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Desiati Mario - Vita precaria e amore eterno |
Il protagonista di questo libro ha quasi trent'anni ed è un precario in tutto tranne che nell'amore. I suoi sentimenti sono per Antonia Farnesi detta Toni. Per lei sarebbe disposto a qualunque cosa, anche a un crimine. Martin Bux è nato in Sicilia, a Castiglioni, un paese vicino alla base NATO di Sigonella, un luogo di miseria e di violenza, dove non c'è spazio per Martin e i suoi eccentrici genitori. La famiglia Bux emigra così a Roma, una Roma che rivela al giovane Martin i suoi volti molteplici. È una Roma contraddittoria, cinica, minacciosa, ma anche mozzafiato; una città di grandi ricchezze e grande povertà, come quella con cui la famiglia piccoloborghese dei Bux è costretta a fare i conti.
| La recensione de L'Indice |
 Nel suo precoce e fortunato esordio da narratore (Neppure quando è notte peQuod 2003) Desiati – classe 1977 – aveva già raccontato la Roma dei barboni di stazione Tiburtina. Ora come in certe storie dell'orrore quella Roma è emersa in superficie. Ed è l'inferno in senso proprio perché ad abitarlo sono tanti morti viventi ("c'è chi è morto e non lo sa"): i suoi genitori immigrati dalla Sicilia in un quartiere degradato come il Laurentino 38 i suo colleghi precari del call center i fascisti che manifestano contro l'euro il grottesco Andrea Sperelli che staziona nel bar sotto casa sua e la figlia scomparsa della dirimpettaia che vive da barbona alla stazione Termini. È un po' morto anche lui Martino Bux studente fuori corso di filosofia risponditore telefonico a cottimo occasionale consumatore di film porno ancora oscillante tra idealismo e nichilismo. ("A trent'anni ti dicono che non sei abbastanza adulto e non sei abbastanza giovane"; ovvero come scriveva Vittorini nelle Conversazioni in Sicilia: "Avevo quasi trent'anni ed era come se non avessi avuto nulla né i primi quindici"). Tutti morti tranne Toni Antonia Farnesi la sua Toni lontana bella sensuale intelligente creativa; angelica persino nel suo impegno politico e umanitario: "Toni è una geisha nella casa delle belle addormentate". Da quando il suo amore eterno è partito (per l'Africa questioni di volontariato) Martino sembra essersi definitivamente perso per le vie di una Roma ostile e degradata. Post pasoliniana nel senso di post apocalittica più che altro ("Non so se amerei Toni fino a questo punto. Fino alla sua apocalisse") ché lo sguardo di Desiati è anzi tenero sentimentale e al tempo stesso allucinato ("osservo con stupita curiosità") di una liricità onirica. Il tram diventa così "la lingua di scoppi al magnesio e fili conturbanti di metallo lucente" o "il pachiderma a rotaie che attraversa viale Regina Elena"; "Piazza Vittorio è un polmone di griglie ferrate" gli occhi "ruzzolavano dentro i suoi bulbi come uvette strizzate" mentre lui è "agitato e sgomento come un monsone". E poi ancora: "abbaglio lattescente" "cielo maledetto e cilestro" "capelli unti di noia" "incedevo al ritmo solenne dell'organo elettrico". Desiati è un poeta (da ultimo Le luci gialle della contraerea LietoColle 2004) e non fa nulla per nasconderlo. La sua scrittura conscia e orgogliosa della propria letterarietà ne fa qualcosa di molto meglio che un "Houellebecq di Tor di Quinto" (come Toni apostrofa ironicamente Martino); la sua Roma non è tanto "un capitolo perduto del Petrolio pasoliniano" (come viene definito un film porno di Rocco Siffredi) quanto piuttosto una stravolta isola d'Arturo in cui i personaggi – tra molte menzogne e pochi sortilegi – si nutrono di lettere scritte a nessuno e da nessuno. È sempre "questa faccenda che sei circondato da morti": è la visionarietà lirica del medium. La mamma di Martino comunica con i morti li vede ci parla; scrive lunghe lettere alla Callas e a Marilyn. Lui Martino non è da meno ma i fantasmi che gli fanno compagnia non lo consolano servono soltanto a dare corpo alla sua frustrazione ad avere qualcuno su cui rovesciare la sua trenodica litania d'odio. Fino all'urto finale che colpisce il lettore con un impatto inaspettato perché – come si diceva proprio nell'Odio (il film di Mathieu Kassowitz sulle banlieues parigine 1995) – " il problema non è la caduta ma l'atterraggio".Giuseppe Antonelli |
17 recensioni presenti. Media Voto: 3.76 / 5Marcello (25-12-2007) Non conoscevo l'autore e mi ha incuriosito, devo ammettere, il titolo...come conciliare amore eterno con una vita precaria?...può una vita precaria godere di amore eterno...Martino Bux vive in una Roma vera, spietata senza opportunità...conforta le sue tradite ambizioni nel sentimento più bello dell'amore eterno...
