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Storia e archeologia  Storia  Storia militare  Guerra Civile Spagnola 

Petacco Arrigo - Viva la muerte! Mito e realtà della guerra civila spagnola...

Viva la muerte! Mito e realtà della guerra civila spagnola 1936-39 TitoloViva la muerte! Mito e realtà della guerra civila spagnola 1936-39
AutorePetacco Arrigo
Prezzo
Remainder  
- 55%
€ 8,10
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 9,90)
Prezzi in altre valute
Dati2006, 217 p., ill., rilegato
EditoreMondadori  (collana Le scie)

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Descrizione
Questo libro si propone di raccontare la guerra civile spagnola sfrondandola per quanto possibile dalle sovrastrutture ideologiche che ancora la costellano, a partire dall'assedio all'Alcazar fino al bombardamento di Guernica, dalla battaglia di Guadalajara alla resistenza di Madrid. Il testo vuole essere anche un'obiettiva ricostruzione delle operazioni militari e si sofferma in particolare sulla partecipazione degli italiani che combatterono sui due fronti, con tutte le implicazioni politiche e ideologiche che questo comportò.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Non avevo mai letto nulla di Arrigo Petacco e mi sono accostato al suo libro sulla guerra civile spagnola per dovere professionale e curiosità, senza pregiudizi. Ultimata la lettura vi accenno non per ragioni storiografiche, ma di etica pubblica. Solo la sua mancanza, infatti, può autorizzare una prestigiosa casa editrice a mettere in circolazione un libro siffatto.
Vi si legge che se è vero "che alla fine di ogni guerra le bugie degli sconfitti vengono smascherate, mentre quelle dei vincitori diventano Storia, in Spagna si registrò il fenomeno contrario" (p. 6). Falso: in Spagna il racconto della vittoria è stato per trentasei anni solo ed esclusivamente quello dei franchisti. Scrive Petacco che la Confederación Española de Derechas Autónomas (Ceda) era il Partito democristiano spagnolo (p. 12). Inesatto: fu un partito confessionale, a base sociale agraria, privo di tradizione democratica e di qualsivoglia riferimento alla democrazia. Vi si legge che più si studiano le origini della guerra civile "e più si è colpiti dal ruolo preponderante e decisivo svolto dall'Unione Sovietica nella preparazione di questa tragedia" (p. 13). La smentita giunge più avanti allorquando Petacco spiega che Stalin "fu sulle prime molto cauto rispetto al pronunciamento spagnolo", osservando che nel "1936, dopo i falliti esperimenti in Germania, in Ungheria e in Cina, non pensava più di 'esportare la rivoluzione'", poiché si "rendeva conto che un intervento russo in Spagna avrebbe rotto il precario equilibrio europeo e aumentato le possibilità di un conflitto mondiale". Da qui deriva "la sua tardiva decisione di inviare aiuti alla Spagna" (p.75).
L'autore definisce la nuova politica dei fronti popolari varata dal VII Congresso dell'IC come tesa all'"unione di tutte le sinistre contro il comune nemico di classe" (p. 14), quando si trattò di un'alleanza di tutte le sinistre sì, ma con i partiti di "democrazia borghese", come si diceva ideologicamente allora, in funzione antifascista. Vi si legge che quando la cospirazione prese avvio nel maggio 1936, i cospiratori contattarono Sanjurjo, Mola e Franco (p. 21) e più avanti che, rompendo gli indugi, il generale Mola aderì al pronunciamiento (p. 27), che sarebbe come scrivere che Mussolini, venutone a conoscenza, aderì alla marcia su Roma, dal momento che Mola, come si riconosce molte pagine dopo, fu il "principale promotore del pronunciamiento" (p. 144). Petacco scrive che dopo il 18 luglio a Barcellona i miliziani "scesero lungo le ramblas" per l'assalto definitvo all'albergo Colón (p. 32), quando, considerata l'ubicazione dell'albergo (plaza de Catalunya), i miliziani non poterono far altro che risalire le ramblas. Scrive che la guerra civile "iniziò con una grande ondata di eccessi da parte degli ultras della sinistra" (p. 66), quando cominciò con una sollevazione di militari che con grande determinazione seminarono programmaticamente il terrore.
Riferendosi alla battagia di Santander dell'estate del '37, presenta Aldo Vidussoni, che vi prese parte, come "un volontario ventenne che Mussolini nominerà tre anni dopo segretario nazionale del Partito fascista in sostituzione di Ettore Muti" (p. 156), quando Vidussoni aveva all'epoca ventitre anni; non divenne segrario del Pnf tre anni dopo, ma quattro, a ventisette e non in sostituzione di Ettore Muti, ma di Adelchi Serena. Definisce John F. Coverdale come uno storico britannico (p. 174), quando è nato a Chicago e negli Stati Uniti ha sempre insegnato. Scrive che Azaña morì a Parigi (p. 193), mentre morì a Montauban, nel Sud-Est della Francia. Nell'epilogo ripropone due dei più triti e ripetutamente denunciati errori: che Franco decise di edificare il mausoleo del Valle de los Caídos per i caduti di entrambi gli schiermenti (p. 202) e che il suo "più grande capolavoro politico" fu quello di tenere la Spagna fuori dalla seconda guerra mondiale (p. 204).
Qui non c'entra la storia della Spagna. E neppure la storia. Qui si ha a che fare con un libro che qualcuno potrebbe accusare di avere finalità politiche di destra (cosa senza alcun dubbio legittima), ma che è troppo goffo per rendere credibili tali finalità, un libro in cui in una pagina compaiono interpretazioni contraddette da quelle di alcune pagine dopo, di personaggi che vengono fatti morire dove non morirono, di fatti più volte smentiti che vengono riproposti come se nulla fosse, di un libro costruito con libri che non sono né quelli più importanti, né quelli più recenti. Un libro che nessuna persona competente ha letto e corretto, prima di essere dato in pasto al pubblico, contando sul nome, e sulla presenza mediatica, del suo autore, nonché sulle sue presunte capacità di divulgatore. Non vorremmo che il degrado editoriale possa essere considerato lo specchio del paese. No, nonostante tutto, il paese, nel suo complesso, è decisamente migliore di libri come questo.
  Alfonso Botti
 

