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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Pennacchi Antonio - Canale Mussolini

Canale Mussolini TitoloCanale Mussolini
AutorePennacchi Antonio
Prezzo
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€ 17,00
(Prezzo di copertina € 20,00 Risparmio € 3,00)
Prezzi in altre valute
Dati2010, 460 p., rilegato
EditoreMondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)
 Disponibile anche in ebook a € 6,99

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Descrizione
Canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l'acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare, il cocco di mamma. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti, promesse dette a voce strozzata sui campi di lavoro o nelle trincee sanguinanti della guerra. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l'eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Se l'Agro Pontino è per Antonio Pennacchi una musa (Magrelli), un fantasma (Pavolini) o la sua Yoknapatawpha (la contea di provincia americana dove Faulkner ha scritto e ambientato tutte le sue opere e vicende umane universali), allora Canale Mussolini, l'ultimo romanzo dello scrittore sessantenne di Latina, è il suo destino letterario, il suo compimento, "il libro per cui sono venuto al mondo", come scrive lui stesso nelle poche righe introduttive. Il libro che tutti i tardivi estimatori di Pennacchi attendevano, dello scrittore di finzione con oltre sette titoli fra romanzi e raccolte di racconti, nonché dello scrittore di inchieste e ricerche storiche sulla rivista "Limes", raccolte almeno in due volumi, perché è un romanzo che "ferma" la storia della bonifica dell'Agro Pontino, che mette ordine.
La storia parte nel 1926, anno di inizio della bonifica più famosa e riuscita sotto il ventennio, ma affonda ancora più indietro attraverso il racconto dei Peruzzi, mezzadri veneti alla fine dell'Ottocento, una vera e propria stirpe, un genus come esempio, insieme ai ferraresi, agli emiliani e ai friulani, e simile alla maggior parte di quei coloni da cui discendono gli abitanti dell'Agro Pontino. L'antefatto è la miseria della campagna, i disastri, soprattutto economici, della prima grande guerra, la rovina completa, tanto che anche a generazioni di distanza si conserva l'esclamazione "maledéti i Zorzi Vila", il nome dei conti proprietari delle terre con i quali si è sempre in debito per le carestie e le spese del raccolto. Raccontando la vicenda e le traversie dei Peruzzi, precoci simpatizzanti per l'ordine nuovo fascista, Pennacchi fa un ritratto del giovane Mussolini, degli anni fertili di formazione novecentesca e di grande instabilità dell'Italia, incubazione del fascismo europeo in fin dei conti, del periodo del primo dopoguerra: il biennio rosso e le lotte per il potere tra socialisti e fascisti, tra fratelli che si odiano, Romolo e Remo, Caino e Abele, anticipazione della guerra civile e della nascita della Resistenza. Il corpo epico del racconto si concretizza con la presa del potere di Mussolini, la bonifica, spiegata nei minimi particolari tecnici, l'esodo di più di trentamila persone in tre anni, pionieri in una sorta di nostrano Far West e il faticoso inizio nelle terre strappate alla palude per tentare di sopravvivere. Uno dei tanti poderi dell'Opera nazionale combattenti viene affidato ai Peruzzi, di cui lo zio Pericle diventa il più autorevole pater familias, novello Enea contadino, proletario, fascista e violento, e nell'Agro comincia la lotta contro la malaria (sconfitta solo in seguito dagli americani con massicce dosi di Ddt), ma soprattutto l'opera di fondazione di città e di borghi a opera del duce, l'ex rivoluzionario al potere che incomincia a credere alla propria propaganda e alla sua parodia della realtà. In mezzo c'è la guerra d'Abissinia con le sue tremende stragi che fanno da preludio al disastro della seconda guerra mondiale.