Mi è piaciuto molto invita a riflettere e a godere di quello che si ha.....oggi.
Voto: 5 / 5 |
Tiberio (14-09-2007) questo (indefinito) è un temino delle elementari scritto male e valutato 10+ perché chi lo ha concepito è il cocco della maestra, figlio del medico o del farmacista del paese (magari fanno entrambi parte di un club esclusivo dei "proteggete i figli di papà dal mercato del lavoro") che deve prendere tutti dieci sennò non può entrare alla Bocconi o alla Cattolica! Siamo nell'incongruo dilettantismo! Ma poi, mi spiegate perché ci dobbiamo sorbire i deliri di questo? Mi direte potevi anche non comprarlo, giusto. mhà, comunque se ci fosse -10 io voterei -11. Cià Voto: 1 / 5 |
Serena (09-03-2007) Bello, delicato, feroce, foggiato nella letteratura potente! Voto: 5 / 5 |
giulia (07-02-2007) noioso Voto: 1 / 5 |
laura (20-01-2007) finalmente un libro italiano interessante,spietato e bello.
L'ambientazione romanna e la deriva del personaggio protagonista mi hanno fatto pensare a'Gli sfiorati di Veronesi. Voto: 4 / 5 |
vlad (18-12-2006) rispondo a patroclo.
hai ragione, la consapevolezza letteraria è il difetto maggiore in desiati, qui come nel suo esordio.
perchè aderisce a una visione, quella dell'impegno civile, che lo spinge a dar voce a personaggi di marginali: ma proprio la cultura libresca, la tentazione citazionista, il crinale tra vita e (inter)testo rendono questi marginali poco credibili.
mi piace rimarcarlo perchè trovo desiati uno scrittore molto dotato. è indubbio che i suoi strumenti gli provengano anche da una certa cultura, ma ad oggi gli manca il coraggio, o la capacità di saperla nascondere, cioè nascondere dal livello "manifesto" dei suoi racconti.
nel secondo romanzo, questo limite si dà più a vedere, essendo il protagonista un marginale tout court, che sta fuori, cioè, anche dalla letteratura.
per questa ragione, e per l'artificio narrativo del finale, ho preferito il suo primo romanzo, "Neppure quando è notte". dove al contrario ho apprezzato la ricerca linguistica, viva e polemica. Sotto questo aspetto "Vita precaria", secondo libro di uno scrittore capace di esprimere contenuti, si normalizza persino troppo. Voto: 3 / 5 |
Marco Martinelli (02-11-2006) Questo libro è un piccolo gioiello letterario. Ho conosciuto Desiati su consiglio di un mio amico scrittore suo coetaneo e amico. Non sono riuscito a staccarmi dalle sue pagine. Letteratura che fa commuovere e anche divertire. Voto: 5 / 5 |
Patroclo (28-08-2006) uno dei romanzi piú brutti degli ultimi anni.
era tempo che non mi imbattevo in una cosa cosí.
prendi una storia esile esile con tanto di sorpresa finale stratelefonata,una "voce" di personaggio tra le piú odiosamente cupe e negative in cui mi sia mai capitato di imbattermi in un romanzo. un personaggio che
odia il lavoro ai call centre, schifa la Sicilia natia, detesta il Laurentino, ma non gli piace neppure San Lorenzo perché ci sono i
radical-chic e cosí via.
