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Englander Nathan - Il ministero dei casi speciali | Argentina, 1976. La "guerra sporca", la junta militare, i primi desaparecidos. Kaddish Poznan è l'unico fra gli eredi degli appartenenti alla Società dell'Impulso Generoso, che un tempo riuniva prostitute e ruffiani ebrei di Buenos Aires, ad ammettere le proprie origini di hijo de puta. Gli altri discendenti dell'ignominiosa combriccola lo pagano perché penetri di notte nel cimitero ebraico a cancellare i loro ormai onorati cognomi dalle lapidi. Questa simbolica cancellazione del passato assume tragici connotati di realtà quando Fato, il figlio studente di Kaddish e di sua moglie Lillian, viene prelevato dalla polizia e scompare in un buco nero che sembra inghiottire ogni traccia della sua esistenza. Comincia così la ricerca dei due genitori, prima affannosa, poi estenuante, infine disperata, man mano che davanti ai loro occhi si dispiega l'agghiacciante realtà di una dittatura che cancella le persone come se non fossero mai esistite. Lungo il percorso i due si rivolgono in cerca di aiuto a una serie di personaggi già conosciuti che rivelano il loro vero volto: la moglie di un generale che culla tra le braccia un bambino rubato; il chirurgo plastico che offre a entrambi un naso nuovo e a Kaddish un'informazione che nessuno vorrebbe mai ricevere; un ambiguo prete cattolico e un rabbino spaventato e impotente... Per approdare infine al Ministero dei Casi Speciali, luogo surreale, kafkiano, dove vanno a infrangersi le speranze dei parenti di tutti i desaparecidos.
| La recensione de L'Indice |
 Che uno scrittore si prenda otto anni di tempo per mantenere le promesse fatte ai lettori (e all'industria editoriale) è una cosa bella, spiace solo che non capiti più spesso. Del resto otto anni di ricerca e scrittura non sono molti per fare i conti con gli otto anni della dittatura argentina, se si pretende di andare al di là dell'indignazione, della retorica e della fascinazione morbosa. Ma come parlare allora, si dev'essere a lungo chiesto Englander balzato alla notorietà con il successo del libro d'esordio Per alleviare insopportabili impulsi (Einaudi, 1999) , di eventi che siamo abituati a considerare ormai lontani e risaputi, ma che a ben pensarci non lo sono affatto. Sia perché le conseguenze della scomparsa di una generazione di intellettuali e di professionisti ha conseguenze ancora ben evidenti, sia perché i responsabili di quei crimini in massima parte non sono stati puniti (e le madri che da venticinque anni ogni giovedì sfilano in Plaza de Mayo, e a cui il libro è idealmente dedicato, testimoniano entrambe le cose). E poi, se è vero che libri come Il volo e film come La notte delle matite spezzate o Garage Olimpo hanno descritto in modo crudo ed esplicito il destino dei giovani rapiti dalla polizia segreta, molto resta ancora da dire e da capire sul percorso esistenziale di tutti coloro che da quegli eventi furono coinvolti, in primo luogo i genitori dei desaparecidos. L'apparato burocratico-terroristico della junta era un meccanismo infernale, di cui il ministero dei Casi speciali diventa in questo libro il luogo emblematico: l'evidenza si rovesciava nel suo contrario, i confini fra la vita e la morte si smarrivano e la scomparsa di ogni certezza diventava la tortura più selvaggia. Un apparato che non si può che definire kafkiano. Non c'è quindi da stupirsi se dietro la Buenos Aires narrata da Englander si legge in filigrana la Praga (nonché, ovviamente, l'Amerika) di Kafka. A partire dalla prima pagina, in cui il protagonista Kaddish si aggira di notte fra le lapidi fitte e sbilenche di un camposanto che sembra il vecchio cimitero ebraico di Staro Město e invece è il cimitero della Società dell'Impulso Generoso, luogo di sepoltura di prostitute e ruffiani ebrei rinnegati dalla propria comunità, ma pur sempre ebrei. E se dopo questo incipit la prima impressione è quella di avere a che fare con un libro fin troppo letterario, l'impressione dura poco. Del resto, perché trovare artificioso il fatto che un personaggio destinato a incarnare il lutto si chiami Kaddish e uno destinato a patire le peggiori sevizie si chiami Pato, se poi si scopre che il giorno del colpo di stato, il 24 marzo 1976, la radio trasmetteva la colonna sonora del film La Stangata (in spagnolo: El Golpe), e che i rapaci predatori della polizia segreta andavano a rapire le proprie vittime a bordo di una Ford Falcon? Il fatto è che la letteratura sembra qui davvero lo strumento giusto per raccontare l'immane sciagura del regime militare argentino. Lo sguardo che Englander rivolge alla sua materia, uno sguardo terribilmente serio e terribilmente comico, non è infatti quello della passione civile, bensì quello, squisitamente letterario, di una purissima, asciutta compassione, acuita dalla scelta di concentrarsi soltanto sul microcosmo di una singola famiglia, quella del "figlio di puttana" (in senso stretto) Kaddish Poznan, di sua moglie Lilian e del loro unico figlio Pato. "Il governo sta facendo pulizia, e quando avrà finito, le cose potranno solo migliorare. Vedrai, questo paese sta diventando