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Oates Joyce C. - La madre che mi manca | Mount Ephraim, Stato di New York, 9 maggio 2004. È la festa della mamma e Gwen è indaffarata con i preparativi dell'ultimo minuto prima dell'arrivo dei suoi ospiti, tra cui le figlie. Clare, la maggiore, è sposata e ha due figli. Nicole, la minore, detta Nikki, è single e rispetto a Clare porta dentro di sé un bagaglio ingombrante e doloroso di non detti e frustrazioni nei confronti di una madre a cui troppe volte non ha avuto il coraggio di rivelarsi. Forse proprio per questo, quando Gwen muore in circostanze tragiche, uccisa da un pregiudicato, è Nikki a rimanere travolta da una piena di sentimenti contrastanti e irrisolti, che vanno da un vuoto di un'assolutezza quasi infantile a un risentimento sordo verso la madre che non c'è più. Ma è solo l'inizio di un viaggio lunghissimo, destinato a svolgersi tra le pareti della casa materna. Un percorso accidentato e pieno di sorprese che si snoda tra cassetti mai aperti, armadi colmi di oggetti e di odori, lettere ricevute e cartoline mai spedite. E alla fine di quel viaggio Nikki troverà ad aspettarla una donna dal sorriso doloroso e consapevole. Una donna che porta il suo nome.
| La recensione de L'Indice |
 Dopo solo un anno dalla pubblicazione di Le cascate (Mondadori, 2006), quella macchina da scrittura che si chiama Joyce Carol Oates esce in Italia con un nuovo romanzo fiume, Missing Mom. L'ambientazione, questa volta, è contemporanea. Siamo nello stato di New York, nel centro di Mount Ephraim. La due sorelle Eaton, Nicole e Clare, sono improvvisamente colpite da una tragedia che ha i connotati del puro orrore: l'amatissima madre che, dopo la morte del padre, vive da anni sola nella casa dove sono cresciute, è rapinata e uccisa a coltellate da un tossicodipendente. La voce che racconta è quella di Nicole, Nikki, quella trasgressiva, quella sexy, quella che è scappata presto dall'egida familiare, quella che, in verità, impiegherà tutto lo sviluppo del romanzo per uscire dallo shock provocato dalla scomparsa della madre. Nikki è una delle tante "cattive ragazze" su cui Joyce Carol Oates ha costruito la sua fortuna di scrittrice e di creatrice di modelli femminili insoliti: è bella ma pericolosamente patita, sembra sicura di sé ma la sola ombra di un gatto può spaventarla, è innamorata di un uomo irresponsabile, adultero non per scelta, e conduce una vita priva di direzione. La morte della madre, come nella più canonica delle storie, scatenerà un percorso a ritroso, tra ricordi, malintesi, equivoci da sfatare. Pure Clare, la sorella che ha rinunciato agli studi per sposare un uomo che piaceva ai genitori (molto precisi i dettagli e l'ironico distacco con cui Oates sa descrivere la casa di Clare, vero esempio di che cosa vuole dire essere "affluenti" in America oggi), da quell'incubo saprà trarre la forza necessaria per dire, una volta tanto, la verità sulla sua condizione e per denunciare le sue infinite frustrazioni. Nikki, tra sbandamenti e ricadute, chiuderà l'anno della morte della madre vicino a uomo che forse, come si dice, è quello giusto. Pur conservando le sferzate crudeli cui ha abituato il suo lettore e la sua tipica capacità di autoanalisi, qui Oates sembra impoverita. Dal troppo scrivere o da una storia che, a tratti, sconfina stranamente nel rosa di consumo. Camilla Valletti |
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