Un grande poema epico che vuole raccontare la storia d'Italia, Canale Mussolini, attraverso le vicende degli umili, episodi drammatici e altri comici, i grandi eventi della Storia, parti meno conosciute e le origini e le contraddizioni di un popolo. Alcuni episodi, alcuni racconti tra i più marginali rispetto alla Storia resteranno a lungo nella memoria e nella mente dei lettori per intensità, forza e per il carico di pietas, come il crudo assassinio di un prete ribelle di Comacchio, o la morte accidentale di un bambino caduto dal treno verso la terra promessa. Inoltre alcuni intenti, proprio di ritorno e di retro-analisi sul fascismo, sembrano comuni alle ultime opere dei migliori registi italiani, come il Vincere di Bellocchio e Le rose del deserto di Monicelli. I modelli dichiarati di Pennacchi sono noti: Il mulino del Po di Bacchelli per la tematica contadina, I promessi sposi di Manzoni per la commistione tra storie e Storia, La geografia di Strabone per la curiosità topografica, La vita di Cellini per la scelta di uno stile spumeggiante e, perché no, l'Eneide di Virgilio per l'avventura, le guerre e l'esodo. Il limite, ma anche il punto di forza di questo romanzo, è la commistione di generi tanto in una narrazione confidenziale, da filò (il racconto nella tradizione veneta in una comunità contadina dopo il lavoro), quanto molto interessante, linguisticamente, nel recupero del dialetto dei primi coloni che ormai si parla solo nei borghi dell'Agro. Una commistione necessaria per far emergere un coro di voci che diano forza, per la prima volta, a un mito di fondazione nella palude redenta. In questo senso assume un valore fondamentale la cartina, nel retro copertina, che illustra il prima e il dopo della palude, che è inevitabile consultare durante le spiegazioni tecniche sulla bonifica.
Pennacchi, dopo un fondamentale libro di formazione, Il fasciocomunista (Mondadori, 2003), sugli anni politici sessanta e settanta su un tema tabù come il neofascismo, dopo i racconti sulla sua esperienza in fabbrica, Shaw 150 (Mondadori, 2007), e molti altri libri di cui si ricorda solo un thriller horror proprio su Latina, Palude (Donzelli, 1995), si conferma un grande scrittore alla sua opera più importante, anche per il contributo alla costruzione di una memoria collettiva.
Nicola Villa

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 117 recensioni presenti.  Media Voto: 4 / 5

Gian Luca Rombai gluca.rombai@libero.it (14-10-2011)
Che bello! Fa un pò "Forrest Gump" narrare la storia di un paese visto attraverso le vicende di persone comuni. A parte gli scherzi è una vera storia epica: la vita dei contadini dell'Italia pre-industriale, che io avevo sentito narrare solo da alcun parenti ed amici (tra tutti il fatto di fermarsi durante il lavoro nei campi per partorire, come effettivamente fece la nonna materna della mia compagna), la miseria, i moti socialisti, l'avvento del Fascismo, l'emigrazione forzata nelle paludi bonificate, le guerre di colonizzazione e la seconda Guerra Mondiale, l'attivismo sessuale delle ragazze del tempo e gli "scontri etnici" tra laziali e cispadani raccontate senza ipocrisie e come se narrasse un anziano davanti al camino. Un vero capolavoro che ho regalato a mia suocera, a mia sorella e al mio migliore amico (che hanno apprezzato).
Voto: 5 / 5
Zotik gianluca.gemelli@poste.it (31-07-2011)
Una saga familiare che copre la prima metà del ventesimo secolo, in una forma che imita il racconto orale di un anziano parente, come quelli che molti di noi hanno conosciuto. Storia, terra, famiglia, fatica, guerra, politica e osteria, tra la Pianura Padana e l'Agro Pontino. Divertono, ma si leggono con stupore e sospetto, gli allegri quadretti che ritraggono Mussolini e i suoi gerarchi in modo troppo bonario. La cosa si inquadra in modo perfettamente realistico con il carattere del narratore, ma la scelta di fare del Duce addirittura un vecchio amico di famiglia forse è esagerata anche per i nostri tempi. Qualche distinguo in più avrebbe tranquillizzato il lettore, ma bisogna ammettere che, nella profusione di epopee partigiane che popolano la nostra letteratura, quel che mancava era proprio un'epopea nostalgica.
Voto: 4 / 5
Roberto (27-07-2011)
L'impatto iniziale non è stato dei migliori ma la forza di questo libro è proprio il fatto di essere un pò inconsueto. Scorrevole,curatissimo il contesto storico,simpatici i personaggi. Le note negative sono le frasi in prima persona : "come dice scusi ?" ed ,a volte, un pò ripetitivo . Da Leggere e da consigliare .