più sicuro". È questo il primo commento di Kaddish all'indomani del golpe, quando i primi ragazzi cominciano a sparire. E già solo per questo Kaddish, insieme a tanti altri compatrioti, sarebbe non solo una vittima, ma anche un complice di Vileda e dei suoi generali. Però la riflessione di Englander scende più nel profondo, perché a modo suo Kaddish (e, seppur in misura minore, anche Lilian) si macchia di quello che Englander pare considerare il più atroce fra i crimini argentini: l'obliterazione della memoria. Il lugubre e bizzarro mestiere del protagonista consiste infatti nel cancellare a colpi di scalpello i nomi dei defunti dalle lapidi del cimitero della Società dell'Impulso Generoso. I loro figli e nipoti pagano Kaddish perché li vogliono dimenticare, li vogliono letteralmente cancellare dalla storia, ed è esattamente la stessa cosa che vuole fare il regime militare attraverso i rapimenti nel cuore della notte, i luoghi di detenzione clandestini, i voli notturni sul Rio della Plata, le adozioni illegali dei bambini nati in prigionia e soprattutto l'inferno burocratico del ministero dei Casi speciali. Ma non basta. Per un intreccio di circostanze piuttosto complesse, Kaddish e Lilian finiscono per farsi rifare il naso da un chirurgo estetico, rimuovendo così dal proprio stesso volto il segno più evidente della loro identità ebraica, nonché il tratto fisico che più li legava allo scomparso figlio Pato. Anche in questo romanzo (come già nei racconti di Per alleviare insopportabili impulsi) la riflessione sull'essere ebrei è centrale, perché nella storia del popolo di Israele la memoria è tutto, e perché tante cose nella vicenda argentina richiamano pogrom e olocausti passati. Si veda a questo proposito la scena del rogo dei libri di Pato, che Kaddish brucia nella vasca da bagno nel patetico tentativo di preservare l'innocenza del figlio. È un ennesimo attentato alla memoria, anche perché per Pato, figlio di un figlio di puttana, i libri costituiscono una genealogia alternativa: "Pato ricostruiva così la propria discendenza. Era un modo di dimostrare da dove veniva". Tanto più che si tratta di un gesto del tutto superfluo, in un momento in cui l'intero paese è travolto dall'"ondata degli innocenti ammazzati". Ma l'apice dell'ignara complicità di Kaddish si ha al momento dell'arresto di Pato, che avviene proprio quando il padre ha appena finito per scagliare sul figlio la più virulenta delle maledizioni: "Vorrei che tu non fossi mai nato". Come un demonico deus ex machina, la polizia segreta si affretta a esaudirlo, e da quel momento sarà come se Pato non fosse mai nato. Comincia così l'andirivieni dei due genitori fra stazioni di polizia e uffici del ministero, case di rabbini e ville di generali, nel sempre più vano sforzo di conoscere il destino del figlio. Finché, con il procedere della vicenda, le loro reazioni si polarizzeranno ai due estremi opposti della scala del lutto. Da un lato Kaddish si convince della morte del figlio e non desidera altro che dargli sepoltura (arriverà a seppellire in sua vece il cranio, trafugato da un sepolcro, del suocero di un generale della giunta), dall'altro Lilian non può rassegnarsi, e desidera solo una cosa: far vivere per sempre Pato attraverso il suo rifiuto di accettarne la morte ("Capì che dipendeva da lei farlo tornare a esistere. Era come essere incinta di un figlio adulto"). Due modi di ricordare e dimenticare al contempo, due strategie entrambe perdenti, entrambe rispettabili, entrambe disperate. Due impossibili sforzi di suturare una ferita che non smette di sanguinare. C'è in questo rispecchiamento fra l'oblio di cui si fa operatore Kaddish e l'oblio promosso dal regime un rispecchiamento che è forse il vero cuore del romanzo qualcosa di grottesco e di infinitamente doloroso, un implodere della tragedia nella carne stessa di quelle che sono vittime e insieme complici dei torturatori. Ed è da parte dell'autore un tentativo di penetrare con la scrittura al di là della superficiale patina di orrore che è la prima reazione di fronte a vicende come quella argentina. Un tentativo riuscito, grazie soprattutto alla qualità di una scrittura (cui la traduzione rende bene giustizia) in cui accanto agli echi di Kafka si percepisce tutta la ricchezza della genealogia letteraria ebraico-americana da Singer e Malamud a Bellow e Roth , nonché l'eredità della speculazione distopica che da Orwell giunge a Saramago, magari passando per Borges. Norman Gobetti |