I vostri commenti
8 recensioni presenti.  Media Voto: 3.75 / 5

maxblues66 (23-05-2010)
Libro scritto bene, scorrevole descrive gli avvenimenti in maniera chiara e comprensibile. Per cui per la parte stilistica nulla da ridire, certo che se andiamo a valutare il lato storico e ideologico dello scritto il discorso cambia. Viene presentato come un libro diverso da quelli propagandistici scritti dagli autori di sinistra in questi anni e poi lui cade nello stesso tranello ma dall'altra parte ... Difficile vedere avvenimenti di questa portata con la giusta "distanza" ma almeno non facciamo credere di esserci riusciti ....
Voto: 3 / 5
Andrea (05-03-2008)
Ho letto molti dei libri scritti da Petacco, e ho sempre ammirato la sua capacità di riportare gli eventi storici in modo imparziale, senza lasciar trasparire la sua personale posizione. Questo libro però l'ho trovato un po' fazioso, poco distaccato, a tratti superficiale e addirittura mi sembra di aver riscontrato alcune inesattezze. Non avessi letto il suo nome sulla copertina mi verrebbe quasi da dire che non l'ha scritto lui...
Voto: 2 / 5
paolo (16-10-2007)
nonostante la stroncatura della presentazione mi sono deciso ad acquistare il libro che ho trovato ben scritto ed equilibrato nella narrazione;capisco che possa dispiacere ad alcuni recensori ideologizzati che dopo settanta anni hanno ancora paura della verità.
Voto: 5 / 5
Emanuele dnb.recen@libero.it (16-09-2007)
La storia che pochi conoscono nel dettaglio, se non nel caso di persone di origine spagnola, di entrambe le fazioni politiche che si combatterono, o di reduci o figli di reduci che andarono là per unirsi nella lotta. Il libro illustra davvero tutti i fatti, le battaglie, le guerre e le azioni che si svolsero nel triennio di guerra 1936-1939, e che insanguinarono la Spagna, portandola ad un ulteriore quarantennio di dittatura franchista. La Spagna vive perciò la sua tragedia più grande, trainata dal grido “Viva la muerte!” che accompagna la guerra e le battaglie che ivi si svolsero. La guerra civile che divise il paese fu poi sostenuta in maniera ufficiale anche da altri paesi, tra cui il nostro, che inviò mezzi e uomini, così come il suo alleato dittatore tedesco, ma anche altre istituzioni, tra cui la Chiesa, ebbe il suo ruolo nella lotta che si avviò e che aveva come slogan “la lotta ai rossi”. Dall’altra parte della barricata, per l’appunto i cosiddetti “rossi” che sostenevano la Repubblica legittimamente ottenuta con le elezioni, ma con deboli poteri esecutivi vista la risicata maggioranza di cui poteva usufruire. La storia dunque non va dimenticata, perché non si ripeta, ed in particolar modo nei suoi eventi più luttuosi e tragici, e perciò consiglio vivamente la lettura per conoscere più da vicino quel momento storico e per farsene un’idea più precisa.
Voto: 5 / 5
Pippomix (18-02-2007)
Un libro sublime. Un esempio di cosa voglia dire raccontare la storia e non solo una parte di essa. L'opera si distacca dal facile manicheismo blaterato da certa parte politica e pone ben ferme le basi per capire veramente e con onestà intellettuale dove abbia affondato le radici la rivolta borghese e militare di Franco. L'opera, raccontata con la fluidità del romanzo pur mantenendo fermi fatti e date, si guarda bene dal fare facile revisionismo e non assolve affatto nè Franco nè la violenza esasperata dei suoi soldati e dei suoi militanti ma, e questo dà tanto fastidio a molti personaggi, una volta tanto ci racconta anche perchè avvenne tutto questo ed è lungi dal fornire facili assoluzioni alla coalizione democratica (o pseudotale) che si battè contro Franco perpetrando stragi, massacri e violenze gratuite, persino precedenti allo scoppio della sollevazione militare! Quella di Franco, insomma, non fu una rivolta "fascista" poichè le componenti di tal fattura erano minimali e lo stesso Caudillo badò a tenerle a freno, ma fu una rivolta che solo in seguito sfociò nel totalitarsimo. Del resto...fu lo stesso Mussolini a prendere atto esplicitamente di questa sostanziale differenza. Bravo Petacco, dunque, che ha il coraggio della verità in questo oceano di vili servi della propaganda storica.
Voto: 4 / 5
Luigi Bianco (07-12-2006)
Grande libro di un grande scrittore.Petacco si accompagna a Pansa nel farci capire che non bisogna avere mai paura della verità, mai!
Voto: 5 / 5
mauro.g (14-11-2006)
Opera scorrevole di piacevole lettura, documentata e super partes.
Voto: 5 / 5
Umberto Lenzi (04-11-2006)
Un libro che si rifa al più vieto revisionismo fascista, oggi di moda. Pieno di inesattezze, luoghi comuni ed errori grossolani, come quando sostiene (pag. 14)che Trotsky, dopo che fu esiliato da Stalin, soggiornò a lungo a Barcellona. Completamente falso! Un lavoro che sembra scritto nell'Italia del 1939, indegno dell'autore dell' "Anarchico che venne dall'America".
Voto: 1 / 5

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