Voto: 4 / 5
Franco (04-07-2011)
La storia tratta principalmente dell'esodo di morti di fame dalle tre Venezie alle paludi bonificate con successo dal regime fascista. Nel libro, attraverso la voce del narratore che racconta la storia a un ascoltatore non identificato ma contemporaneo, vi è la vicenda di una famiglia, che negli anni successivi alla Prima Guerra mondiale diverrà interamente fascista. Una enorme famiglia della bassa veneta che ad un certo punto dovrà emigrare in Agro Pontino. Scorrono le figure della storia, nel libro, anche da vicino. Perfino un giovane Mussolini, ancora socialista rivoluzionario, sarà al desco della famiglia, per una volta, quando sono ancora sono al Nord. Poi c'è l'esodo, lo spaesamento, la colonizzazione dell'Agro Pontino, un nuovo amore per quella terra estranea --una terribile palude malarica trasformata in una sorta di terra promessa-- che però li ha salvati dalla fame. E infine, terribili, le guerre di Mussolini, Africa, Spagna, fino al devastante '44, e i bombardamenti anglo-americani. È un libro in cui si può ridere molto, perché l'autore fa scattare situazioni di irresistibile comicità nelle situazioni più tragiche e parossistiche. È un libro in cui si piange.È un libro in cui è perorata l'ambivalenza dell'essere e del percepire. È un libro dove non si nascondono le colpe, anche atroci e rivoltanti, ma dove non si rinuncia a mostrarne lo scorrere parallelo dei grandi sentimenti della fraternità, dell'eros, della religiosità. È, finita l'ultima pagina, un libro pietoso e che chiede pietà. È un romanzo scritto magistralmente da uno che finge di essere un idiota ma ha il talento dei grandi narratori.
Voto: 5 / 5
marco (04-07-2011)
Libro di indiscutibile valore! non capisco i denigratori o meglio forse capisco che l'unico motivo per cui possa non piacere questa saga della famiglia Peruzzi può essere l'integralismo politico di alcuni intellettualodi sinistrorsi. Per ciò che mi riguarda introdurrei la lettura di questo libro obbligatoriamente a scuola in sostituzione de "I Promessi Sposi". C'è storia, lettteratura, sentimento, odio, rabbia amore e...suspance. Non ho letto altri libri di pennacchi, ma qualcuno sa dirmi se assomigliano a questo?
Voto: 5 / 5
miromiro (03-07-2011)
Bellissimo libro che traccia la storia dell'Italia del '900 attaverso le vicende della famiglia Peruzzi, mezzadri "cispadani" costretti poi ad emigrare nell' Agropontino. L'ascesa e caduta del fascismo, il coinvolgimento dell' Italia nelle due guerre e la sua partecipazione alle campagne africane vengono raccontati , come di rado succede, dal punto di vista di chi ha creduto e partecipato attivamente all'esperienza del Fascismo. L'autore spiega bene le grandi aspettative e l'entusiasmo che il Fascismo aveva saputo suscitare tra i contadini dell'epoca, come anche poi le cocenti delusioni. Altro aspetto che mi ha molto affascinato è la minuziosa descizione della bonifica delle paludi dell'Agopontino, e la loro successiva colonizzazione da parte di contadini ferraresi, veneti e friulani ridotti in miseria. Libro istruttivo, scorrevole e ben scritto, ho apprezzato la capacita' di Pennacchi di muoversi con tanta disinvoltura attraverso i diversi avvenimenti storici. Rimango veramente molto sorpresa da chi lo ha definito "noioso", io l'ho divorato in pochi giorni. Voto :5/5
Voto: 5 / 5
greta gretel68@virgilio.it (25-06-2011)
Il lettore non è mai contento, stavo leggendo alcune recensioni negative su questo bellissimo libro e leggo che non è la storia che non è piaciuta e nemmeno la scrittura, ma gli aneddoti che lo scrittore ha messo nella trama. Ora, io non se la capacità di leggere un libro e di comprenderne il senso è di pochi, ma il fatto che questo testo è basato sul racconto e sui ricordi e che quindi gli aneddoti ci stanno a pennello, dovrebbe essere lampante anche al più ostico lettore, comunque sia questo premio Strega è meritato con lode. Pennacchi ha costruito la trama con personaggi inventati (ma che potrebbero essere benissimo veri) messi nel contesto storico della bonifica dell' Agro Pontino, una saga famigliare quindi, che narra di una famiglia del nord, fascista e affamata che scende per salvarsi dalla fame e dalla miseria. Grande racconto, preciso e mirato storicamente e ironico e diretto nel linguaggio. Scrittura fluida e personaggi delineati in modo perfetto. Consigliato, mi ha fatto ricredere sullo Strega?.e non è poco.
