinque Santi Protettori della Letteratura sicula che di fronte a un bevitore di cicuta, nell'altro mondo, farebbero festa. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
fulvio (09-07-2005) un romanzo su una Palermo "del sottosviluppo" che va cercando l effetto facile, pieno di luoghi comuni e con una scrittura a dir poco mediocre. per scrivere in modo convincente di una realtà dura come quella che l'autore vorrebbe descrivere qui ci vuole ben altro spessore e originalità. Di Alajmo avevo letto solo i pazzi di Palermo. Almeno là un a piccola idea di fondo c'era. Qui, solo sociologia spicciola e un patetismo di fondo e una piacioneria che vuole passare per impegno. Ma per favore! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
angela (09-07-2005) Che razza di romanzo. Certo, Cuore di madre era peggio. Ecco perchè a questo ho dato due invece di uno. Certo che di libri di questo autore che compro è l'ultimo. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Massimo Maugeri (seconda parte) (17-06-2005) Due le principali caratteristiche del libro: i dialoghi dei personaggi (all’insegna di realismo e ironia); la presenza costante dell’autore che si frappone tra lettore, accadimenti e personaggi, svolgendo il ruolo di guida (senza però incorrere nel rischio di sostituirsi al lettore stesso, il quale ha dunque la possibilità di esercitare la propria fantasia e sviluppare le proprie, personali considerazioni.)
In conclusione credo che quest'opera possa anche considerarsi come il pretesto narrativo per descrivere l’inettitudine umana. Inettitudine che si radica, com’è ovvio che sia, nei contesti sociali dove il disagio è maggiore. Quasi tutti i personaggi sono, in fondo, degli inetti. Lo è Nicola - il capofamiglia - che non si è mai posto il problema di svincolarsi dal precariato assistenzialistico se non con la battaglia per ottenere “i soldi di Serenella” (nell’attesa dei quali finisce poi preda dell’usura). Inetta è la moglie Loredana, schiacciata tra la personalità esasperante del marito e la tracotanza della suocera. Inetta è la stessa nonna Rosa che non riesce ad andare al di là (e come potrebbe?) dei limiti imposti dal ruolo matriarcale che svolge all’interno dello squallido microcosmo del nucleo familiare dei Ciraulo. Inetto è nonno Fonzio, il cui ruolo all’interno della famiglia (figuriamoci nella società) è sostanzialmente nullo (o di mero esecutore). Inetto è Masino nella misura in cui finisce col compiere un gesto che, nella migliore delle ipotesi, avrebbe dovuto costringerlo alla latitanza. Inetto – infine - è Tancredi, vittima predestinata, prototipo del giovane senza ambizioni, che si crogiola nella propria apatia.
D’altro canto… <> Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Massimo Maugeri massimo.maugeri@iol.it (16-06-2005) “È stato il figlio” di Roberto Alajmo è un romanzo dotato di un’ottima struttura narrativa, caratterizzata da una narrazione di tipo circolare - la fine coincide con l’inizio e viceversa - e articolata con la tecnica dei salti temporali (che l’autore riesce a gestire efficacemente, consentendo al lettore di entrare gradualmente nella storia).
La scrittura è secca, priva di fronzoli, ma decisamente efficace. Alajmo non si perde in arzigogoli aulici, non abbonda in aggettivi, tiene sotto controllo gli avverbi. Al tempo stesso, però, questa scrittura, per certi versi volutamente (e appropriatamente) asciutta, è ricchissima di particolari sia a livello di ambientazione, che a livello di descrizione psicologica dei personaggi.
L’effetto generale (e il risultato finale) è ottimo. Alajmo è, a mio avviso, tra quei pochi scrittori italiani che riescono davvero a prendere per mano il lettore e a portarlo con sé tra le pieghe del racconto.
I suoi personaggi sono talmente originali da sembrare - in alcuni casi - paradossali (a volte ai limiti del grottesco), ma al tempo stesso sono caratterizzati da un realismo spietato che li rende credibili e irresistibili. La sottile ironia, abilmente mantenuta nei limiti di un equilibrio tale da non inficiare la drammaticità della narrazione, è poi un altro aspetto peculiare della sua scrittura.
Il racconto della morte di Serenella, l’evoluzione - o involuzione - dei pensieri della bambina verso un nulla inconsapevole, lasciano il lettore incollato alle pagine. Ciò che, in un certo senso, sconcerta è la dicotomia tra l’incombenza ineluttabile della morte e la drammatica banalità dei pensieri della bimba, la quale (peraltro) è talmente presa dalla compartecipazione alla scena della sparatoria, da restarne in qualche modo anestetizzata. Potenza della televisione? Fino a che punto il trovarsi a vivere un tipico evento proposto e riproposto da fiction e telegiornali genera automaticamente un pesante filtro inibitorio della realtà?
Se fossi costretto a indicare le due principali c Voto: 5 / 5 |  |  |  |
alessandro (08-06-2005) Un buon libro. Rappresenta bene un modus vivendi, un approccio alla vita di diverse "teste palermitane".
Ho trovato forzato la parte sulla figlia.
Da leggere Voto: 4 / 5 |  |  |  |
gabri (26-05-2005) Molto bello e anche molto scorrevole. non avevo letto mai nulla di Alajmo ma mi è piaciuto molto. Sembra proprio uno spaccato di realtà. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Alajmo Roberto |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|