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Conte Giuseppe - Ferite e rifioriture | Premio Viareggio Poesia 2006. Questo libro continua, nel senso di piena adesione alla vita, rispetto alla quale l'autore propone i suoi momenti di trasporto e tenerezza, il lavoro svolto in precedenza. Fedele a se stesso, ma rinnovandosi, Conte riesce a coniugare nei suoi versi una precisa visione del mondo con la presenza della solarità e del mito attraverso la realtà dell'esperienza anche quotidiana.
Roberto Maggiani redazione@larecherche.it (08-01-2008) Leggere questa raccolta di poesie di Conte è una bella esperienza. La sensazione che ho riportato leggendo i primi testi è quella di essere di fronte a una persona fervente, dinamica, solare, in lotta con le leggi di invecchiamento che la vita, alla quale l’autore si riferisce in continuazione come il tu del suo dialogare, vuole imporre ai corpi e alle vicende quotidiane. Leggendo la sua raccolta mi è venuto spontaneo pensare all’analogia tra la vita e un grande fiume alle cui sponde il poeta cerca di ancorarsi riuscendo, talvolta, a rimanervi saldo, a non scorrere con la corrente impetuosa verso la foce, ma, nonostante lo stringere i denti, ne è sopraffatto, e anche in questo scorrere, che in breve tempo lo avvinghia allontanandolo da quella che è la sua prestante giovinezza, il poeta riesce a gioire, a creare, a fare del suo andare con le acque il suo luogo di vita e a dialogare con il fiume stesso. Il poeta non è mai vinto dalla vita ma anzi vi sale in groppa come a un destriero e corre per i suoi vasti paesaggi: riesce a vedere i dintorni a coglierne la bellezza, a ricondurli al ricordo e a riviverli nell’esperienza della sua giovinezza: “Credevi di andartene, ma io / ti ospito troppo bene in un cuore / feroce e ragazzo, che niente ha domato, / che conosce troppo bene la tua carezza / e come rinasci fenice dalle tue ceneri”. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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