Voto: 5 / 5
Roberto C. (13-06-2011)
La Storia della prima metà del secolo scorso vista dall'angolazione del ceto sociale più basso, quello del popolo contadino. Versione a mio avviso quanto mai verosimile e veritiera, secondo quanto ho potuto apprendere per esperienza diretta dai racconti di quel periodo trasmessimi dai miei genitori. In particolare ho trovato molto appropriata la descrizione di alcuni episodi della storia locale, compreso alcuni con protagonista il giovane Mussolini, per illustrare il contesto storico e per motivarne gli eventi che portarono dapprima all'avvento del fascismo, poi al proprio consolidamento, al culmine del consenso e della popolarità, e poi alla fase di declino culminato con lo sfacelo e con la tragedia del secondo conflitto mondiale al fianco dell'alleato nazista. Molto azzeccata la scelta di utilizzare ricorrentemente il dialetto veneto nei dialoghi tra i vari protagonisti, scelta oltremodo divertente in alcuni casi nei quali i protagonisti dei dialoghi non sono neppure veneti. In definitiva una lettura piacevole, scorrevole e consigliabile a tutti, in particolare agli appassionati di storia del XX° secolo.
Voto: 4 / 5
francesco (04-06-2011)
E' incredibile il numero di recensioni negative che ho letto a proposito di Canale Mussolini. A me è piaciuto da impazzire, concordo con chi lo definisce 'un grande romanzo popolare' nel senso più nobile del termine. L'ho trovato avvincente fin dalla prima pagina e pur riscontrando qua e là qualche calo di tensione narrativa ne sono rimasto affascinato. Conoscevo a malapena la vicenda dei cispadani in Agro Pontino e devo ringraziare Pennacchi per averla raccontata con così tanto trasporto Talmente bene che avrei voglia di visitare quei luoghi e non è detto che prima o poi mi cerchi un bell'agriturismo da quelle parti. Ps: non qui ma in altri topic ho trovato critiche politiche al romanzo: lasciamo perdere, una volta tanto, e lo dice uno che vota a sinistra e ha amato Novecento di Bertolucci. non è qualunquismo, specie per una famiglia di contadini.
Voto: 5 / 5
Fabio Marchioni fmarchioni76@gmail.com (31-05-2011)
Un bel libro, probabilmente destinato a durare più di una stagione. L' idea e gli escamotage letterari, dalla formula del racconto orale agli evidenti richiami al " realismo magico" stile Garzia Marquez, probabilmente non sono originalissimi ma il complesso degli elementi produce una buona musica. Impreziosisce il tutto lo sfondo storico estremamente curato nel particolare di ogni personaggio citato. Stupisce anche la conoscenza del mondo agricolo della prima metà del novecento e il trasporto che ha giudato l' autore nella stesura del romanzo. Leggere dell' agro pontino mi ha riportato con la mente alla mia infanzia a tratti trascorsa in un' altra pianura bonificata dall' ingegno Italico, la maremma toscana.
