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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Camilleri Andrea - La pensione Eva

La pensione Eva TitoloLa pensione Eva
AutoreCamilleri Andrea
Prezzo € 14,00
Prezzi in altre valute
Dati2006, 188 p., rilegato
EditoreMondadori  (collana Scrittori italiani e stranieri)

Attualmente non disponibile su IBS
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59 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
Per le stanze della Pensione Eva, il casino di Vigàta appena rinnovato e promosso dalla terza alla seconda categoria, transitano figure e personaggi provinciali e sonnolenti. E questa "casa chiusa" diventa lo sfondo di un vero e proprio romanzo di formazione prima dolce e poi crudele. Ogni quindici giorni le sei "picciotte" della Pensione partono, e ne arrivano delle nuove; è in mezzo a queste presenze carnali che trascorre la giovinezza di Nenè, Ciccio e Jacolino. Un periodo indimenticabile, perché "le storie che quelle picciotte potevano contare gli avrebbero permesso di capire. Capire qualichi cosa di lu munnu, di la vita".

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
"Una vacanza narrativa (...), non un racconto storico né un racconto poliziesco (...), un racconto fortunatamente inqualificabile". Ma anche "ho prestato al mio protagonista il diminutivo con cui mi chiamavano i miei famigliari e i miei amici". E infine, "è autentico il contesto. La Pensione Eva è veramente esistita". Così, in una breve nota senza titolo alla fine del libro, Andrea Camilleri giustifica il suo nuovo romanzo, privo del commissario Montalbano e molto lontano, per ispirazione e temi, dal resto della sua copiosa produzione.
Qui si raccontano, in 188 pagine di piccolo formato, la nascita, la gloria e poi la drammatica fine di una casa di tolleranza, che ha sede naturalmente a Vigàta, la Regalpetra di Camilleri. La voce narrante è esterna al racconto, ma il punto di vista che davvero tiene le fila della narrazione è Nené (il soprannome dello scrittore da bambino, appunto), che si fa conoscere dalla prima pagina, poco meno che dodicenne, per poi chiuderlo, raggiunta e superata la maggiore età. Che uno scrittore intorno agli ottant'anni voglia raccontare l'amore carnale (l' eros , senza che l' agàpe cristiana abbia troppo rilievo) non è cosa nuova, specie negli ultimi anni. Ci ha provato, con esiti forse discutibili, Philip Roth, nell' Animale morente : salvato forse da una dimensione veterotestamentaria, in cui al Cantico dei cantici evocato dal rigoglio fisico dell'amata si avvicinava il Giobbe della tragica perdita di lei, consumata e uccisa da male invincibile. Anche l'ultimo Garcia Marquez, quello della Memoria delle mie puttane tristi , tratta la stessa materia. Pubblicato nella sezione straniera della collana che ospita la Pensione Eva , non è soltanto un omaggio dichiarato a un classico di Yasunari Kawabata, ma anche e molto più una dimostrazione di suprema sprezzatura nel racconto di passioni inconfessabili, specie a una certa età - il protagonista è infatti addirittura un novantenne.
Camilleri nega che il racconto sia autobiografico, ma se pure non lo fosse - com'è a sua volta negato dalla consueta mole di interviste che hanno accompagnato l'uscita del libro - è chiaro che sta parlando di fatti e persone a lui molto ben note. Il libro è in ogni caso scandito da quattro capitoli, con titolazioni colte (da Gradus ad Parnassum a Una stagione all'inferno ) ed esergo in tono (da Muzio Clementi a Geraldo di Barry, tratto fuori dall'oscurità con un colpo di teatro di quelli cari allo scrittore di Porto Empedocle). Non è un caso: anche qui, Camilleri si rivela scrittore colto ma non inaccessibile - si deve a lui, difficile negarlo, l'invenzione di uno gliuommero lessicale complesso come quello dei suoi romanzi e intanto comprensibile da tutti, dal Nord al Sud d'Italia, senza parlare delle traduzioni in non sa più nemmeno quante lingue straniere. A questo riguardo, però, soccorre ancora la nota in clausola, che precisa: "Alla lettura, credo che presenti difficoltà minori di altri miei romanzi. E persino il titolo è diverso dai miei soliti". La seconda osservazione è condivisibile. I titoli di Camilleri sono in genere di un'assoluta linearità morfologica: soggetto, predicato, complemento (in genere, di specificazione). In quanto alla prima, si può concordare soprattutto per quanto riguarda il capitolo conclusivo, quello col titolo desunto da Rimbaud, che del periodo di guerra racconta i dolori e le perdite irrecuperabili (oltre, beninteso, a qualche beffa salvifica).
