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Scarpa Tiziano; Giacon Massimo - Amami | Tutto quello che facciamo, lo facciamo per essere amati. A ogni parola che pronunciamo ne fa da sottofondo un'altra: "Amami". È una richiesta da accattoni sentimentali, ma è anche un comando a cui è impossibile ubbidire: perché non si può obbligare nessuno ad amare. Massimo Giacon ha disegnato sessanta ritratti di singoli e coppie alle prese con il loro bisogno d'amore: situazioni ordinarie e scabrose, caratteri colti in pochi tratti o tratteggiati minuziosamente: sono personalità piatte o complicate, comportamenti disarmanti e inauditi che mirano tutti a farsi voler bene. Tiziano Scarpa ha raccontato la loro storia, li ha descritti come inserzionisti alla ricerca di un'anima gemella. Il risultato è un libro insolito e profondo, che lascia una scia di duratura emozione. Per dire "Amami" in sessanta modi assolutamente nuovi.
Media Voto: 1.75 / 5Charlie Kane (30-07-2007)
I testi di Tiziano Scarpa accompagnano illustrazioni di Massimo Giacon. I primi aggettivi che ti vengono in mente leggendo sono: volgare, banale, ripetitivo. Ma forse la "ripetività" è il difetto principale: sessanta situazioni quando - vista l'assenza di ispirazione - dieci sarebbero state già troppe! Davvero triste la parabola di Scarpa: a metà anni novanta esordì insieme a Niccolò Ammaniti. Poi Ammaniti si "elevò" sul gruppo e ci regalò splendidi romanzi (io non ho paura, ti prendo e ti porto via). Scarpa, invece, incappò in un flop dietro l'altro (di vendite e di stile). Una promessa mancata... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Giacomo Di Girolamo giacomodigirolamo@tele2.it (23-05-2007) E’ la Spoon River della solitudine, questo “Amami”, della coppia Giacon – Scarpa. Il primo non lo conoscevo, ed è un disegnatore. Il secondo è scrittore di finissimo cervello che mi lasciò a bocca aperta con quel meraviglioso racconto in versi che è “Groppi d’amore nella scuraglia”. Se lì la storia dì’amore di Scatorcio era puro gioco linguistico, qui invece sono cento storie d’amore brevi, di solitudini estreme, ognuna che si risolve con un appello: “Amami”. Non si tratta di una “graphic novel”. Il lavoro di Scarpa è didascalico, il dottor Giacon mette a nudo le anime dei pazienti con tratto grottesco di biro, a lui il compito di dare qualche informazione in più su questi personaggi. Manca il colpo di genio, l’invenzione gustosa. A tratti può sembrare volgare, il tratto di Giacon è perverso, inequivocabile, inappellabile. Ma “Amami” non è un libro stupido.. E’ solo una risposta troppo frammentata alla vera domanda che alla fine Scarpa si fa : Esiste da qualche parte un amore indistruttibile? Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Darlene Alibigie darlene_alibigie@hotmail.it (04-04-2007) Non è una raccolta di raccontini illustrati, ma una raccolta di disegni con didascalie. Si sente che i testi sono stati concepiti in un secondo momento: lo sforzo di rimanere coerenti con le immagini non è sempre accompagnato da un'ispirazione felice. Ma è bello il senso di fondo dell'operazione: quando si parla di sesso, siamo tutti freak. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Giuseppe Iannozzi (27-02-2007) Un lavoro inutile, che va oltre la volgarità fine a sé stessa. Quanto di più brutto il 2007, sino ad ora, ha cominciato a immettere sul mercato. Non esiste né la scrittura né il tratto in questi 60 ritratti: ci si trova davanti al vuoto immenso, al "niente". Meglio una Melissa P. a questo "Amami", perlomeno lì c'è una trama: qui no, solo pensierini che si possono trovare, scritti in forma migliore, sui muri dei vespasiani. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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