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Grossman David - Vedi alla voce: amore | Come parlare dell'Olocausto alle nuove generazioni, a chi è troppo giovane per aver vissuto l'orrore? A questa domanda - una necessità ineludibile - posta dallo scrittore Elie Wiesel, David Grossman ha risposto con questo romanzo. Protagonista e narratore è il piccolo Momik che, figlio di deportati, sente parlare in modo oscuro e allusivo dell'Olocausto, si interroga sul mistero dei numeri tatuati sulla pelle dei genitori, crede che la "belva nazista" sia realmente un animale feroce, sconosciuto e terribile. Ma per capire davvero dovrà crescere, diventare scrittore e seguire le tracce del nonno in Polonia; poi compiere un viaggio impossibile per mare, lasciarsi trasportare da personaggi immaginari e approdare all'ultima fantastica invenzione del libro: un'enciclopedia dove si raccolgono i fili innumerevoli del romanzo, e della vita. Così, con questa grande creazione etica, con questo libro insieme folle e scientifico, ingenuo e poetico, drammatico e grottesco, Grossman realizza il tentativo di interpretare e inventare una realtà segnata indelebilmente dal dolore.
Media Voto: 3.4 / 5krikka (16-05-2012) Mamma mia, io non ce la faccio ad andare avanti. è impossibile da leggere. E io sono una che legge molto, ma dico ho una stanza piena di libri. ma questo... era un regalo. riproverò a leggerlo, e sarà un miracolo se riesco a superare le 200 pagine. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Gianni (13-05-2009) Di Grossman avevo gia letto un libro,"Qualcuno con cui correre".
E' stata una lettura che mi ha saputo prendere a tratti ma che non mi aveva completamente convinto,ma che è comunque riuscita a scalpellare in me la coltre d'ignoto nei confronti di questo autore creando un genuino interesse ed una rinnovata predisposizione a saggiarne un'altra opera.
Iniziando questa lettura avevo avuto l'impressione che fosse indubbiamente pioniere di uno stile originale,a volte sgrammaticato,ma che rende la piena idea di com'è il lessico e la prospettiva di un bambino.
Dalla seconda parte in poi sono crollato.
Ho fatto una fatica immane a rimanere sui binari creati con la prima parte,e nella fattispecie non ci sono affatto riuscito.Ci sono tantissimi concetti prettamente astratti,di sicuro valore (per l'incondizionata fiducia nei confronti di un buonissimo giocoliere lessicale come Grossman),che però non sono riuscito ad elaborare,interpretare,prenderne ed assimilarne il ritmo.
Da quel momento in poi è scemato l'interesse nei confronti della lettura,che non era più un piacere,ma una lotta tra me e quel groviglio di parole che mi sfidavano.Non mi sono più divertito ed ho abbandonato la lettura,con un po di dispiacere,non lo nego.Preferisco un romanzo lineare,come Grossman ne ha gia scritti,con dialoghi diretti e non con quello stile "prima persona".
Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Ugo (21-01-2009) In assoluto uno dei romanzi più belli ed emozionanti che ho letto in vita mia.
Semplicemente splendido.
Con un pregio ulteriore : m'ha fatto scoprire la figura di Bruno Schulz, artista misconosciuto ai più.
Leggete "Le botteghe color cannella", non ve ne pentirete. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
JUNIOR 86 (15-07-2008) IL ROMANZO RIVELA LA NOTEVOLE PERIZIA DELL'AUTORE DI INTRECCIARE FATTI STORICI E SENTIMENTI, DI ESTERNARE ATTRAVERSO UN RACCONTO COMPLESSO MA ORIGINALE IL PROFONDO DOLORE PROVOCATO DALL'OLOCAUSTO. UN LIBRO PROFONDO MA PIUTTOSTO DISPERSIVO IN MOLTE SUE PARTI, COME LA STORIA DI BRUNO E LA RELAZIONE CON AYALAH. INOLTRE, IL TITOLO NON PARE MOLTO AZZECCATO, IN QUANTO DI AMORE NELLE CINQUECENTO PAGINE E PASSA NON SI TRATTA MOLTO, LO SI SACRIFICA IN SCENE (EFFICACI) DI SOFFERENZA, PAZZIA, SESSO, TRADIMENTI, MORTE.
DELLA SERIE, VEDI ALLA VOCE: DOLORE.
L'OPERA E' UN OTTIMO SPUNTO PER INTERROGARCI SULLA FOLLIA DELLA GUERRA. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Rick (04-06-2007) E’ un romanzo difficile, ho fatto fatica a entrare nella storia, peraltro tutt’altro che lineare, ma una volta che ci sono riuscito non volevo più che terminasse! Eccezionale l’intreccio tra il Kapò e Wasserman, il disvelamento dell’umanità del primo e il talento narrativo e pedagogico del secondo. A mio parere il racconto di Bruno poteva essere saltato di netto senza nulla togliere al romanzo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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