Voto: 4 / 5
Angelo fokey53@alice.it (30-05-2011)
Dopo aver letto numerose opinioni negative, sento il bisogno di esprimerne una decisamente positiva. Il libro si articola su tre argomenti generali:la storia di una famiglia(1)dai primi del '900, nel contesto dello stesso periodo storico, politico e sociale italiano(2),utilizzando le caratteristiche del contadino(3), mediante descrizioni di dettaglio delle sue attività, che rivelano al lettore di quanta cultura e conoscenze antiche e profonde fossero permeati i lavoratori della terra e le loro famiglie. Ognuno dei tre argomenti, viene, man mano, arricchito con eventi,contesti,motivazioni, che suscitano nel lettore una costante curiosià. Inoltre,lo stile dell'autore-del non professionista-,che narrando include numerose frasi dialettali, peraltro comprensibilissime,risulta,a mio avviso, vincente. Spesso il narratore si pone una domanda sull'evento appena descritto (la cui paternità, nel libro, viene affidata ad un ipotetico interlocutore), ed attraverso la repentina risposta dello stesso narratore, emergono, a seconda, una sorta di critica, ovvero una motivazione umana e/o storica e/o politica e/o culturale di ciò che è successo e perchè è accaduto. L'umanità che traspare dai vari personaggi (anche non appartenenti alla famiglia), contribuisce in modo fondamentale alla riuscita del romanzo, e suscita nel lettore, sentimenti nei loro confronti, generalmente condivisibili. Essi e le loro vicende, sono descritti senza mai lascirli cadere nella retorica e/o nella banalità di cui spesso sono permeati personaggi di umanità "normale". Concludendo nei modi dell'autore : ".scusi, come dice .., perchè solo 4/5 ??? Perchè altrimenti, caro signore, che voto daremmo a Guerra e Pace, oppure a I Promessi Sposi ???. Ringrazio IBS per l'opportunità di poter esprimere le proprie opinioni. Ringrazio i colleghi visitatori per aver avuto la cortesia e la pazienza di leggere queste righe. Un cordiale saluto a tutti. Angelo
Voto: 4 / 5
claudia (30-05-2011)
Non mi sembra il capolavoro che alcuni hanno acclamato, e ho trovato talvolta le digressioni storiche troppo estranee al corpo della narrazione. L'Armida, però, è splendida, indimenticabile, dall'inizio alla fine della sua vicenda.
Voto: 3 / 5
MICHELA (18-05-2011)
Dopo aver letto molti commenti che passano dall'entusiamo al tentativo di lapidazione del libro, posso solo prendere atto del fatto che, sia nella lettura che nella comprensione, è avvantaggiato chi conosce un po' di dialetto (ferrarese-veneto) e chi ha i nonni che hanno vissuto e reso la pianura pontina ciò che è oggi.
Voto: 5 / 5
davide davidespinosi@hotmail.it (23-04-2011)
A molti mesi dal termine della lettura ancora i personaggi rimangono nella memoria, questo di Pennacchi è un libro che rimane nella letteratura italiana come uno dei capolavori del "realismo magico".
Voto: 5 / 5
Romolo Ricapito romolo.ricapito@gmail.com (13-04-2011)
In attesa delle nomination definitive per il Premio Strega 2011, ho appena terminato di leggere il romanzo premiato nel 2010, Canale Mussolini di Antonio Pennacchi. Non senza difficoltà, devo dire. La narrazione è utile dal punto di vista storico e culturale per esaminare un periodo(quello fascista)ma nella fattispecie la vita delle classi contadine, estromesse dal proprio territorio d'origine per accasarsi nell'Agro Pontino. La storia è la disamina di un popolo privo di cultura, rozzo (molti gli accenni razzistici, con soprannomi come "marocchino" a colui che è identificato come straniero ) ma incontrovertibilmente vero. Il guaio è l'eccessiva ricchezza di aneddoti, che diventano man mano concatenanti e per forza di cose di una prolissità davvero indigesta. E comunque la prosa di Pennacchi non è certo d'aiuto. Piena zeppa di frasi dialettali, di divagazioni, di particolari elencati in maniera maniacale, unitamente a uno stile non sempre splendente. Ad esempio, mi hanno irritato le parti nelle quali il narratore, volendo spiegare dei concetti a un ipotetico interlocutore, fa la domanda: "come dice, scusi?" E vai con mille spiegazioni. La ripetizione di avvenimenti più o meno uguali, unitamente alla veracità dei personaggi, sin troppo esibita, mi ha stancato notevolente . Scopo di un romanzo è essere scorrevole, al di là del voler essere didattico. Perciò considero Canale Mussolini un vero "mattone", anche se in definitiva si tratta pur sempre di letteratura di qualità. Spero che il nuovo Premio Strega sia più fluido e un po' meno retorico! ROMOLO RICAPITO
Voto: 2 / 5
Federica Macchi (09-04-2011)
Un libro apprezzabile da lettori over sessanta. Una scrittura vorticosa e, in molti passaggi, farraginosa. Si avverte, in più occasioni, che l'autore non è uno scrittore professionista di lungo corso. La trama è fitta di eventi, generosa di personaggi spesso mal orchestrati. Complessivamente noioso.
