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Alajmo Roberto - La mossa del matto affogato | II "matto affogato" è uno speciale scacco matto in cui il re è messo in condizione di non potersi più muovere non perché minacciato dai pezzi avversari ma perché circondato dai pezzi propri. È quel che succede a Giovanni, il protagonista di questo romanzo, un manager teatrale tutto assorbito dai piccoli e grandi imbrogli che hanno sempre caratterizzato la sua vita. Solo che, questa volta, la partita si mette in maniera tale che, mossa dopo mossa, sembra proprio che per lui non ci sia scampo.
Media Voto: 4.66 / 5Gian Paolo Grattarola giampaolo.grattarola@fastwebnet.it (02-11-2008) E’ la cronaca di una sconfitta annunciata, di una partita a scacchi condotta in maniera incauta, sprovveduta e risolta in ventisei mosse, tante quante i capitoli stessi del libro, ai quali non a caso l’autore attribuisce come titolo la sigla di una mossa. E’ un romanzo che reca l’amaro sapore di una confessione, non già rilasciata dall’avventato protagonista, ma condotta in seconda persona mediante un lungo monologo evocativo. Il racconto scivola via con una guizzante vivacità di scrittura che piace al lettore, il quale fin dalle prime pagine è irretito nella parte del testimone a cui capita per caso di assistere ad un epicedio sulla soglia di un addio. Attraversando una campata narrativa che fa leva sull’uso garbato e lieve dell’ironia oltre che su quello ruvido del disincanto, si ha modo di apprendere le vicende di un mentitore di professione, di una personalità ammorbata dalla smania di apparire, di subordinare cioè la vita al raggiungimento di una celebrità di dubbia origine, consistenza e durata, e da un’amorale leggerezza truffaldina. A mano a mano che la partita va declinando Alajmo traccia, lungo il corso della narrazione, una linea di demarcazione che separa da un lato la moglie, le figlie, il cane e gli amici e dall’altro i detriti, la commedia fatua e velenosa inscenata da Alagna ed il suo pubblico che non gli tributa né applausi né fischi, non riuscendo ad andare oltre all’invidia e all’indifferenza. E’ un panorama senza alcun dubbio chiuso e sconcertante, che non salva né chi ha vinto né chi ha perso, anche se in certi momenti emerge in maniera inattesa ma convincente una sincera pietà, umana e laica, per le debolezze degli uomini che attenua i rigori di uno scontato giudizio morale. Una storia nella quale purtroppo non potremo non riconoscere almeno un pezzo di noi, un barlume delle miserie della nostra vita. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
PATRIZIA (10-06-2008) Non è il primo libro di R.Alajmo che leggo. Questo, in particolare, lo consiglio vivamente: è scritto benissimo, il ritmo è incalzante e non riesci a smettere finchè non l'hai finito. Eppure non è un giallo!
Infine, e credo che non guasti, offre molti spunti di riflessione.
Alajmo è un autore che meriterebbe maggior successo in ambito nazionale. E' molto più bravo di tanti nomi eccellenti della narrativa italiana.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giuseppe petralia (03-05-2008) Trama narrativa solida, ben orchestrata, uso della seconda persona singolare, personaggio principale tratteggiato egregiamente. Sono le qualità di questo romanzo che procede a ritroso nel tempo e che si apre con la morte del protagonista, al quale Alajmo non concede nessuna via di fuga e subisce, come in una parrtita a scacchi, la più bruciante delle sconfitte, la mossa del matto affogato. Libro crdudele? no,un libro che restituisce il senso di una giustizia, in passato, smarrita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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