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Alighieri Dante - La Divina Commedia. Purgatorio | Il secondo regno dantesco, "dove l'umano spirito si purga / e di salire al ciel diventa degno", è, dei tre, quello che porta nella sua struttura, sia fisica sia morale, la maggiore novità d'invenzione, tanto da poter dire che esso è un mondo, nel suo aspetto e nel suo spirito, soltanto dantesco. Circola per tutto il Purgatorio un'atmosfera difficilmente definibile, come di raccolto incanto, che coglie il lettore fin dall'inizio e l'accompagna fino alle soglie del Paradiso: attingere lo spirito di quella delicatissima aura che tutto avvolge è la via per intendere il Purgatorio dantesco nella profonda bellezza che lo distingue.
Giovanni (29-03-2007) Dal "foco etterno" si passa al "temporal foco", in cui espiano gli spiriti, "contenti/nel foco, perchè speran di venire/quando fia tempo a le beate genti".
Questa volta il fuoco non è più fuoco che distrugge, ma la divina essenza, che brucia il peccato in queste figure alte e magnanime, ma non pure come i beati o colpevoli come i dannati.
Dante stesso prova compassione per ognuna delle pene, e ce li presenta come delle vittime del male, a cui loro soccossero, e che li fece vivere nella morte dell'anima, finchè essi non ricevettero in fin di vita il perdono di Dio, la bontà infinita che "ha sì gran braccia/che accoglie chiunque si rivolge a lei".
Dante stesso sa di essere destinato al Purgatorio: ce lo dice più o meno chiaramente.
Ma lui è destinato a vedere Dio, e al culmine della poesia di "questa cantica seconda", nel XXX canto, gli si rivela colei che ne fu fiamma e musa ispiratrice: ovvero Beatrice, che Dante ammira "in sù la vetta/di questo monte, ridere e felice". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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