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Rosnay Tatiana de - La chiave di Sarah |
È una notte d'estate come tante altre, a Parigi. La piccola Sarah è a casa con la sua famiglia, quando viene svegliata dall'irruzione della polizia francese e prelevata insieme ai genitori. Ha solo dieci anni, non capisce cosa sta succedendo, ma è atterrita e, prima di essere portata via, nasconde il fratello più piccolo in un armadio a muro che chiude a chiave. È il 16 luglio del 1942. Sarah, insieme a migliaia di altri ebrei, viene rinchiusa nel Vélodrome d'Hiver, in attesa di essere deportata nei campi di concentramento in Germania. Ma il suo unico pensiero è tornare a liberare il fratellino. Sessant'anni dopo, Julia, una giornalista americana che vive a Parigi, deve fare un'inchiesta su quei drammatici fatti. Mette mano agli archivi, interroga i testimoni, va alla ricerca dei sopravvissuti, e le indagini la portano molto più lontano del previsto. Il destino di Julia si incrocia fatalmente con quello della piccola Sarah, la cui vita è legata alla sua più di quanto lei possa immaginare. Che fine ha fatto quella bambina? Cosa è davvero successo in quei giorni? Quello che Julia scopre cambierà per sempre la sua esistenza.
14 recensioni presenti. Media Voto: 4.28 / 5Filippo W2M - www.w2m.it filippo@w2m.it (08-09-2008) Julia, giornalista americana trapiantata a Parigi, non ha mai sentito parlare del rastrellamento avvenuto sessantanni prima al Vel d'Hiv, velodromo di Parigi dove nel luglo del '42 vennero radunati - per essere inviati ai campi di concentramento - oltre tredicimila ebrei, per la maggior parte donne e bambini. L'occasione di venire in contatto con questa pagina nerissima della storia francese cade col suo sessantesimo annivarsario: il suo direttore la incarica di scrivere un pezzo relativo alle commemorazioni organizzate in città. Sarah, dieci anni, vive nell'estate del '42 l'incubo della follia nazista messa in opera dalla polizia francese: nel cuore della notte viene prelevata da casa con la madre, ma riesce a chiudere nel doppiofondo segreto di un armadio il fratellino di tre anni, promettendogli di tornare presto... Nemmeno immagina a cosa sta andando incontro. Le due donne incroceranno più volte le loro strade, divise da oltre mezzo secolo di storia: conoscere la sorte toccata a Sarah diventerà per Julia una primaria ragione di vita, scoprire che la famiglia di suo marito ha avuto a che fare con le vicende della bambina metterà in crisi il suo matrimonio, sapere di avere una missione nella vita le darà la testardaggine necessaria ad andare fino in fondo nella sua ricerca. Ottima la prima parte del romanzo, quella più storiografica, in cui un capitolo è dedicato alle vicende di Julia, il seguente a quelle della piccola Sarah, mentre il tono della narrazione scema leggermente nella seconda parte, più rosa e romantica, fino al finale piuttosto melenso e deludente. La De Rosnay ad ogni modo crea un romanzo coinvolgente e garbato, riuscendo a trasmettere tutto l'orrore dell'olocausto pur senza entrare in particolari cruenti - che pure restano scritti in lettere scarlatte sulle pagine della storia. Vergogna d'oltralpe. Voto: 3 / 5 |
giulia (24-06-2008) Molto bella e commevente la prima parte, la "voce del passato", ma poi il libro si perde, scadendo nel romanzetto rosa dal finale a dir poco banale. Do un tre solo perchè l'inizio merita.
vi consiglio di leggere "La lista di carbone" di Christiana Ruggeri Voto: 3 / 5 |
ale81 (01-04-2008) FANTASTICO! Uno dei libri più belli che abbia mai letto... Non conoscevo questa autrice, ho scelto il libro per la copertina e non me ne sono pentita affatto, anzi. Il libro è scorrevole come pochi pur toccando un tema cosi delicato e atroce come l'olocausto, non conoscevo nemmeno questa parte francese della storia, terribile! .... Lo consiglio a tutti... "Ricodare. Per non dimenticare". Voto: 5 / 5 |
Elena (12-02-2008) Splendido, molto interessante. Complimenti all'autrice. Voto: 5 / 5 |
Mandy (05-01-2008) Pochi conoscono questo episodio della storia tragica dell'olocausto e davvero complimenti a Tatiana che è riuscita a trarne un romanzo stupendo e commovente mantenendo il contesto storico coerente e mostrando il profondo rispetto che tutti noi dovremmo avere verso gli ebrei e i deportati. Per nulla pesante, anzi scorrevole ed intrigante soprattutto nella prima parte. Alcuni particolari descritti sono da pelle d'oca per la loro drammaticità. Una delle mie migliori letture in assoluto. Voto: 5 / 5 |
pasquale (21-11-2007) Una sola parola : splendido. bellissima storia, personaggi ben delineati. Scorrevolezza e mai pesantezza nonostante argomento trattato.Bella sorpresa questa autrice. Da tenere d'occhio eventuali altri suoi lavori tradotti in italiano.