non so se la cosa sia stata inconsapevole o voluta. se voluta - ovvero se l´autore si immaginava il suo personaggio proprio cosí - direi che la cosa é forse piú grave.
capisco poi la volontá nel rappresentare un individuo squallido e chiuso in se stesso, ma su, questo ragazzo chiama un nero "Bingo Bongo"
o "Ghanaboy", per sentire simili banalitá dovremmo riprendere una di quelle commediacce estive con il mitico Zampetti (l´attore Guido
Nicheli) che apostrofava il domestico africano.
prendete poi una scrittura sciatta, banale, da De Carlo in pre-pensionamento, con amenitá varie tipo "lui comunista, lei democristiana, poi arrivó Berlusconi e mise d´accordo tutti", o
retorica da quattro soldi, da tema di medie inferiori sulla ragazza-brava e innocente-ma si droga e poi muore-perché lo zio la ha
stuprata.
o una parte dove ho dovuto veramente smettere di leggere per la repulsione, quando il protagonista e la sua ragazza si sputano in bocca a vicenda il cibo.
last but not least, varie incongruenze davvero dilettantesche, ad es. una per tutte, il protagonista studia lettere, cita Buzzati, legge
Petrarca, puó permettersi insipidi scherzetti su Philip Roth (e l´attore Tim Roth) ma non ha idea che Lolita sia un romanzo contemporaneo scritto da Nabokov. anche qui: se la cosa é voluta per qualche motivo, tanto peggio.mi stupisco non tanto che si pubblichino cose simili (ci mancherebbe, gli editori possono sbagliare), quanto che il libr(acci)o abbia parzialmente goduto di buona stampa. Voto: 1 / 5 |
roberta (06-07-2006) non mi è piaciuto. mi dispiace. la sensazione forte è che questo giovane scrittore sia pericolosamente autoreferenziale. senza una linea di ironia.stritolato da una composizione a tesi.noioso.
roberta Voto: 1 / 5 |
Eleonora sweetminnie90@libero.it (13-06-2006) Una fine che non si può definire positiva o negativa..semplicemente un colpo di scena,è una storia che ti prende, che ti fa vivere il dolore,ma ancor di più l'amore profondo di Martin Bux per Toni.Compie un viaggio verso il proprio cuore e i propri sentimenti per arrivare all'essenza di un amore morboso,ma appunto eterno.è quell'amore che ha fatto scendere una lacrima sull'ultima pagina, quell'amore che ti fa rivalutare la tua vita, il tuo tempo e anche quello che mi ha fatto scrivere un pensiero d'amore intenso superato il momento"shock" che provoca il finale.Ancora una volta Martino Bux è l'antieroe del nostro tempo,che odia essere precario, odia l'andamento occidentale ma contemporaneamente non può non esserlo,non può non vivere in Italia.Toni invece bilancia la sua negatività,,è l'ottimismo, la speranza il coraggio, il saper guardare verso il futuro ed è così che si sente realizzata nell'angolo più povero del mondo. Martino Bux lo riconosce per questo se ne innamora perdutamente facend della sua donna la sua icona che ogni tanto è però tentato ad infrangere.
Chiusa la copertina, posato il libro sulla scrivania inizialmente ti avvolge la malinconia(a parte convincersi ancora una volta del talento di Mario Desiati e della passione con cui scrive)poi i sentimenti positivi di Toni prevalgono."Vita precaria e amore eterno" mi ha spinta a non perdere tempo, a credere in me, ad esprimere il mio amore prima che sia trppo tardi, mi ha fatto venir voglia di realizzare i miei sogni, di urlare ciò che nn mi va di sentire e di vedere, anche di prendere cnscenza della nostra società schifosa che,però,forse,possiamo ancora cambiare.
