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Berta Giuseppe - La Fiat dopo la Fiat. Storia di una crisi. 2004-2005 |
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Titolo | La Fiat dopo la Fiat. Storia di una crisi. 2004-2005 |
| Autore | Berta Giuseppe | Prezzo Sconto 50%
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€ 8,50
(Prezzo di copertina € 17,00 Risparmio € 8,50)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2006, 207 p., rilegato |
| Editore | Mondadori
(collana Saggi) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi | | 
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| Il libro propone un percorso nella crisi della Fiat che ne ricostruisce le origini, la dinamica e le conseguenze, sia sul piano dell'assetto aziendale e della famiglia proprietaria, sia su quello di quella parte della società italiana che ne è stata direttamente influenzata. La crisi della Fiat diviene così la chiave di volta per rappresentare la deindustrializzazione dell'Italia del Duemila, e la tendenza alla scomparsa dei grandi sistemi d'interesse e dei maggiori attori collettivi nell'arena politica ed economica.
| La recensione de L'Indice |
 Il libro contiene una brillante ricostruzione degli ultimi cinque anni Fiat dall'accordo con General Motors (gm) del marzo 2000 al "divorzio di San Valentino" come lo definì l'"Economist" del 14 febbraio 2005 che sancì la separazione consensuale della società torinese dal colosso statunitense (che le cronache recenti confermano in sempre più grave difficoltà). La ricostruzione è scandita sui ritmi di una cronaca tesa e asciutta che l'autore riconduce comunque con mano lieve ma sicura alle coordinate di medio e lungo periodo della storia aziendale e ai nodi di teoria dell'impresa che il caso solleva. Il quinquennio fatidico che separa inizio e fine dell'accordo con gm è letto infatti alla luce degli ultimi quarant'anni di storia aziendale e di quell'"irrisolto modello di governance dell'impresa" che costituisce osserva lucidamente Berta "il nucleo del problema"; un problema che rinvia a sua volta "ai limiti del capitalismo italiano nella seconda metà del Novecento" come recenti riflessioni sul tema della governance dimostrano. La Fiat ha sofferto di un meccanismo di regolazione che "non distingueva a sufficienza i compiti e le prerogative della proprietà rispetto a quelli del management" per cui l'azienda "non è stata fino in fondo né un modello di family business di capitalismo familiare capace di distinguere le responsabilità degli azionisti dal ruolo operativo dei dirigenti né un modello d'impresa in cui la proprietà riuscisse a far emergere uno stabile nucleo manageriale che identificasse con precisione il proprio raggio d'azione". Di questo modello l'autore delinea attori e responsabilità maggiori e minori andandoli a individuare anzitutto e in maniera decisiva nell'azionista familiare ma senza perdere di vista il ruolo svolto talora nell'alimentare il circolo vizioso dallo stesso management o da certi atteggiamenti dei soggetti sociali e politici quali le organizzazioni sindacali. Contro la coazione a ripetere di una governance mal registrata mostra Berta vanno ad arenarsi l'ambizioso tentativo "kennediano" di ridisegnare l'impresa operato da Gianni Agnelli a cavallo fra i sessanta e i settanta così come il progetto di comando manageriale forte del "centurione" Romiti del decennio successivo. Con i suoi residui deve fare i conti in un clima profondamente mutato anche l'attuale tentativo di rilancio di un'azienda che sostiene Berta "se supererà definitivamente la propria crisi finirà per uniformarsi di più al profilo di un sistema italiano imperniato invece che sui centri di eccellenza nella ricerca scientifica e tecnologica sui livelli intermedi che diffondono e riproducono conoscenza". C'è da augurarsi che l'autore in questa sua documentata visione sostanzialmente "antideclinista" abbia ragione.Ferdinando Fasce |
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