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La Capria Raffaele - Guappo e altri animali | È vero che da ogni scrittore si potrebbe trarre il suo proprio, personalissimo bestiario, rintracciabile nelle sue opere o nascosto nel suo inconscio. Prima di trovarsi di fronte alle pagine che presentiamo, difficilmente si sarebbe pensato a La Capria come a uno scrittore "animalista". E invece. Invece adesso possiamo dire che pochi scrittori hanno dimostrato verso gli animali tanta partecipe tenerezza, tanta simpatia nel senso etimologico di capacità di patire insieme. Un'empatia che si esercita verso le creature più tradizionalmente "amiche dell'uomo", come il fedele e amatissimo cane Guappo, ma anche verso quelle più apparentemente aliene. Per esempio, la privazione della libertà che provoca il nobile avvilimento di un felino dietro le sbarre è la stessa che sconvolge il muto destino di un pesce dietro la lastra vetrata di un acquario; la sofferenza che vela lo sguardo supplice di un cane non appare meno ingiusta quando sfolgora sotto la palpebra rugosa di una civetta. Messi l'uno dopo l'altro questi brani, tra i quali si riconoscono facilmente alcuni luoghi classici della produzione lacapriana, acquistano una luce nuova. Sprigionano tanta forza nel mettersi dalla parte degli ultimi, degli esseri che non hanno la parola per farsi udire, che la prosa di La Capria sembra allargarsi ad abbracciare una forma di comunicazione più vasta, l'empatia profonda che mette in armonia l'uomo con tutte le altre creature.
| La recensione de L'Indice |
 "Stamattina, dopo una notte in bianco in cui Guappo non poteva quasi più respirare, e se ne stava in piedi in mezzo alla stanza, stranito e con lo sguardo basso sul pavimento, come un penitente, perché sentiva forse che qualcosa di immenso e di insolito gli stava cadendo addosso; dopo una notte tormentosa in cui assistendo alla sua sofferenza ho maturato la decisione di aiutarlo a morire, stamattina siamo usciti di casa per l'ultima volta". Così narra Raffaele La Capria dell'ultima sua giornata con l'amato cane Guappo, proprio alle soglie dell'addio: in questa commossa narrazione riluce il delicato mistero del rapporto tra persona e animale, il segreto accompagnarsi nella vita, e l'attimo impensabile dell'infinita separazione. L'autore ci rivela, con tono sommesso, la sua grande, riservata compassione per il mondo "d'ogni minacciata creatura vivente", gli ultimi della terra, gli esseri senza difesa di fronte alla violenza umana, al suo stupido, cieco impadronirsi della loro sorte, spesso per un capriccio passeggero, senza riflettere sulle smisurate conseguenze di quei gesti: compare qui un'antologia di piccoli eventi, giornate, imprese giovanili, epifanie, con al centro di ogni azione un'indagine di senso, una domanda più vasta, un chiedersi, di fronte all'esistere e al soffrire degli animali, quale disegno presieda mai alla loro, e quindi alla nostra, vita: la magnificenza delle cose, del creato, il piacere di sentirsene parte, si scontra d'improvviso con un dolore ineludibile, una richiesta muta che sgorga dallo sguardo, di questi nobili e dignitosi testimoni, di questi compagni momentanei o familiari nel cammino dell'esistenza; di fronte a un asino percosso dal padrone, La Capria riflette: "Non aspettava che la sua sofferenza, il suo duro servaggio, la sua immensa solitudine nel mondo creato da Dio, gli fosse riconosciuta da qualcuno, lassù o quaggiù. Eppure, se io adesso penso a lui (
) perché Dio non dovrebbe? E in un lampo: se così non fosse, perché vivere?". Giovanni Catelli |
Media Voto: 3 / 5Mary (19-06-2007) Il mare, il sole, il cielo. E basta! Ma quanto dura ancora La Capria? Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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