Voto 5 Voto: 5 / 5 |
Cicinho (12-10-2007) Storia crudele ma commovente,con dei momenti,anche quelli sfiorati solamente,molto toccanti,come ad esempio le signore anziane che allungano il cibo per i poveri bambini deportati o altro...libro toccante e bello,raccontanto con stile sobrio ed elegante.Con questa lettura ho scoperto questa triste pagina di storia del novecento,dove si fondono storia e affetti personali,con l'immagine di questa bambina con la sua chiave con cui aveva riparato il fratellino.Lo consiglio davvero Voto: 5 / 5 |
Bruna (09-09-2007) Quando comincerete a leggere questo romanzo non vorrete più staccarvene fino al finale, nonostante sia un libro che parla di fatti dolorosi, di infanzie spezzate. Di traumi insuperabili.Questo libro ha il grande pregio di descrivere non solo con grande forza narrativa, ma anche con grande coraggio una pagina vergognosa della storia “Zakhor. Al Tichkah.” Ricorda non dimenticare mai.
Se non siamo riusciti ad aiutare le Sarah del passato perché non c'eravamo, non ignoriamo quelle di ora ovunque esse si trovino dove l'infanzia ha bisogno di serie tutele. E chi viola questo diritto di pene severe. Voto: 4 / 5 |
ros (31-08-2007) Do a questo libro un 4 per la prima parte, mi ha davvero avvinta, sia dal punto di vista storico (tutti fatti che non conoscevo, che vergogna!) sia stilistico. Come già detto da altri, nel prosieguo scivola verso il banale ed il finale, assolutamente intuibile, è soap opera allo stato puro. Voto: 4 / 5 |
Valentina (10-07-2007) Storia delicata e un po' triste.
Avvincente l'inizio con le due voci narranti, la bambina Sarah e la giornalista, poi il racconto cade un po' nella banalità nella seconda parte.
conclusione un po' deludente. Peccato perchè l'inizio era davvero promettente. Voto: 3 / 5 |
Fabio Rossi (14-04-2007) Il libro ha il pregio di riportare alla luce un episodio di storia di cui i francesi non amano certamente parlare e cioè ilo rastrellamento degli ebrei a Parigi ad opera della polizia francese. La trama è molto interessante in special modo nella prima parte del racconto equamente diviso tra il doloroso passato ed il presente che anela alla verità. Peccato per la seconda parte del libro che appare, a mio avviso, un pò troppo scontata. Comunque questo romanzo rimane tra i migliori da me letti sul tema dell'olocausto. Voto: 4 / 5 |
Laura (12-03-2007) Una storia sconvolgente, difficilmente potrebbe essere diversa parlando di Olocausto, ed indimenticabile. Si legge in un soffio perché appassiona come un giallo. La prima parte a due voci alternate rende tutta l'ansia e la disperazione della bambina che vuole solo salvare il fratellino... Da leggere Voto: 5 / 5 |
Nadia (05-02-2007) Un libro molto bello, scritto con molta attenzione e particolarità. Interessante anche la parte iniziale in cui si passa dal presente al passato. Un libro che consiglio a tutti di leggere. Voto: 4 / 5 |
maria pia (30-01-2007) Ho letto moltissimi libri sull'Olocausto: storia, saggistica, memorialistica, romanzi. Alcuni ottimi, altri interessanti, altri ancora di scarsissimo valore letterario ma di grande valore documentale: tutti terribili. Questo libro, questo romanzo è bellissimo. Bello nella struttura: due voci che parlano alternativamente, differenziandosi anche nei caratteri di stampa, a a capitoli alterni, fino a confluire in un'unica storia; bello nella ricostruzione: è vero che l'immane tragedia del Vel d'Hiv è cosa sulla quale i Francesi, in generale, ed i Parigini, in particolare, non amano soffermarsi, è verissimo che per ottenere notizie certe ed accurate bisogna avere un'enorme pazienza, e scavare, e scavare, e scavare: tutti, o quasi, rispondono con vaghi "non so, è passato tanto tempo, non ero ancora nato..."; bello nella lingua, sciolta, scorrevole, eppure ricca e particolare; bello nell'astrazione concretizzata dei caratteri nazionali, quello francese e quello americano; bello per la "pietas" che scorre a fiumi, ma che non diventa mai immagine patetica e lacrimevole; bello per la forza e il coraggio di persone comuni, e per l'abiezione e la vigliaccheria di persona altrettanto comuni. Leggetelo: vi arricchirà. Voto: 5 / 5 |
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