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Pontiggia Giuseppe - Il giocatore invisibile | Dalle pagine di una rivista di filologia classica un anonimo attacca un professore all'apice della sua carriera. Il motivo occasionale è l'etimologia inesatta di una parola, ma le ragioni profonde di quell'attacco sono invidie, amori, rivalità, gelosie. Nella ricerca del nemico misterioso crolla la maschera di falsità, il castello di certezze culturali ed esistenziali del professore, sfidato in una partita impari con quel giocatore invisibile" che rappresenta il destino di ognuno di noi.
Media Voto: 5 / 5Toppi Alessandro (15-10-2009) Pirandellianamente. Come scoprire d'improvviso che il proprio naso pende a destra. Stupore,dubbio,rabbia. Dolore. Si può essere uno,nessuno e centomila. Si può essere un accademico ingrigito:con passo lento e certo fendere il corridoio assediato,sbaragliare gli studenti attoniti,condurre a meta una corte vana,fiera per riflesso opaco. Si sopravvive per gli sguardi. Si sopravvive per silenzio imposto,deferenza indotta,gerarchia affermata. Per regalità pretesa. Il gesto si fa ampio,prezioso si fa il verbo:è scenica ogni posa. Barone nobile d'un regno posseduto a vista,il docente abita la stanza come una dimora,ma la vive come reggia:è luogo silente,caro,sicuro. Ma fatto a sabbia. Basta un gesto,un accenno,un niente. Basta una mano.E' un nascondiglio fragile l'esercizio del potere. E' una lettura necessaria "Il giocatore invisibile" di Pontiggia. Un dramma identitario dal sottotitolo non scritto,eppure chiaro:Tragedia di un ipocrita. "Mentre attraversava l'anticamera il professore vide il profilo del suo ventre passare nello specchio. Allora tornò indietro e si guardò. Tante volte,da giovane,s'era guardato a lungo in quello specchio,per ricordare a distanza di anni il proprio viso. Adesso però non riusciva a ricordarlo. Il corpo s'era come accorciato e dilatato. Si tolse gli occhiali,ma quando tornò a guardarsi,gli occhi erano diventati assenti". Vedere e non vedersi. Cercare e ritrovarsi,pietosamente altro:nelle promesse di un alunno,nei gemiti di una moglie,nelle parole di un collega. "Quando il professore uscì dalla libreria,all'orario di chiusura,l'aria era diventata stranamente tiepida. In fondo al viale le nuvole,nel tramonto,formavano un cumulo immenso,rosato,,sopra il Palazzo dei Congressi. Il professore cominciò a camminare sul marciapiede. Fissò,con gli occhi umidi,la cupola scintillante del Palazzo,in attesa del verde per passare. Dove aveva letto che,quando ci si commuove sugli altri,si pensa anche a se stessi ?". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
M. T. (04-04-2009) Questi professoroni, questi giganti dai piedi d'argilla che vivono in un mondo di tradimenti, manie e fissazioni. Un romanzo ironico che riesce a "scavare" nella coscienza di uomini all'apparenza insigni ma nella realtà deboli e colmi di paure inconfessabili. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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