Complimenti davvero..x la seconda volta.E spero ci sia una terza!Aossolutamente da leggere! Voto: 5 / 5 |
giuseppe tondinelli firanghiit@yahoo.it (08-06-2006) Bellissimo romanzo. Analisi prima che denuncia di una società malata ma anche struggente racconto di un amore che nasce in un contesto sociale ben definito e ne condivide la tendenza all'impazzimento. Una struttura complessa, molto abile, e uno stile nervoso con immagini ricorrenti che assumono via via un significato più intenso assicurano una salda unità artistica senza sfibrature. Nessun tentativo di suscitare facile commozione nel lettore ma bisturi tagliente nel corpo sociale dell'Italia e degli italiani che siamo. Personaggi indimenticabili come i genitori del protagonista e i capetti del call centre. Immagini indimenticabili come gli aeroplani che sorvolano Sigonella e Roma con il loro rombo minaccioso che sembra articolare una minaccia sociale e personale insieme. Voto: 5 / 5 |
simonetta simonetta.danesi@virgilio.it (13-05-2006) La storia è cruda, morbosa. E' narrata in maniera secca. Il romanzo mi ha commossa, mi ha fatto sentire in ogni momento della lettura come la povera Toni. Voto: 5 / 5 |
agostino agostinodefeudis@libero.it (05-05-2006) Ho letto questo romanzo senza convinzione, ci ho messo un po' a finirlo perché non riuscivo a ricostruire la trama, i frammenti e le storie che venivano man mano scomposte. Poi dopo essere arrivato alla fine si è tutto riannodato quasi per miracolo. Struttura sperimentale pienamente riuscita, molto superiore alle mie aspettative. Voto: 5 / 5 |
renzo renzobottalico@libero.it (11-04-2006) Alla fine ce l'hai fatta Mario! Non so se ti ricordi di me, ero con te al complementare di Diritto Pubblico. Ho comprato il libro il giorno in cui ho visto l'articolo sul corriere. Lo sto leggendo e ho ripensato a quando eravamo all'università. Ah quasi dimenticavo: questo libro è bellissimo! Voto: 5 / 5 |
iceberg (06-04-2006) Scrittura densa, sinuosa, emozionante. Plot sapiente che conduce a uno svelamento finale del tutto inaspettato. "Vita precaria e amore eterno" è un romanzo che si apre all'ignoto della vita di oggi e all'amore di due giovani tenerissimi e disperati, Martin e Toni (cioè Martino e Antonia). Un fascio di nervi che si distendono in baci, pagine corpose sull'Italia più precaria che c'è.
Perché si possono anche imparare le leggi della scrittura, ma non si può diventare normatore narrativo. E Mario Desiati, con questo libro, si conferma legislatore dal piglio sicuro e autorevole. Desiati usa le parole come reagente chimico, lasciando decantare sula fondo della pagina il buono e il marcio, il salato e i cristalli di zucchero della vita e dell'amore, precari ed eterni. Da leggere. Voto: 5 / 5 |
Wrangler (04-04-2006) Un bellissimo romanzo. Desiati scrive una prosa elegantissima e leggibile. Una contaminazione tra letteratura e cultura pop, tra cronaca e deformazione romanzesca. Una storia d'amore rara, un intreccio che lascia galleggiare l'infamia del vivere nel nostro tempo. Uno dei più bei romanzi degli ultimi anni. Voto: 5 / 5 |
Luca lormelli@hotmail.com (03-04-2006) Un buon libro. Buono ma non Ottimo. Alla faccia di Colombati che ne tratteggiò l'avvento su "Il Giornale" come di un'alba dorata, di un Manifesto programmatico per la gioventù romana non (nanni)morettiana. La gioventù cioè e non "i cciovani". Purtroppo la precarietà del protagonista si traduce in esornativo espediente narrativo e la caduta a precipizio nel vortice dell'intolleranza e del pregiudizio che avrebbe dovuto/potuto condurre Martin a militanze neofasciste e quindi a ben più dirompenti ed ardite soluzioni e svolgimenti viene solo lambita. Questo sì sarebbe stato uno sviluppo tematico tanto più inatteso quanto prevedibile eppure estraneo al profluvio nutelloso/veltroniano dei romanzi generazionali sulla nostra (anche mia certo) quotidianità da generazione milleuro o giovinezza happyhour.
In ultima analisi un libro che avrebbe dovuto/potuto essere ben più scomodo ed illuminante nonostante il finale ne riscatti il banalizzante ripiegarsi ed impigrirsi sui canoni dell'amore folle e disperato. Voto: 3 / 5 |
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