A pochi mesi dall'uscita di un romanzo ambientato nella Sicilia invasa dopo l'8 settembre (è ovviamente Le uova del drago di Pierangelo Buttafuoco, cfr. "L'Indice", 2005, n. 1), consola leggere più o meno gli stessi eventi raccontati da una mano tanto diversa, tanto più lieve e più profonda - e non saranno estranee agli esiti letterari la differenza d'età, la maggior dimestichezza con il mezzo narrativo e l'assenza del desiderio di stupire il lettore con mezzi che non siano quelli della letteratura. E che Camilleri sia scrittore autentico lo testimonia il capitolo quarto per intero, intitolato non a caso Prodigi e miracoli . Introdotte da una citazione del già nominato cronista medievale, le cinquanta pagine del capitolo in causa raccontano in effetti una serie di eventi miracolosi tutti in prospettiva terrena: sbalorditivi progressi nella conoscenza della lingua greca, ragazze di piacere pratiche dell'Ariosto e altro del genere che non va svelato oltre.
La lingua, come già accennato, davvero più decrittabile di quella usata in altre opere di Camilleri, incoraggia una lettura già in sé piuttosto scorrevole. È possibile che questa sia una vacanza dell'autore dai temi e dal personaggio che gli ha dato celebrità. Non di meno, resta l'impressione che in questa Pensione Eva abbia concesso al lettore qualche intimità in più del solito: e i moltissimi lettori, apprezzato il garbo e lodato lo stile, non possono che ringraziare.

Giovanni Choukhadarian

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 59 recensioni presenti.  Media Voto: 3.49 / 5

dama (18-06-2009)
Solitamente non leggo con grande passione i libri di Camilleri che non hanno come protagonista Montalbano, però questa volta mi sono dovuta ricredere:questo romanzo di formazione è veramente carino.Si legge tutto d'un fiato!! Da consigliare a chi vuole rivivere certe atmosfere retrò con un po' di nostalgia ma anche godendo di quei tratti ironici che l'autore dissemina con grande naturalizza in tutte le pagine. Bravo Andrea!!!
Voto: 4 / 5
miri (27-08-2007)
L'ho iniziato un pò prevenuta pensando ad un revival da anziano signore,invece è un piacevole racconto che si legge velocemente e non stanca. Montalbano però.....
Voto: 3 / 5
Stefano (23-05-2007)
Libro per nulla trascendentale ma comunque carino e scorrevole.
Voto: 3 / 5
sara (03-04-2007)
Lettura piacevole, offre uno spaccato di vita quotidiana descrivendo le avventure di una casa chiusa vista dagli occhi di un ragazzino alle prima armi. Leggero e divertente, se poi penso che l'ho letto avvolta dalla tiepida aria di Cuba...lo ricordo ancora con più piacere.
Voto: 3 / 5
GB gprbzz@ciaoweb.it (05-03-2007)
Nella vita, per crescer bene (e campare meglio) ci vuol di tutto; ci vogliono le proteine, ci vogliono i carboidrati, così come ci vogliono i grassi e gli zuccheri; se non ci credete siete medici o figli d’un medico; diciamoci la verità, che è senz’altro meglio. Qui, nuotando nel suo brodo, il vecchio, pruriginoso, prolifico, inesauribile Camilleri rifà il verso al grande Boccaccio uscendone tutt’altro che scornato. Io estenuato da cinque settimane di lettura di “La Peste” di Camus, mi ci sono buttato dentro come chi abbia avuto concesso in dono il piacere di poter salire per una mezza dozzina d’ore sulla macchina del tempo per compiere rapidissimamente, un giro all’incontrario, nella grande giostra della vita. Le rapida lettura di questo volumetto (rapida anche perché l’immaginifico linguaggio camilleriano qui è evoluto verso una forma assai più decrittabile del consueto (il che, da siciliano qual sono, non m’ha fatto un gran piacere) m’ha fatto parere che dall’età delle rinunce e dei rimpianti fossi retrocesso negli anni nei quali tutto ci pareva possibile, ci commuovevamo per un niente e andavamo incontro al mondo colla lancia in resta. Se la letteratura è anche questo non è poi quel gran male che se ne dice.
