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Romano Andrea - Compagni di scuola. Ascesa e declino dei postcomunisti |
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Titolo | Compagni di scuola. Ascesa e declino dei postcomunisti |
| Autore | Romano Andrea | Prezzo Sconto 50%
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€ 8,25
(Prezzo di copertina € 16,50 Risparmio € 8,25)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2007, 169 p., rilegato |
| Editore | Mondadori
(collana Frecce) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi | | 
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| A quasi vent'anni dalla nascita, i Democratici di Sinistra rimangono un soggetto difficile da decifrare. Lontani anni luce da quello che fu il PCI, continuano a rappresentarsi e a essere percepiti come gli eredi del Partito comunista italiano: nel linguaggio, nei riferimenti simbolici (primo tra tutti l'icona di Berlinguer), nella rappresentazione di sé che offrono al paese sul piano dell'antropologia politica. Ma soprattutto nel loro gruppo dirigente, il primo e unico che quel partito abbia avuto sin dalla sua fondazione. E la cui vicenda collettiva è il binario migliore lungo il quale seguire la parabola del principale partito della sinistra italiana. Quel gruppo dirigente mostra infatti i segni di una straordinaria coesione culturale e politica, pur nelle differenze anche radicali che separano le posizioni o i comportamenti pubblici dei suoi diversi esponenti. Perché esso rappresenta una generazione politica che ha condiviso un intero tragitto di vita politica e personale: dalla formazione giovanile alla testa della FGCI alla fine degli anni Settanta, al cursus honorum all'interno del PCI berlingueriano degli anni Ottanta, fino alla svolta dei primi anni Novanta e all'esperienza del governo del paese. Una famiglia più che un gruppo dirigente, una classe di ex compagni di scuola, il cui tragitto viene ricostruito dal libro di Romano intrecciando l'analisi storico-politica alla narrazione delle vicende personali dei suoi principali protagonisti.
| La recensione de L'Indice |
 L'analisi delineata delle personalità più in vista del gruppo dirigente ma è improprio un tale concetto, indicativo di una coerente omogeneità di intenti del Pds, e poi dei Ds, fino all'attuale travaglio che prelude alla fondazione del Partito democratico, indulge più del dovuto a inflessioni psicologiche e alla confidenza di chi i "compagni di scuola" li ha conosciuti da vicino. A parte taluni accenti, il saggio si distingue però per perspicacia e compiutezza. La sua tesi di fondo è che la leadership postcomunista ha conservato, in ogni sua articolazione, caratteri e tecniche tipiche del grande partito ("tutti figli di Anchise") in cui si è formata, non riuscendo successivamente a coniugare la generosa volontà di rinnovamento con un corretto rapporto tra potere e responsabilità. Ne è derivata più una "strategia della sopravvivenza" che una reale capacità di direzione. Una sottile complicità generazionale ha surrogato la ricerca comune di programmi convergenti. Una "personalizzazione acerba" ha compromesso buona parte dell'audace progetto. Molto felice, e amaro, con qualche vezzo di acrimonia, è Romano quando ritrae i semiprotagonisti di una vicenda che sta per coprire quasi un ventennio. Di D'Alema rileva l'astuto appello a segmenti essenziali della tradizione comunista, in rassicurante funzione a fini tutti interni. Di Veltroni critica la spregiudicata alchimia (ad esempio l'invenzione della coppia Kennedy-Berlinguer), tesa a un illusorio e accattivante funambolismo mediatico. Fassino si salva come "segretario tenace e misurato", più amministratore che capo di un equipaggio sballottato da agitate acque. L'approdo al Partito democratico si profila come una sorta di "lavanderia identitaria", in grado di "riunire la sinistra italiana dentro confini finalmente politici e non più dinastici". Dopo tante pagine impietose un'apertura di credito eccessiva. Roberto Barzanti |
Alberto Mattei alberto.mattei@gmail.com (07-09-2008) Ottimo volume per chi voglia vedere nel dettaglio la vita politica dei tre principali esponenti dell'ex Pci degli ultimi 10-15 anni, vale a dire Massimo D'Alema, Piero Fassino e Walter Veltroni. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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