Voto: 1 / 5
Adele (07-04-2011)
È certamente un libro che merita il Premio Strega, anzi: non si merita altro. Bolso il libro e bolso il premio, decadente il libro e decaduto il premio. Non si sa più che cosa leggere, per fortuna si può rileggere.
Voto: 2 / 5
Valeria (27-03-2011)
Non posso certo dire che sia un libro che prende. Attirano le vicende umane ma in tutte quelle pagine le uniche parole che commuovono sono quelle che descrivono il ritorno dal fronte di uno dei fratelli, ora mi sfugge il nome, e lui si tuffa nella terra e tra i suoi animali, anziché abbracciare la famiglia, l'unico personaggio i cui pensieri, emozioni e desideri siano stati affrontati, l'armida, che sin dalla prima apparizione s'intuisce una figura privilegiata, cara all'autore che le riservera' un destino diverso da quello delle altre dedite solo a tener duro e ad arrabbiarsi. Lo stile adottato e' interessante ma Pennacchi non mi sembra riesca a padroneggiarlo pienamente, e cade spesso nei tranelli che la sua scelta gli tende: stucchevolezza, noia. Il continuo divagare invece che aggiungere realismo e caratterizzare ulteriormente lo stile, stanca, perché non viene dosato e obbliga il lettore a perderai continuamente lungo brevi vicende che ben poco hanno a che vedere con la storia principale e che anziché contribuire a creare l'atmosfera di un'epoca fan venir voglia di chiuder tutto. E' un libro storico sul fascismo e questa e' secondo me la sua qualità. E'un libro che vorrebbe apparire semplice e in realtà esser complesso. In pratica e' solo un po' noioso.
Voto: 2 / 5
Claudia (24-03-2011)
Finalmente uno Strega meritato! Che gran romanzo! Divisa in tre parti, scorre la storia della famiglia di contadini veneti Peruzzi, dall'inizio del 1900 alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il primo capitolo, con le vicende dei capostipiti, dei nonni, fino alla partecipazione alla prima guerra mondiale dei loro due primi figli, fila via velocissima e piacevolissima. Dopo poco te li senti già amici, i Peruzzi, già vicini di casa. Il secondo capitolo è forse il più "tosto", causa le varie e lunghe descrizioni della bonifica delle paludi pontine (dove molte famiglie di contadini veneti vengono trasferite)e della costruzione, appunto, del canale Mussolini, ma le vicende familiari rimangono al primo posto e ci restano fino all'ultima pagina. Grande l'idea di costruire la narrazione come una lunga, infinita intervista a un rappresentante dei Peruzzi (che solo all'ultima pagina svelerà la sua identità), senza mai far apparire "l'intervistatore", la cui presenza si capisce solo dalle battute di chi narra. E grande, GRANDE, l'uso del dialetto veneto in molti dialoghi: comprensibilissimo anche dal contesto, dà il tocco giusto di ironia a tutto il romanzo e fa dei "signori" dell'epoca (Mussolini e Hitler in primo luogo) delle macchiette esilaranti.
Voto: 5 / 5
Claudio S. (24-03-2011)
Cesio, Temistocle, Zelinda, Pericle, Bissola, Adrasto, Adelchi. Sono sufficienti i nomi di battesimo a farci comprendere come il mondo sia cambiato e come, solo 80 anni fa l'Italia fosse diversa, seppure nella forte e condivisa origina contadina. E' un romanzo italiano, contadino, orgogliosamente plebeo, utile ai più giovani per comprendere le nostre radici e da dove veniamo. La nostra epoca, nel turbinio e baluginio della comunicazione globalizzata e da consumare velocemente, tende a farci dimenticare le nostre origini, le nostre condizioni. Grazie ai Peruzzi, anche ai loro errori ed alle loro contraddizioni, scopriamo cosa voleva dire nascere dalla parte sbagliata e la parola pari opportunità non aveva senso alcuno. Evviva i Peruzzi e maladeti i Zorzi Vila.
Voto: 5 / 5
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