Voto: 4 / 5
gra (19-02-2007)
una parola: stupendo... e per me che sono siciliana, è un tuffo nei racconti che mia nonna mi faceva da bambina...
Voto: 5 / 5
Margherita (15-02-2007)
Ancora una volta Camilleri ci regala un pò della nostra storia. Ci mostra le case di tolleranza al loro interno e nel loro vario carnet umano e ci fa sorridere attraverso lo sguardo curioso di un bambino e poi bramoso di un adolescente che non può essere ammesso in questi luoghi. Non credo che il romanzo vada letto come se fosse suddiviso in due parti. L'ho invece trovato fluido, come se le storie dei personaggi fossero secondarie a quella della pensione eva stessa. Mi è piaciuto molto, tanto che mi dispiace di averlo gia letto...
Voto: 4 / 5
ferdinando (09-02-2007)
Il racconto di Camilleri esce dal filone montalbaniano a cui l'autore ci ha abituati. Pur utilizzando lo stesso registro linguistico (un siciliano abbastanza italianizzato) e la stessa ambientazione territoriale (Vigata), cambia completamente il soggetto. La "Pensione Eva", non è la "solita" indagine di Montalbano ma è un viaggio nella memoria dell'autore attraverso il protagonista Nenè. Camilleri descrive la società italiana prima dell'entrata in guerra e durante essa. Le signorine della "quindicina" sono idealizzate secondo lo stereotipo comune all'epoca. Esse sono sì prostitute, pronte a soddisfare le voglie di chi paga, ma sono anche portatrici di valori popolari spesso non più presenti in quelle classi borghesi che le utilizzano e sfruttano. Gli episodi di cui sono protagoniste sono, spesso, atti di un eroismo lirico che di deamicisiana memoria. Sono donne che hanno contezza della loro missione e si sacrificano per dare un momento di piacere a un soldato ferocemente mutilato, oppure pronte a considerare la loro vagina strumento dell'avvento del Sol dell'Avvenir. L'autore utilizza , come tecnica narrativa, la descrizione con gli occhi del protagonista, cioè un adolescente cresciuto in un’Italia fascista e maschilista. Non tiene, dunque, conto della loro soggettività, del ruolo societario infimo, al chiedersi perchè debbono fare questo mestiere e, per contro, ne esalta il ruolo di "operatrici sociali" necessarie alla salute pubblica prevenendo stupri, divorzi, riti di iniziazione. Comunque Nenè non si abbandona a questo sterreotipo. Dapprima da sfogo sì a curiosità e a bramosia come nel più scontato luogo comune; ma poi le conosce e ne impara ad apprezzare la soggettività. Due rapporti avrà con due donne della casa e non con "due buttane", sintomatico è che lo bacia sulla bocca (il rapporto è consumato in luogo diverso dalla camera dove riceve); la seconda si concede a lui dopo un gioco: : il loro non era più il rapporto tra prostituta e giovane maschio ma tra due ragazzi presi da giovanile passione.
Voto: 4 / 5
Gi (04-12-2006)
La fotografia dell'evolversi di una adolescenza ci stava; la seconda parte è più, come dire, profonda? Forse è un parolone per questo libro, sicuramente oltre, appunto, all'adolescenza di Nenè si legge tra le righe anche i drammi della vita di allora. Nella prima parte invece mi è sembrato di cogliere, malamente mascherato, il trapelare di pruriginosi ricordi di un vecchio, a cui per l'appunto sono rimasti inevitabilmente solo i ricordi.
Voto: 3 / 5
pasquale (23-11-2006)
Mi associo ai complimenti. Camilleri trattasi di Montalbano od altro non delude mai. Voto 4
Voto: 4 / 5
Kreeno (30-10-2006)
Come al solito, un libro assolutamente godibile. Come al solito, dura sì e no 5 ore, ma sono ben spese.