12 recensioni presenti. Media Voto: 4.58 / 5gianluca guidomei sidner@libero.it (06-05-2009) Ottima ricostruzione in forma di romanzo di un periodo vergognoso del Novecento, mai abbastanza ricordato e condannato: la feroce dittatura argentina che negli anni settanta fece sparire migliaia di persone senza un motivo ( ma potrebbe esserci un motivo per farlo? ). Englander ci fa sentire il dolore di quei genitori che non hanno potuto nemmeno recuperare i cadaveri dei propri figli e figlie. Una tortura nella tortura: non sapere cosa sia successo loro, non avere la pur flebile consolazione di un'elaborazione del lutto. Scontrarsi con la lucida crudeltà del potere, della prepotenza di un disegno diabolico purtroppo non così raro in questo sporco mondo. Non c'è speranza in questo libro; da dove tirarla fuori? Ricordo che negli anni della dittatura l' Argentina organizzò i mondiali di calcio, che ovviamente le altre nazionali le fecero vincere! Se l'arroganza del potere arriva a manomettere quello che dovrebbe essere soltanto un gioco, prima o poi arriverà a uccidere non solo le persone, ma anche l'umanità di un intero paese. Lo farei leggere al nostro presidente del consiglio che è riuscito a raccontare una barzelletta anche su questa tragedia, dicendo che i soldati argentini sugli aerei, prima di lanciare quei poveri ragazzi nel vuoto, davano loro un pallone dicendo "Adesso giocate". Il mix di idiozia e stupidità che accompagna alcuni potenti è lo stesso in ogni parte del mondo.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Mario (08-10-2008) Il libro è fin troppo 'costruito' e 'letterario'. Se manca, di conseguenza, di spontaneità, non si può negare la capacità di Englander di reggere la tensione drammatica per 400 pagine senza che succeda effettivamente quasi nulla. Non vi si deve cercare il pathos o un forte coinvolgimento emotivo. La scrittura è austera - anche nei momenti ironici o grotteschi - al limite dell'anonimato. Vi è nell'autore un intento prevalentemente documentale, tanto che il libro è una 'summa' di quasi tutti i luoghi comuni che si legano alla dittatura argentina. Spiacciono i commenti che parlano di 'surreale' e 'assurdo': un minimo di coscienza storica dovrebbe indurre a riconoscere che esperienze come quelle qui raccontate (anche nei risvolti più incredibili) sono non solo plausibili, ma addirittura realistiche. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
guja (28-04-2008) bello bello bello...un libro molto intenso che tratta un tema altamente drammatico in una prospettiva nuova. da leggere... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Falco (21-03-2008) Un libro drammatico ma con una vena di inattesa ironia. Una storia che strazia il cuore ma con un tono così lieve da lasciare stupefatti. Una scrittura matura e un’ambientazione inaspettata. Ha ragione Stella: libro da leggere assolutamente anche se poi la notte non si dormirà. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Reds (05-01-2008) Un romanzo possente, dolente nella sua umanità nel trattare il tema dei desaparecidos in Argentina; una scrittura poetica nel tratteggiare i caratteri dei personaggi, grottesca e surreale insieme, ma dalle pagine trasuda lo sguardo benevolo dell'autore sulle miserie dell'uomo e sulle sue infinite speranze. Letteratura di alto livello e spessore. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Stella (29-10-2007) Sto finendo di leggere il libro e ho paura,perchè mi sono identificata in Lilian (e non in Kaddish) che ancora crede rovinosamente che Pato sia vivo, volgendo verso l'autodistruzione finale.Tutto questo rende ancora più forte l'impatto letterario del romanzo,Englander è un potente romanziere con il tocco delicato del poeta. La notte non si dorme dopo aver letto l'incontro tra Kaddish e il navigatore.
Ottimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefano (15-10-2007) un bellissimo libro ,che in modo ironico affronta un argomento che non lo è affatto.
Libri come questo fanno nascere il gusto per la lettura. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Fabio Ponzana (01-10-2007) Englander è una miniera d'oro cui il talento ha donato vene sublimi da esplorare.
Assolutamente fantastico. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
stefano (24-09-2007) libro molto interessante,non banale nonostate l'argomento trattato potesse indurre a facie retorica,a mio avvisso il tema del dolore e della perdita è trattato in maniera impressionante.sulla trama concordo nella surrealita di alcuni passaggi,ma anche se i protagonisti perdono di credibilita,ne esce rafforzato il concetto di disperazione... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
turco (24-09-2007) Una lunga attesa dal libro di racconti precedente. Ma ne è valsa la pena. Un libro potente, non ci sono sconti nè peri personaggi nè per il lettore, nè tantomeno per chi scrive. La tragedia della dittatura argentina vissuta da dentro. Come i percorsi al buio organizzati dagli istituti dei ciechi. Alla fine si esce ma finchè sei dentro sei cieco, sei padre e madre di un desaparecido e la coppa di veleno la mandi giù tutta. Sono felice che questo scrittore così intelligente sia giovane. Varrà la pena aspettare altri 8 anni per il suo prossimo libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
FRAN (18-09-2007) E' un libro strano, surreale, malinconico e comico allo stesso tempo. Ha dei momenti che emozionano profondamente (vedi il momento del rapimento del figlio, la frase profetica che si scambiano padre e figlio o la ragazza torturata) ma poi ha una sovrastruttura talmente surreale e assurda che lascia perplessi.
Sicuramente è un libro nuovo che parla di un argomento pesante in modo leggero ma non superficiale. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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