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Beauvoir Simone de - La lunga marcia | Nel 1955 Simone de Beauvoir viaggiò per due mesi attraverso la Cina insieme a Jean-Paul Sartre. Da quell'esperienza nacque un resoconto del grande paese e dei mutamenti che il comunismo vi stava portando. Temi ricorrenti sono le condizioni di vita dei lavoratori, la situazione femminile e lo stato delle famiglie. Il saggio costituisce un'analisi di una cultura fino allora poco conosciuta, che rimane ancora oggi un documento fondamentale dello scontro tra capitalismo e comunismo, oltre che una profonda riflessione su identità e diversità e sul significato della libertà nei diversi contesti culturali.
| La recensione de L'Indice |
 Ciò che più spicca in questo mirabolante saggio di Simone de Beauvoir, vecchio ormai di mezzo secolo, è l'onestà di fondo: ancorché comunista, speranzosa di trovare in Cina quell'affermazione rivoluzionaria che in Europa orientale non si era verificata con un vasto e convinto sostegno delle masse, l'allora assai celebre scrittrice visitò in lungo e in largo il paese di Mao, al potere dal 1949. Senza farsi prendere dalla fretta di descrivere una realtà percepita come elettrizzante, scelse un approccio di ampio respiro: ripercorse così ogni singolo aspetto della cultura cinese, dal "misticismo quietistico" taoista agli statici dettami morali del confucianesimo, con le loro implicazioni conservatrici, severamente criticate, dalla gastronomia al teatro. A questa corposa anamnesi ambientale affiancò spunti di pregnante valore documentario, come il resoconto di alcuni dibattiti fra semplici cittadini o un magistrale ritratto di Pechino, contenuto nelle prime pagine. Dei rivoluzionari, visti come impregnati di un volontarismo prodigioso, ebbe a elogiare numerose innovazioni: la razionalizzazione del lavoro (sistema dei punti, cooperative, ventaglio dei salari), gli impetuosi progressi nel campo dell'alfabetizzazione e dei diritti femminili, la cura delle condizioni igieniche nelle città cinesi. Peraltro, sebbene deplorasse in misura ancora maggiore lo "pseudoliberalismo" occidentale, dopo un'attenta ricognizione Beauvoir finì per sostenere che in Cina la letteratura era "al servizio del regime". Nel complesso, oggi le si può rimproverare di aver ecceduto in ottimismo, non certo di aver scritto un'opera di propaganda. Daniele Rocca |
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