Voto: 5 / 5
angela (28-08-2006)
delizioso.
Voto: 4 / 5
Maunakea (20-07-2006)
Lascio anche io il mio obolo di esperienza nella piacevolissima lettura di questa chicca della produzione camilleriana, come si e' gia' capito sono dalla parte di coloro che lo hanno apprezzato, per cio' che e' senza dover per forza metterlo in relazione con i romanzi storici o con i polizieschi, e' da ammirare invece come l'autore sia riuscito a creare un'opera diversa dalle precedenti a non rimanere nei solchi soliti e stabiliti. Si divora in un pomeriggio, e' divertente e persino emozionante. E' cosi' dolce. Ma perche' non le riaprono ste benedette case chiuse ?
Voto: 5 / 5
Franco francofranchi@email.it (20-07-2006)
Un libro fresco ma allo stesso tempo pesante,ricco di storie di una Vigata "eccitata",capace di comunicare al lettore attimi di spensieratezza ma allo stesso tempo di profonda riflessione e di malinconia...Complimenti Camilleri,davvero bravo!!!
Voto: 5 / 5
Puser (05-06-2006)
A me è semplicemente piaciuto, mi è sembrato quasi un contorno che arricchisce l'immagine di quella Vigata a noi cara.
Voto: 4 / 5
ROBERTO1985 (02-06-2006)
EH, SI.. DURANTE LE MIE VACANZE AL MARE É STATO IL MIO PREDILETTO COMPAGNO SOTTO IL SOFFOCANTE SOLE DI GIUGNO AL MARE. L'INIZIO É CERTAMENTE MOLTO PIU' VELOCE E SCORREVOLE DEL COMPLESSO; UN LIBRO SEMPLICE MA PROFONDO NEL CONTEMPO CHE DONA IMPORTANZA AL PENSIERO "CAMILLERIANO" MA CHE LASCIA SPAZIO ANCHE AL SORRISO DEL LETTORE. LO CONSIGLIO VIVAMENTE.
Voto: 5 / 5
Bruna Gallo (28-05-2006)
Venexia - 28 maggio 2006 Camilleri con leggerezza, quasi un tocco di ali di farfalla, conduce il lettore attraverso le pagine di questo romanzo apparentemente "leggero e brioso", all'infanzia di Nené e dei suoi amici e alla scoperta della sessualità. La pensione Eva diventa un luogo immaginario dove tutto è possibile. Nené però una volta arrivato dalle "picciotte" scopre che le ragazze non sono altro che persone come lui "che travagliano per vivere" ma hanno sentimenti e molte un grande cuore. E' un Nené quindi curioso, ma dolce e gentile che ci fa conoscere un mondo che piano piano si trasforma. Arriva la guerra e nulla sarà più come prima. Da leggere tutto d'un fiato. Cammilleri è sempre grande!
Voto: 4 / 5
Funkygirl (23-05-2006)
divorato in un giorno..divertentissimo e da godere tutto e subito,tipico delle opere di questo autore magnifico!!!!!
Voto: 5 / 5
Marco78 (08-05-2006)
Il libro tratta della Pensione Eva e del fascino da essa suscitato verso Nenè, Ciccio e Jacolino. La lettura è molto scorrevole, il libro si legge in fretta e non è mai noioso. Interessante la prima parte, in cui l'autore si sofferma sulla curiosità verso il sesso nell'età preadolescenziale, però per il resto la lettura non lascia nessuna impronta significativa. Dalla presentazione del libro le vicende vissute dalle "picciotte" sembra siano chissà cosa, ma in realtà non ci ho trovato nulla di particolare, anzi sono impregnate di molta fantasia e costruzione. Queste ultime sensazioni le ho colte inoltre nella parte in cui il protagonista rivede la cugina Angela dopo qualche anno, e in quella in cui viene sedotto dalla mamma del suo compagno di classe. Lo consiglio a chi cerca una lettura rilassante, piacevole e scorrevole, ma senza aspettarsi di più.
Voto: 3 / 5
neardj (18-04-2006)
Complimenti a Camilleri che in questo libro è riuscito a regalarci uno spaccato dell'Italia e della Sicilia degli 30/40. L'ho letto tutto ad un fiato viste le modeste dimensioni.
Voto: 5 / 5
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